Risale agli onori delle cronache Alberto Mezzini, l'ex patron di Uni Land, spa bolognese assurta a fama nazionale dopo il crac nel 2011, ma già notissimo a molti esponenti della Rete della Resistenza sui Crinali per le sue attività nel settore eolico sulla montagna bolognese. Questa volta è stato arrestato per una truffa sul fotovoltaico, ma il suo errore di base è stato quello di insistere a cercare rogne di fronte ad un comitato anti-eolico molto determinato (e che si avvale di un legale molto esperto nel settore delle energie rinnovabili) come quello di Via le pale dall'Acqua Fresca.

Di solito succede per caso. Stai cercando una cosa e ne trovi un’altra. E’ stato così anche per Energia Verde. Stavo cercando della documentazione su una PAS rilasciata a Vergato quando mi imbatto in un’altra PAS rilasciata a Monghidoro per un mini-eolico in località “Le Valzole”. Quello che mi incuriosisce è il nome del Progettista : Alberto Mezzini.

Chiedo aiuto ad un amico commercialista che mi fa avere la visura camerale. Qui le cose si fanno davvero strane… Quest'azienda è di proprietà al 100% di Mila Real Estate s.a. che ha sede in Lussemburgo, in Avenue de la Faiencerie al numero 75, a pochi civici dalla sede della Cem Lux s.a., la holding lussemburghese fondata a fine anni Novanta proprio da Alberto Mezzini.

Allora riavvolgo il nastro.

 

I recenti aumenti smascherano i furbastri che sostenevano che in questi ultimi anni l'avvento massiccio delle rinnovabili avesse ridotto i costi dell'energia elettrica. A ridursi erano state non le bollette ma i prezzi dell'energia elettrica all'ingrosso, che sono rimasti a livelli bassi per effetto della rivoluzione dello shale gas, non per le rinnovabili. La riduzione improvvisa del prezzo del gas aveva permesso di celare gli aumenti abnormi in bolletta soprattutto della componente oneri generali di sistema (in particolare gli incentivi diretti alle Fer) e dei costi di dispacciamento cagionati dalle Fer non programmabili, che altrimenti avrebbero fatto gonfiare le bollette ben oltre a quanto avvenuto in realtà. Ora non è più possibile nascondere questi costi. L'aumento del prezzo del gas appare però transitorio. I veri pericoli per il sistema elettrico italiano sono: i vuoti nell'offerta energetica e tecnologica, la distruzione del mercato, l'esplosione degli oneri connessi all'uso delle Fer non programmabili e l'ulteriore aumento degli incentivi, prima con il nuovo decreto del Mise, ma destinati poi ad andare del tutto fuori controllo con l'approvazione Ue del Piano Nazionale energia - clima.

 

Autunno. Già lo sentimmo venire negli aumenti delle bollette di luglio, nei rincari delle materie prime energetiche di agosto e settembre; e un brivido percorse l'Italia che ora, fredda e triste, accoglie un'altra stangata dell'Autorità di Regolazione dell'Energia. Luigi Grassia scrive sulla Stampa del 28 settembre nell'articolo "Sulle bollette la stangata di ottobre" : 

"Dal primo ottobre arrivano forti rincari in bolletta: la spesa per l’energia delle famiglie in regime di tutela aumenteranno del 7,6% per l’energia elettrica e del 6,1% per il gas naturale rispetto al terzo trimestre. Lo comunica l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Complessivamente, tenendo conto di queste novità per quanto riguarda l’elettricità la spesa (al lordo tasse) di una famiglia-tipo italiana nel 2018 sarà di 552 euro, con un aumento del 6,1% rispetto ai 12 mesi dell’anno precedente (circa 32 euro in più)."

 

Ad Oreste Rutigliano succede un'altra nostra amica, anche lei fierissima avversaria della speculazione eolica.

 

Mariarita Signorini a Bologna in occasione dell’incontro dei comitati della neonata Rete della Resistenza sui Crinali con l’allora presidente della Commissione Ambiente della Camera Alessandri.

