Esiste ancora un grand commis a palazzo Piacentini. Una splendida notizia davvero, dopo tante amarezze e tanta acquiescenza nei confronti dei nuovi boiardi delle rinnovabili elettriche. Lunedì, durante il convegno organizzato dall'Anev per la giornata italiana del vento, sono state pronunciate parole durissime contro i furbacchioni dell’eolico da parte di Luciano Barra, Capo Segreteria Tecnica Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico per il mercato elettrico, le rinnovabili e l'efficienza energetica.

Lo apprendiamo dall'articolo di ieri della Staffetta Quotidiana dall'inequivocabile titolo: Eolico, Barra “gela” le associazioni “Sì alle semplificazioni, no alle furbizie.

Vi invito a leggere qui sotto (e poi a diffondere) il resoconto, tratto dall'articolo della Staffetta (disponibile integralmente sul sito web per gli abbonati), dell’intervento del direttore del Mise (i grassetti sono miei).

Ieri, nella giornata mondiale del vento, Luciano Barra del Mise, ha detto di no alla proposta di semplificazione delle associazioni di settore intervenendo nel corso del convegno organizzato da Anev “Piano nazionale integrato energia e clima. Gli strumenti da mettere in campo per raggiungere gli obiettivi UE”. Il funzionario del Mise ha detto, intervenendo in controtendenza rispetto agli altri partecipanti (Legambiente e gli esponenti politici e amministrativi presenti online), che “c'è un problema paesaggistico che va affrontato”.

E ancora:

Le modifiche sulla semplificazione delle procedure proposte dalle associazioni, ha detto Luciano Barra, una volta esaminate nel dettaglio non vanno bene perché non sono in grado di superare le difficoltà paesaggistiche. “I veri ostacoli non sono indebiti ma sono fasi del processo autorizzativo che vanno tenute in conto”. Rispondendo alle sollecitazioni degli altri partecipanti, il funzionario del Mise ha smorzato gli entusiasmi per il decreto sulle modifiche non sostanziali, previsto dal 2011: “non è andato avanti perché non è in grado di superare i veri ostacoli”, ovvero le fasi che necessariamente vanno tenute in conto e “non sono ostacoli indebiti”. Barra ha ribadito che per la sostituzione degli aerogeneratori “la procedura di impatto ambientale diventa un passaggio inevitabile che neanche la proposta delle associazioni evita, ma incardina tutto quello che serve per autorizzare non presso gli uffici regionali ma presso quelli comunali con una furbizia, ritengo io, laddove il Comune entro trenta giorni non faccia nulla e la modifica va avanti naturalmente. Non sono tanto favorevole a questo modo di procedere”, ha chiosato. Gli obiettivi del Pniec, ha concluso, “non si possono fare saltando i passaggi e pensando che tutto debba essere fatto a botta di norma”... Barra ha concluso: “non possiamo pensare di fare gli impianti contro tutti stringendo i tempi: non si riesce”. Il primo passaggio pertanto “è aumentare il consenso, se siamo davvero convinti che il percorso di decarbonizzazione vada fatto fino in fondo”.

Inutile commentare. Lascio alle associazioni nazionali amiche, che in questi anni si sono battute a mani nude ma senza cedimenti per sostenere questi stessi principi affermati da Barra, le valutazioni politiche e le (auspicabili) azioni di supporto a queste posizioni ministeriali (contro, tra gli altri, Legambiente), finora mai esplicitate in termini così rigorosi in un pubblico dibattito, in particolare quando il dibattito era organizzato dall’Anev stessa.

Sono rasserenato.

Cari amici dei comitati contro l'eolico industriale selvaggio, prendete buona nota delle molte “pesanti” affermazioni fatte dall’alto dirigente del MISE. Diventeranno utili a molti di voi in un futuro molto prossimo. Dimostrate con il massimo vigore che non esisterà mai "il consenso" delle popolazioni a ricoprire i crinali dell'Appennino con questi apparati industriali, i più giganteschi mai creati dall'uomo, che, posti accanto ai luoghi da loro abitati, creano situazioni non di disagio, ma di incubo. E se sistemati negli spazi naturali ne determinano la cancellazione dall'anagrafe dei luoghi più cari del patrimonio nazionale. Anche i nostri avversari, anche in questo convegno da essi stessi organizzato, hanno preso atto che puntualmente, in ogni occasione, non solo le popolazioni locali, ma gli stessi enti locali, le stesse Regioni hanno posto regolarmente un veto. Troppo evidente il danno.

 

Con preghiera di diffusione.

