Mercoledì scorso, mentre erano in corso gli incidenti lungo il confine greco-turco e mentre in Italia la gestione politica del contrasto al Coronavirus cominciava ad avvitarsi su se stessa in una spirale apparentemente senza fondo, la neo Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen non ha trovato niente di meglio da fare che umiliare le istituzioni comunitarie presentandosi euforica, prima davanti ai commissari Ue e poi davanti alla commissione Ambiente dell'Europarlamento, in compagnia della "Piccola Greta".

La foto qui sopra rimarrà nella Storia. Più ancora di quella di Chamberlain, di ritorno in Gran Bretagna dopo la firma del trattato di Monaco, che sventola in pubblico una copia del trattato e viene acclamato dai suoi compatrioti salvatore della pace.

La scelta di tempo della Von der Leyen è stata incredibilmente infelice. La scorsa settimana stavano accadendo almeno tre cose (e una sola di loro sarebbe bastata) in grado di mettere a repentaglio non solo l'esistenza stessa dell'Unione Europea (già prima in palese difficoltà) ma anche le fondamenta del mondo così come lo abbiamo conosciuto dopo il crollo del muro di Berlino.

Questi tre accadimenti rivelano una realtà sull'Europa - e sulla globalizzazione - finora tenuta nascosta dalla retorica buonista e dalla censura del "politicamente corretto".

Pare che anche il visonario Elon Musk, CEO di Tesla, stia avendo delle difficoltà a far comprendere ai cittadini tedeschi che abitano in prossimità del sito dove sorgerà la gigafactory europea di Tesla la fortuna che avranno nell’essere parte integrante del motore del new green deal europeo.

Anche i tedeschi stanno quindi dimostrando atteggiamenti ‘nimby’ (espressione che sta per not in my backyard, ‘non a casa mia’) e contestano aspetti, del progetto di Musk, tutto sommato banali di fronte al futuro verde che li attende : dai 372 metri cubi di acqua l'ora che la fabbrica attingerà dalla condotta pubblica, subito contestati con un tweet da Musk che sostiene che quei dati sono valori di picco, ai circa 150 ettari di bosco che verranno abbattuti, immediatamente classificati, con il solito tweet, come sito reimboscato con alberi destinati alla produzione di cellulosa. Sta di fatto però che sicuramente il prelievo di acqua sarà comunque importante viste le grandezze in gioco ed il sito per quanto precedentemente reimboscato non verrà più nuovamente piantumato.

Guarda con favore progetti di questo genere la presidente della BCE, Christine Lagarde, che ha annunciato che l’ambiente sarà d’ora in poi una delle preoccupazioni della Banca Centrale Europea. Si chiama Ngfs (Network for Greening the Financial System) ed è un forum internazionale tra banche centrali, che ha emanato una sorta di “Guida all’investimento sostenibile” rivolta alle banche centrali stesse. Si tratta dell’introduzione di criteri di sostenibilità nelle strategie d'investimento che puntino a migliorare significativamente  l’impronta ambientale dei  portafogli azionari della banca grazie a una riduzione delle emissioni totali di gas serra, dei consumi di energia  e di acqua. Si tratterebbe in pratica di privilegiare i titoli emessi da imprese che si caratterizzano per un minore consumo di carbonio rispetto a quelle che operano in settori ad alta intensità di carbonio. Queste considerazioni potrebbero trovare applicazione negli acquisti fatti dalla Bce con il quantitative easing (Qe) agevolando le imprese più virtuose, sotto il profilo delle emissioni, riducendo loro il costo del capitale.

Il velleitario e bambinesco "European green new deal" dimostra che, se la strada verso il progresso e la ricchezza è ardua, finire in miseria è facile: basta volerlo. L'effetto combinato delle costosissime politiche europee degli ultimi anni, basate sulla sgangherata retorica ecologista delle rinnovabili elettriche, unite al recente - ancor più sgangherato - annuncio dell'obiettivo CE di "emissioni zero" dell'Europa e di "primo continente neutrale dal punto di vista climatico" entro il 2050 ha già prodotto il suo risultato senza spreco aggiuntivo di denaro pubblico ed ulteriori sfregi paesaggistici: gli obiettivi energetici saranno raggiunti grazie alla irreversibile deindustrializzazione dell'Unione Europea. 

Nel testo definitivo del PNIEC aumenta ancora il valore obiettivo per il 2030 della produzione da eolico, a danno del fotovoltaico.

 

Nel testo definitivo del Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC) per il 2030 inviato a Bruxelles - e pubblicato martedì dal ministero dello Sviluppo economico -non c'è stata nessuna diminuzione del "peso delle Fer elettriche", come invece era stato strombazzato ieri sulla stampa specializzata.