Una bellissima sorpresa! Mariarita Signorini è stata eletta presidente nazionale di Italia Nostra.

Alla neo presidente vanno le più sincere congratulazioni della Rete della Resistenza sui Crinali, a cui Mariarita è stata vicina fin dalle origini nella battaglia contro l'eolico industriale sulle montagne dell'Alto Appennino. Mai "sincere congratulazioni" sono state più sincere di queste.
Tutti i comitati della Rete della Resistenza e le associazioni che in questi anni li hanno affiancati nelle battaglie ecologiste contro gli eco-mostri eolici sui crinali la conoscono e tutti hanno imparato ad apprezzarne la pugnacia, che adesso sicuramente trasferirà nella guida dell'encomiabile associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione.
Per far conoscere la sua rigorosa posizione sull'eolico e per farla apprezzare da chi non la conoscesse, invece, riteniamo più efficace di un panegirico la riproposizione di un suo intervento di qualche anno fa, tratto dal nostro post del 2013 "Quel "comitatismo del no" che ha salvato (finora) l'Appennino tosco-emiliano".
In quell'occasione, come responsabile comunicazione di Italia Nostra Toscana e membro della Giunta, Mariarita Signorini aveva replicato con una orgogliosa lettera al Corriere alle sprezzanti affermazioni dell'allora Sottosegretario alle infrastrutture Erasmo D’Angelis (ex Presidente di Legambiente Toscana) contro quei Sindaci e quei cittadini che intendevano fare rispettare le leggi anche in materia di energie rinnovabili. Ecco, di seguito, il testo di quella lettera:

Caro Direttore,

non siamo sorpresi delle riflessioni di Erasmo D’Angelis in tema d’energie rinnovabili in Toscana, riportate sul Corriere fiorentino del 31 maggio. 

Ma siamo preoccupati della persistente superficialità con cui lo stesso D’Angelis continua a trattare l’argomento, laddove, con sconcertante visione d’insieme, sintetizza che l’avversione alle rinnovabili in Toscana è frutto di “valutazioni che a volte sono persino eccessive, come quando si è bloccato un parco eolico perché disturbava gli uccelli di passo senza considerare che nella stessa zona la caccia era permessa, o per il rischio di caduta di pezzi di ghiaccio dalle pale quando le zone non sono abitate”. Oppure quando mette in relazione quello che chiama “il comitatismo del no” con “la tentazione dei sindaci di rimandare a chi viene dopo di loro le scelte, bloccando investimenti ed opere”. Qua sta la pochezza della sua diagnosi di un “fenomeno” che invece dimostra una cosa di cui i toscani devono andar fieri: non possono essere altri, se non i toscani stessi, a decidere le sorti del proprio territorio quale paesaggio antropizzato, il cui valore è universalmente riconosciuto come prodotto stratificato del lavoro umano. E per “altri” s’intendono, per quel che si legge su stampa locale e nazionale, le lobby che fanno profitti con le rinnovabili, la malavita organizzata che fa profitti con le rinnovabili e a un certo associazionismo che con esse si finanzia.

E la cosa che più ci indigna è che, nell’utilizzare tali argomenti, oltre a non rispettare né la cultura, né la sensibilità di chi questo territorio lo “vive”, ci vuol far credere che l’abusata definizione “sindrome Nimby” possa aver contagiato i pronipoti di Dante, come se a loro mancassero storia, cultura e appassionato senso di appartenenza per far valere le proprie ragioni.

Non è secondario neppure, nell’analisi di D’Angelis, il ruolo svolto da alcuni Sindaci, che non sembrano godere della sua stima.  Il nuovo Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti  non deve essere a conoscenza di quanti di loro combattono battaglie in solitario, proprio contro quegli interessi che avvicinandosi ai piccoli comuni in difficoltà offrono “un piatto di lenticchie” in cambio di un tesoro.