Alberto Cuppini

 

 

Con riferimento all'allarme suscitato dall'articolo del Quotidiano Energia di venerdì scorso Semplificazione Via, spunta la “Commissione tecnica Pniec”, che così sottotitolava: "Proposta PD/Leu. Costa (Minambiente): “Procedura più veloce per le attività che vanno in direzione del Piano”.

"Una “Commissione tecnica Pniec” per velocizzare la procedura di Via delle opere previste dal Piano. La proposta avanzata da PD e Leu compare tra i numerosi emendamenti al DL Rilancio, in particolare il n. 228.15 firmato da Braga, Muroni e Pezzopane. Un’idea che comunque sembra trovare l’appoggio del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “La Via è una soglia di tutela ambientale importante – ha sottolineato in un’intervista rilasciata al Corriere.it in occasione della giornata mondiale dell’ambiente - bisogna tuttavia contingentare i tempi”, ossia immaginare una procedura più veloce “per le attività che vanno in direzione del Pniec”. Costa ha citato come esempi gli impianti fotovoltaici e quelli eolici. Ma nel Piano energia e clima, va ricordato, ci sono anche le centrali a gas per fare fronte al phase-out del carbone."

 

Ecco invece arrivare da Roma un’ottima notizia! Dall’articolo del Quotidiano Energia di ieri apprendiamo che:

"Sono pochi gli emendamenti al DL Rilancio che non passano il vaglio di ammissibilità e tra queste la proposta 228.15 di Braga (PD) per istituire una “Commissione tecnica Pniec” per velocizzare la procedura di Via delle opere previste dal Piano."

Rimaniamo in attesa di sapere chi dobbiamo ringraziare per avere respinto l’infame emendamento PD-Leu che, tra l’altro, avrebbe permesso di eliminare di fatto l’articolo 9 della Costituzione con un... Dpcm!

Cerchiamo di capire. Il vergognosissimo ricorso ad uno strumento non previsto dalla Costituzione come il Dpcm (dopo quasi 4 mesi dallo scoppio dell'emergenza Coronavirus) per scardinare la VIA era invece previsto nell'emendamento PD-Leu descritto nell'articolo del QE di venerdì. Il passaggio più incriminato dell'articolo era il seguente:

"Nell’emendamento non si fanno distinzioni tra opere “green” e non. Si dice solo che entro 60 giorni un Dpcm dovrebbe individuare “le tipologie di progetti per l’attuazione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima da sottoporre a verifica di assoggettabilità o a Via in sede statale”.

Si sarebbe trattato di un brusco colpo di acceleratore rispetto alla progressiva delegittimazione (in corso da mesi da parte di chi attualmente ci governa) delle Soprintendenze e del Mibac in materia di rinnovabili ma non solo.

Vivissime congratulazioni alle tre Onorevoli firmatarie dell'emendamento respinto! Le donne della Sinistra, giunte al Potere, hanno portato proprio una bella ventata di aria nuova nell'aula "sorda e grigia" di  Montecitorio.

Tanto per capire con chi abbiamo a che fare, Rossella Muroni, deputata alla Camera di Leu, è stata presidente nazionale di Legambiente.

Però - evidentemente - in Parlamento qualcuno con un minimo di buon senso pare resistere ancora. Purtroppo per le deputate firmatarie e per il ministro Costa.

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

 

Alberto Cuppini

Lo avevamo previsto.

Dalla Staffetta Quotidiana di giovedì scorso: "Incentivi Fer: aste deludenti".

La balla degli obiettivi Pniec al 2030 delle Fer elettriche senza incentivi (perchè nel 2020, secondo la Strategia Energetica Nazionale del 2017 di Gentiloni e Calenda, il settore avrebbe raggiunto la parità di mercato) è durata lo spazio di un mattino.

Non solo gli impianti delle Fer elettriche non programmabili dovranno essere incentivati (ossia: sussidiati) in perpetuo, ma gli incentivi attuali dovranno essere alzati, come da noi ampiamente previsto, fino a tornare, inevitabilmente, ai livelli precedenti alla riforma del 2012. Si dovranno riproporre quei "tassi di ritorno che non sono umani" (la definizione è dell'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda), con un verosimile raddoppio della spesa, che ha finora comportato un impegno finanziario per gli utenti delle bollette di 230 miliardi.

L'ANEV reagisce al flop delle aste chiedendo esplicitamente incentivi da ora fino al 2030.