In realtà (si veda la tabella 11 a pag. 57 del testo definitivo) si è ritornati al 55% (esattamente come previsto nella Sen di Gentiloni...) del rapporto energia elettrica da Fer sul consumo

Tabella nel testo definitivo del PNIEC inviato a Bruxelles

 

Negli ultimi giorni dello scorso anno i giornali italiani hanno rimandato la notizia della causa intentata dal gruppo di difesa International Rights Advocates contro Apple, Google, Microsoft, Dell e Tesla poiché stanno consapevolmente favorendo l'uso crudele e brutale di bambini ed adolescenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) per estrarre il cobalto, un componente chiave di ogni batteria utilizzata nei dispositivi elettronici prodotti da queste aziende.

Da tempo si susseguivano articoli di denuncia con documentazioni filmate e video di quanto stava accadendo. Citiamo solo alcuni di quelli utilizzati nel loro atto da International Rights Advocates : This Is What We Die For pubblicato da Amnesty International nel 2016 documenta le orribili condizioni dei lavoratori minorenni che estraggono il cobalto nella RDC, la denuncia del Washington Post a firma di  Todd Frankel, Cobalt Pipeline, Tracing the path from deadly hand-dug mines in Congo to consumers’ phones and laptops ed infine il Mail on Sunday con l'articolo di Barbara Jones, Child miners aged four living a hell on Earth so YOU can drive an electric car, minatori di quattro anni vivono all'inferno perchè tu possa guidare un'auto elettrica.

 

La grottesca vicenda della COP25 di Santiago celebrata a Madrid. I disastri combinati dall'Enel. L'anatomia del fallimento del summit. Alcune sagge riflessioni che proprio in quanto tali in Italia non interessano a nessuno. La politica però rimane una cosa seria, non una baracconata mediatica. Guai in vista in Italia e in Europa.

 

Perchè mai la COP25 di Santiago è stata celebrata a Madrid?

Il summit mondiale sul clima di Santiago del Cile denominato COP25 si era subito presentato sotto i peggiori auspici. Il Fato (e chi altri?) aveva provato, come nelle tragedie greche, ad avvisare gli sciagurati mortali che si stavano inoltrando per un cammino senza ritorno. Ma anche questo ennesimo segno del destino era stato colpevolmente ignorato da chi ha deciso di condannarsi (e condannarci) alla dannazione.

Nel consueto, omertoso silenzio dei giornaloni italiani, avevamo appreso dell'intrusione degli Dei nelle vicende degli uomini dall'articolo del bastian contrario di professione (per fortuna ne esiste ancora qualcuno) Franco Battaglia sul Giornale del 4 dicembre scorso "Perchè le battaglie di Greta sono destinate tutte a fallire", sottotitolato profeticamente "Poveri illusi fallirà anche questo vertice":

"La Cop25 doveva svolgersi in Cile. Ma da quelle parti avevano deciso di far funzionare le metropolitane solo col fotovoltaico. Non ci sono riusciti, ma il solo tentativo ha fatto lievitare talmente i costi dei trasporti che i cileni si sono incazzati. Ma proprio tanto. E l'evento è stato spostato a Madrid."

In realtà, l'astuto governo cileno voleva far funzionare i trasporti (a dire il vero solo "in larga parte") sia col fotovoltaico che con l'eolico.

"La metro di Santiago del Cile correrà con le energie rinnovabili" ci informava un lancio dell'ANSA del 21 giugno 2017, che sottotitolava "Dal 2018 sarà alimentata con il sole e il vento del deserto".

Splendido! Come Lawrence d'Arabia ma senza neppure bisogno dei dromedari per spostarsi.

"Per il Cile, la nuova El Dorado dell'energia pulita, è una scommessa già vinta in partenza", si esultava nel sito di As solar nel post "Cile: la metro di Santiago correrà grazie alle rinnovabili":

"Le aste hanno permesso al Paese di rendere eolico e fotovoltaico in molti casi più convenienti delle fonti fossili, e al governo di impostare un piano per l’indipendenza energetica. Entro il 2050, le rinnovabili dovranno fornire il 70 per cento del mix elettrico rispetto all’attuale 15 per cento... In questo contesto, il progetto della capitale ha un ruolo di primo piano. La metro di Santiago, con i sui 2,4 milioni di passeggeri quotidiani e oltre 84 km di tracciato, è uno dei più grandi consumatori di energia della città. Il progetto, accolto con entusiasmo dal Presidente Michelle Bachelet, prevede di ottenere il 60 per cento dell’elettricità necessaria alla metropolitana con l’energia solare ed eolica. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la statale Metro SA ha firmato due differenti accordi della durata di 15 anni grazie ai quali riuscirà a coprire il 42 per cento della potenza del sistema attraverso una centrale fotovoltaica da 100 megawatt situata nel deserto di Atacama. Ben 254.000 pannelli solari copriranno una superficie delle dimensioni di 370 campi di calcio. Il restante 18 per cento sarà fornito da un parco eolico sviluppato di recente e situato poco più a nord rispetto l’impianto fotovoltaico... Ma diversi esperti si sono spinti anche oltre, proponendo di aumentare ulteriormente la quota di rinnovabili impiegata dalla metro di Santiago."

Capofila del progetto di elettrificazione dei trasporti cileni era l'Enel.

 

Parchi eolici nell'Appenino

Mappa interattiva delle installazioni proposte ed esistenti