Aggiungiamo che il "comitatismo" ha svolto in questi anni una funzione fondamentale di informazione costante dei cittadini, e di presidio territoriale contro gli speculatori.

Per smentire che il rifiuto dell'eolico industriale sia causato da "sindrome Nimby", si è formata la Rete della Resistenza sui Crinali, a cui hanno aderito una ventina di comitati nella sola area dell'alto Appennino tosco-emiliano e che insieme a Italia Nostra da tempo denunciano il rischio reale che tali impianti, assolutamente fuori scala, se non contrastati anche con azioni legali, andrebbero a saturare rapidamente tutti i crinali appenninici, senza valide giustificazioni di natura energetica, economica o ecologica, come autorevoli studi di ricercatori dell’Università di Bologna dimostrano.

Ma non dev'essere nemmeno sottovalutato quanto D’Angelis afferma in merito a “valutazioni” in materia di VIA della Regione Toscana (di cui è stato membro del Consiglio), il Settore col quale la Regione ha operato per anni in modo approfondito e rigoroso, nel rispetto di tutte le norme di riferimento in materia di ambiente, salute e paesaggio e, cosa assai più importante, nell’interesse della collettività, e si deve solo a questo se in Toscana,  "non ci sono stati né gli abusi, né la deregulation che ha portato agli eccessi visibili in Puglia, Campania o Abruzzo". 

Questo almeno fino allo scorso agosto, quando è stato rimosso il dirigente del settore VIA, probabilmente troppo scrupoloso e scomodo per chi intenda lucrare a danno del nostro paesaggio.

Gli onerosi obiettivi europei di produzione elettrica da rinnovabili definiti nel 2010 per il 2020 sono stati raggiunti, nel "Paese del non fare", già nel 2012. A nessuno sorge qualche sospetto? Altro che "ritardi degli amministratori" e "tentazione a rimandare"!

I giganteschi impianti eolici, tutti costruiti all'estero, deserti di operai (e dove ben poco girano le pale: in Toscana solo per 1300 ore di media l’anno secondo i dati del GSE) rappresentano la più vistosa falsità delle affermazioni sui vantaggi per l'occupazione.

La spesa per gli incentivi delle sole FER elettriche salirà già da quest'anno a 12 miliardi di euro annui, mentre si lesina su tutto e lo Stato non paga nemmeno i debiti ai suoi fornitori. Dunque un provvedimento forte del Governo si renderà presto necessario, se si confermerà la tendenza alla deindustrializzazione in atto nel Paese, accentuata dalla follia di far funzionare il sistema industriale con energia intermittente prodotta da pale e pannelli fotovoltaici che, oltre tutto, costa un multiplo del prezzo di mercato, già troppo alto, dell'elettricità.

 

Mariarita Signorini 

responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana  

membro della Giunta e del gruppo di lavoro energia del Consiglio nazionale d'Italia Nostra   

 

 

Due foto dell’impianto eolico di Piansano (VT). Il lago che si vede sullo sfondo della prima foto, oltre il celebre skyline “metafisico” di Tuscania, è quello di Bolsena.
La chiesa della seconda foto è quella famosissima di San Pietro.
 
  
 
 

 

Queste immagini sono una evidente dimostrazione dell'intollerabile effetto distruttivo degli aerogeneratori, anche se collocati a molti chilometri di distanza, sull'incomparabile paesaggio italiano. Attendiamo contributi fotografici di denuncia degli orrori eolici anche da altre regioni d'Italia.

Imprevisti effetti dei cambiamenti climatici in Italia: l'anomala confluenza tra la SEN di Gentiloni e Calenda, l’ANEV ed il nuovo Ministro per lo Sviluppo Economico Di Maio appare in grado di generare quella che, metereologicamente parlando, si definirebbe una tempesta perfetta. L’unica differenza sarà che, sui nostri crinali, invece che pioggia o grandine pioveranno pale eoliche. Il mini eolico, questa lebbra che già sta contaminando i nostri territori, diventerà il “cavallo di Troia” per accedere a siti dove finora l’eolico industriale era precluso.

