Alberto Clò: "Il ritorno di Trump segna un punto di discontinuità delle politiche energetiche, l'urgenza di adottare politiche climatiche intense non c'è più. Il Vecchio Continente è isolato e sta già rivedendo gli obiettivi del Green Deal".
Si moltiplicano i segnali di Controriforma dopo gli anni dell'isteria collettiva per le rinnovabili taumaturgiche. I nostri sconsiderati ecologisti adoratori di pale eoliche e pannelli fotovoltaici evidentemente ignoravano, oltre ad alcuni elementari principi di energetica e di economia, anche il terzo principio della dinamica. Alle loro sciagurate azioni stanno ora seguendo le inevitabili reazioni contrarie dell'opinione pubblica, irritata e impoverita dai diktat green, e della politica. Speriamo almeno di non aver buttato all'aria tutte le conquiste faticosamente raggiunte dall'ambientalismo non ideologico dei decenni precedenti.
Per cogliere questi segnali di forte discontinuità basta scorrere i giornali di oggi, sabato 19 aprile, vigilia di Pasqua.
Da Moneta, il nuovo inserto economico del gruppo editoriale Angelucci, ecco un'intervista di Sofia Fraschini al professor Alberto Clò, in una versione modificata della favola del vestito nuovo dell'imperatore, dove il concetto fondamentale che viene espresso non è quello sintetizzato nel titolo ("La transizione non è mai davvero cominciata", che Clò aveva esposto più volte e che noi conoscevamo benissimo) quanto piuttosto questo:
"Il ritorno di Trump segna un punto di discontinuità delle politiche energetiche, l'urgenza di adottare politiche climatiche intense non c'è più... Il Vecchio Continente è isolato e sta già rivedendo gli obiettivi del Green Deal..."
Clò ha avuto il coraggio di affermare pubblicamente per primo quello di cui tutti si erano già resi conto, sebbene con una variabile rispetto alla favoletta di Andersen: Trump, il nuovo imperatore, non è nudo (come ci raccontano i giornaloni) ma ha davvero un vestito (di politica energetica) nuovo: "la fame di energia nel mondo è tale e tanta che non può che fare affidamento sulle fonti fossili". Raccomandiamo di leggere sul sito web di Moneta tutto l'articolo, che sottotitola "L’economista Clò: «Draghi ha sbagliato. Niente crescita da politiche green»".
Le evidenze dell'inversione a U si stanno moltiplicando. Tanto per citare un altro paio di esempi, leggiamo già in prima pagina del Giornale: "La svolta green pesa troppo sulle famiglie", che preannuncia l'intervento delle due Europarlamentari del PPE Letizia Moratti e Dolores Montserrat per introdurre correttivi e salvaguardie all'Ets2, previsto a partire dal 2027, cioè all'estensione alle famiglie del sistema di scambio delle quote di emissione. Ovvero: il PPE riprende l'iniziativa di fine gennaio scorso di sganciamento dall'European Green Deal, che prevedeva l'abolizione dei target obbligatori per le rinnovabili, interrotta nell'ultimo mese in Germania dalle negoziazioni (con calate di braghe che avrebbero fatto vergognare persino un democristiano italiano dei bei tempi) del contratto di governo fra CDU e SPD. L'estensione del sistema Ets2 alle abitazioni e ai trasporti privati garantirebbe - essa sola - la maggioranza assoluta ad AfD alle prossime elezioni (probabilmente anticipate) tedesche.
Araldo dei tempi nuovi è anche questo articolo (in realtà un temino di Riccardino) del Domani ("Per salvare l'auto bisogna andare oltre l'elettrico"), non per l'autorevolezza del quotidiano (che nessuno compera in edicola) dell'Ing. De Benedetti ma, al contrario, perchè il Domani è stato il giornale più ottusamente favorevole (persino più della Repubblica, alla quale l'Ingegnere aveva riconosciuto di volere fare concorrenza in tema di purezza ideologica woke) a tutte le gretinate degli ultimi anni e alla "religione del tutto elettrico":
"Aver puntato tutto sull'auto elettrica non è stata una buona idea".
No. Non è stata una buona idea. Neanche puntare tutto su pale e pannelli è stata una buona idea. Anzi. Aspettiamo fiduciosi che qualcuno dica piuttosto (citando Paolo Villaggio anzichè Hans Christian Andersen) che è stata una cagata pazzesca.
Scusate. Mi è scappata... Per fare penitenza della parolaccia, domani non mangerò le uova di cioccolata. Anche perchè ormai costano troppo. Anche qui c'entra (almeno in parte) il Green Deal.
Buona Pasqua a tutti.
Alberto Cuppini