Leggiamo dalla Staffetta Quotidiana di venerdì scorso, nell'articolo "Rinnovabili, Anev: aste fino al 2030 per raggiungere gli obiettivi del Pniec":

"Per raggiungere gli obiettivi del Pniec “l'Italia necessita di un allungamento dei meccanismi di aste competitive ben oltre il 2021 (avrebbe senso pensare al 2030 come per gli obiettivi del Pniec) e una semplificazioni profonda dei meccanismi autorizzativi, sempre nel rispetto delle tutele ambientali e paesaggistiche necessarie”.

Bell'autogol... Così quei geniacci dell'Anev mettono in difficoltà l'onorevole Benamati del PD e gli altri filoeolici, che li hanno sempre indirettamente sostenuti (fissando obiettivi di produzione Fer al 2030 inverosimili perchè a costo zero per il Paese) anche in commissione Attività produttive della Camera. Se io fossi un commissario dell'opposizione lo (li) farei a pezzi. L'Anev ha sbugiardato Benamati su quanto da lui (e da loro) sostenuto durante tutte le audizioni per il Pniec. Cioè che dal 2020 non ci sarebbe più stato bisogno di incentivi per le rinnovabili, perchè i prezzi degli impianti erano crollati. E lo sbugiardamento avviene già nel maggio 2020! Ancor prima che il Pniec italiano al 2030 sia stato approvato dall'Europa! Un bel record...

Più accettabile nelle sue richieste, dal punto di vista degli oneri finanziari a carico della collettività, Elettricità Futura, con il suo nuovo Presidente Re Rebaudengo (che rappresenta, senza più infingimenti e prestanomi, il ruolo egemone del FV nel settore della produzione elettrica).

Leggiamo sempre dalla Staffetta di venerdì, nell'articolo "Aste Fer, EF: risultato deludente, semplificazione autorizzativa non rinviabile", che EF chiede, tra le varie semplificazioni, il superamento del divieto di incentivazione per gli impianti FV su aree agricole.

I fotovoltaici, che hanno egemonizzato l'associazione confindustriale dei produttori elettrici con la forza bruta dei 6,5 miliardi annui di rendite parassitarie che si sono garantiti sotto forma di incentivi, vogliono soprattutto (a parte le altre chiacchiere) la rimozione del divieto imposto dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania (del governo Monti) di concedere incentivi al FV su aree agricole. Questo terrorizza l'Anev, che così perderebbe tutte le aste miste di eolico e di FV nei campi.

Ecco spiegata la clamorosa - ennesima - gaffe di Simone Togni e compagnia. Ora gli eolici, non avendo saputo accontentarsi di quanto già conseguito, placando le proprie brame di profitti ai danni del bene pubblico, rischiano di rompere il giocattolo. A qualcuno, in Excelsis, potrebbe venire il dubbio di avere a che fare con dei cacciaballe che danneggiano la credibilità di tutte le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici.

Alberto Cuppini

 

 

 

Il professor Phil Purnell dell'Università di Leeds che guida il gruppo di ricerca Resource Recovery from Waste, Recupero delle Risorse dai Rifiuti, ha spiegato come le attività di riciclaggio, attualmente poco sviluppate del Regno Unito, potrebbero risparmiare circa 60 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) all'anno, evitando la necessità di estrarre materie prime con il potenziamento delle attività estrattive o l’apertura di nuove miniere oltre agli impatti ambientali che queste attività comportano.

Contrariamente al riciclaggio, l'intero portafoglio di parchi eolici nel Regno Unito consente di risparmiare solo sei milioni di tonnellate di CO2 all'anno sostituendo i combustibili fossili quindi con un rapporto di uno a dieci a favore del riciclaggio. Inoltre Purnell evidenzia come gli investimenti del governo nel riciclaggio sono misurati in decine di milioni di sterline all'anno, mentre gli investimenti nell'energia eolica equivalgono a oltre un miliardo di sterline.

Il pensiero del Purnell è pienamente condivisibile : stiamo perdendo l'enorme opportunità di ridurre la nostra impronta di carbonio incoraggiando il recupero delle risorse dai rifiuti, compresi il riutilizzo e il riciclaggio. Il recupero dei rifiuti offre anche grandi opportunità economiche: evita la dipendenza dell’approvvigionamento della materie prime ed garantisce la sicurezza delle risorse per i materiali essenziali necessari per una futura crescita pulita e per ridurre il nostro impatto sull'ambiente.

L'energia eolica è solo una piccola parte di un futuro a basse emissioni di carbonio: il nostro obiettivo in questo momento dovrebbe essere quello di investire molto più pesantemente in riutilizzo, riparazione, rinnovamento e riciclaggio, dove esiste il potenziale per enormi risparmi di carbonio.