 

 

Il Ministro per lo Sviluppo Economico Di Maio, con il Presidente dell’ANEV Simone Togni alla sua destra, al Convegno ANEV-Elettricità Futura del 25 luglio scorso.

 

Francamente sembrano non esserci più dubbi: dopo i funesti propositi contenuti nella SEN 2017, il recente convegno dell’ANEV, con l'inopinata presenza del Ministro Di Maio (che dimostra scarsa conoscenza anche della storia, almeno di quella dell'Anev), ha dato corpo ai timori di tutti coloro che amano il nostro territorio e la sua bellezza.

Vero anche che i propositi andranno poi tradotti in fatti, a partire dall’effettiva capacità di reperire i quasi 70 miliardi di euro (fonte Oir) di investimenti necessari per uscire definitivamente dal carbone in Italia e raggiungere l’obbiettivo del 55 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030, come previsto dalla SEN di Gentiloni e Calenda.

 

Ieri Radio Radicale, nella rubrica Overshoot, ha intervistato il presidente di Italia Nostra Oreste Rutigliano e il portavoce per l'Emilia Romagna della Rete della Resistenza sui Crinali Alberto Cuppini sulla lettera delle associazioni ambientaliste al nuovo Governo contro gli eccessi a favore dell'eolico e delle altre rinnovabili elettriche non programmabili contenuti nella SEN di Gentiloni e Calenda.

Qui sotto potete ascoltare l'intervista o usare questo link.

Approfittiamo dell'intervista a Radio Radicale per chiarire bene un punto.

Questa nostra intromissione - nostra e delle undici associazioni ambientaliste e di tutela del territorio che hanno sottoscritto la recente lettera ai Ministri del nuovo Governo - in ciò che in teoria non ci dovrebbe competere "istituzionalmente" (energetica, macroeconomia eccetera) a riguardo della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) è conseguente al fatto che le nostre denunce ultradecennali sui danni paesaggistici e ambientali delle FER elettriche vengono - per lo più - del tutto ignorate dai nostri referenti politici, diciamo così, naturali. L'interesse della Rete della Resistenza sui Crinali in materia di SEN è dunque, lo confessiamo candidamente, puramente strumentale onde evitare in modo obliquo, e per quanto possibile, i danni provocati dall'eolico industriale.

Noi non siamo i "No a tutto", non siamo pauperisti (nonostante a Roma, sulle due sponde del Tevere, ultimamente stiano proliferando...), non ci riteniamo eco-integralisti nè vogliamo la decrescita felice. Se non altro perchè da parecchi anni, con la riduzione degli stanziamenti pubblici, mancano i fondi per una accettabile tutela e salvaguardia del nostro smisurato patrimonio culturale e ambientale diffuso sul territorio, che si sta sgretolando tra le nostre mani. Al contrario, siamo ben consapevoli che il perdurare della stagnazione economica potrebbe mettere a repentaglio, oltre che il benessere dei cittadini, la tenuta della Repubblica democratica e persino l'unità d'Italia.

Eppure noi riteniamo che i danni fisici e simbolici derivanti dal ricoprire tutti i crinali appenninici di impianti eolici siano ancora più gravi e permanenti di quelli economici. Il motivo dovrebbe essere ben chiaro a tutti gli italiani adulti cresciuti in Patria. Non è questa la sede per indagarne i complessi motivi. Limitiamoci a dire che, storicamente, più che sullo Stato nazionale, l'unità del popolo italiano ha fatto assegnamento su un'idea condivisa della bellezza e sul consapevole piacere degli italiani di esserne parte. Perciò, in Italia, questa idea comune - ormai consolidata da molti secoli - della bellezza e il correlato senso delle proporzioni esigono una riduzione di scala e di numero degli impianti FER elettrici ed una accuratissima selezione della loro localizzazione.

Mentre cominciavano ad apparire i primi dubbi sulla fattibilità della strategia energetica di Gentiloni e Calenda e le associazioni ambientaliste elaboravano il documento comune per mettere in guardia il Governo neo eletto contro le negatività sottese alla versione definitiva della nuova Sen (e in particolare quelle derivanti dagli eccessi della fonte eolica), il novello Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, in occasione del Consiglio Energia svoltosi in Lussemburgo, schierava improvvisamente l'Italia a favore di un inverosimile obiettivo europeo di produzione Fer per il 2030 - vincolante per i singoli Paesi - al 35% dei consumi energetici. L'entusiasmo e i ringraziamenti dell'Anev. Il compromesso europeo è stato infine raggiunto al 32%, ma per Di Maio il Piano Nazionale energia e clima (quello in cima alle preoccupazioni della lettera inviatagli dalle associazioni) avrà l'obiettivo di "raggiungere e se possibile superare i target Ue". L'inconsapevole Di Maio, nel contesto del caos sistemico nel quale si dibatte l'Unione Europea, appare ormai uno strumento della Divina Provvidenza per accrescere il disordine, innescare un effetto valanga e smantellare le vecchie istituzioni politiche ed economiche al fine di edificarne delle nuove.

 

Luigi Di Maio (o un altro grillino di stretta ortodossia in materia di energie rinnovabili) come Ministro dello Sviluppo Economico della Repubblica non era previsto, fino a pochi mesi fa, neppure nei nostri peggiori incubi. L'inizio del suo mandato è invece stato in linea con tali incubi: un'autentica sciagura. Cerchiamo di spiegare che cosa è successo, e perchè quella che ad oggi appare una piaga biblica potrebbe - paradossalmente - risolvere alcuni dei problemi che ci stanno a cuore.

Lo scorso anno, come noto, siamo stati fierissimi oppositori della nuova Strategia Energetica Nazionale sbilanciata in modo grottesco sulle rinnovabili elettriche non programmabili (eolico e fotovoltaico), del Governo Gentiloni ed in particolare dell'allora Ministro dello Sviluppo Calenda.

Coraggiosamente, a bocce ormai ferme e dopo il terremoto politico del 4 marzo, anche qualcuno dei più ardenti sostenitori della Sen aveva cominciato ad esprimere dei seri dubbi sulla sua fattibilità.

Aveva cominciato (sia pure - come al solito - al fine di fornire argomenti per mungere altri sussidi pubblici) il solito rapporto annuale Irex della solita Althesys. Il rapporto mette in guardia perché la nuova Sen, con l'obiettivo delle rinnovabili al 28% dei consumi energetici totali ed addirittura al 55% dei consumi elettrici, "pone quesiti sull'adeguatezza del sistema elettrico italiano ... che nel medio-lungo periodo si potrebbe trovare a rischio shortage a causa dell'obsolescenza dei vecchi impianti termoelettrici, rendendo necessaria l'introduzione di accumuli in grado di accompagnare le Fer". In occasione della presentazione di quel rapporto, il 17 aprile il Sole aveva pubblicato l'articolo "Le due facce dell'Italia nelle rinnovabili. Rischio blackout se le centrali eoliche e le termoelettriche non ricevono aggiornamenti costanti" di Jacopo Giliberto, dove, tra l'altro, si legge che "però, ammoniscono gli esperti dell'Enea allineati con quelli dell'Althesys che hanno curato l'Irex, l'obiettivo di arrivare al 28% nel 2030 oggi sembra remotissimo e ostico" e che "una parte dei pannelli solari razziati sui mercati e montati in fretta e furia ai tempi degli incentivi golosi della legge Salva-Alcoa comincia a mostrare inaccuratezza costruttiva e a deperire. Ma anche le centrali eoliche e le termoelettriche, se non ricevono aggiornamenti costanti della tecnologia, sentono l'usura. Sotteso c'è un rischio di ritorno al rischio di blackout." Niente male, dunque, se si considera che, per realizzare questo capolavoro, sono già stati scialacquati 230 miliardi in soli incentivi alle rinnovabili, da pagare fino al 2031.