Facciamo riferimento all'articolo di ieri a cura di Energy Advisors sul Quotidiano Energia "Borse elettriche ancora in profondo rosso. E si affaccia il nodo congestioni", che sottotitolava:

"Prosegue il calo di consumi e prezzi in tutta Europa (in Italia Pun -9%, ai minimi storici). Overcapacity e overgeneration creano i primi problemi di rete, soprattutto in Germania".

 

Peggiora dunque la già grave situazione descritta nel recentissimo post sul sito della Rete della Resistenza sui Crinali "Il virus svela in anticipo i disastri di un sistema elettrico incentrato su eolico e fotovoltaico".

Leggiamo le conclusioni dell'articolo del Quotidiano Energia:

"Il gioco delle aspettative si unisce quindi ad una situazione di immediata overcapacity, che diventa overgeneration per le rinnovabili, con problemi di congestione in alcune porzioni di rete (fenomeno rilevante specialmente in Germania)."

Anche qui niente di nuovo. I previsti nodi vengono inevitabilmente al pettine. Solo che, con la depressione dei consumi elettrici seguita al lockout per il coronavirus, i nodi arrivano più rapidamente e sono più aggrovigliati. Blackout e megacosti in bolletta (e magari tutt'e due assieme) incombono in tutti i Paesi dell'Unione Europea impazzita del "Green New deal".

Rimandiamo, per la comprensione del problema, al paragrafo (vedi sotto) "Overgeneration" dell'ultimo articolo di Alessandro Clerici sull'Astrolabio:

Overgeneration

La potenza disponibile da rinnovabili che supera la richiesta del carico, con conseguente non assorbimento dalla rete, è un’altra questione di grande impatto. Con un picco di carico futuro, in Italia, intorno a 60-65 GW e con 70 GW di rinnovabili da solo eolico e FV (oltre ai più di 20 GW di idro), deve essere adeguatamente valutata dal PNIEC (e da ARERA) e controbilanciata con appropriati investimenti (storage da ottimizzare come tecnologie e localizzazione, abbinato a demand response) e con penali da pagare ai proprietari degli impianti FER per l'energia non ritirata. In Germania nel 2017 il valore medio delle penali pagate dai TSO è stato di circa 70 euro/MWh per l'energia eolica non ritirata e 310 per il FV ma questo è dovuto al retaggio dei passati lauti incentivi ventennali. Considerando i minori costi di produzione del kWh da fotovoltaico ed eolico, occorreranno dettagliate analisi costi/benefici tra investimenti per evitare l’overgeneration e penali per i kWh non ritirati. In Germania stanno valutando i costi di trasmissione necessari ad evitare futura overgeneration degli impianti eolici nel nord del paese rispetto a penali o ad eventuali progetti ”electricity to gas” o impianti storage.

 

Il problema dell'overgeneration e questi stessi dati sono stati denunciati nel documento presentato dal Comitato Nazionale Paesaggio in occasione dell'audizione sul Pniec presso la X commissione della Camera il 25 Novembre scorso nel paragrafo "La falsa speranza negli accumuli elettrici."

Alberto Cuppini

 

 
Si legga a proposito anche l’allegato: un capolavoro di ipocrisia buonista.
Siamo allo sbando.
Il GSE (ovvero lo Stato italiano), in occasione della drammatica emergenza del Coronavirus (che presto diventerà, oltre che sanitaria ed economica, anche finanziaria e fiscale) chiede una misericordiosa elemosina per la Protezione Civile ai furbacchioni del FTV ai quali esso stesso negli ultimi anni ha elargito (e continua imperterrito ad elargire, almeno fino al 2031) mediamente 6,5 MILIARDI di euro di incentivi all’anno per produrre il 6% dell’elettricità consumata in Italia.
 
 
Ricordo che il GSE (ripeto: lo Stato italiano) ha scialacquato finora complessivamente oltre 230 MILIARDI per i soli incentivi alle FER elettriche.
Se questi stessi 230 miliardi (cioè oltre il 13% del PIL annuale dell’Italia prima della crisi), anzichè essere sperperati in pannelli, pale ed altre schifezze non solo inutili ma persino dannose per la lotta contro le emissioni globali clima-alteranti, fossero a disposizione oggi degli italiani in difficoltà, i problemi economici derivati dal lockout potrebbero essere affrontati con assoluta serenità.
 
 
Alberto Cuppini
 
 
 

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