Il Congresso spagnolo affossa il piano antiapagòn del governo

Podemos, BNG, Junts, che avevano appoggiato l'investitura di Sànchez, ieri hanno affossato il pacchetto di costosissime misure tendenti ad evitare altri blackout altrettanto devastanti. L'apagòn ha fatto scoppiare la bolla delle rinnovabili e mandato in frantumi il piano verde del governo spagnolo, che negli ultimi mesi ha ridotto cautelativamente l'impiego delle inaffidabili rinnovabili non programmabili (fotovoltaico ed eolico) e duplicato il gas, ma facendo così decollare le bollette elettriche. Eppure qualche politico in Italia (la Schlein, ad esempio) non s'è neppure accorto dei disastri commessi e continua ad indicare la Spagna come modello virtuoso per ridurre i costi dell'energia.

 

Ieri, nel disinteresse dei media italiani, dal Parlamento spagnolo è stato lanciato un siluro sotto la linea di galleggiamento al già ondeggiante governo Sànchez.

Ecco titoli e sottotitoli dalle prime pagine dei principali quotidiani spagnoli di oggi:

 

Da El Mundo, quotidiano di proprietà (come il Corriere della Sera) del gruppo RCS MediaGroup (che detiene la maggioranza nella società editrice Unidad Editorial):

Un'altra batosta del Congresso a Sànchez certifica il suo malgoverno

"Destra e sinistra gli votano contro e affossano il decreto antiapagones. L'Esecutivo aveva chiesto alle aziende elettriche di fare pressione su Feijòo (presidente del Partito Popolare e leader dell'opposizione) per ottenere l'appoggio del PP alle sue politiche energetiche."

 

Da Expansiòn, l'equivalente spagnolo del Sole:

Il Congresso affossa il piano antiapagòn del Governo

"PP, Vox, Junts, Podemos e BNG votano contro il decreto della Aagesen (Sara Aagesen è il ministro della Transizione Ecologica e vicepresidente del Governo). Il rifiuto lascia in sospeso 200 miliardi di investimenti in reti e rinnovabili."

 

Da ABC, secondo quotidiano più letto in Spagna, in opposizione al Governo Sànchez:

La bocciatura del decreto elettrico ratifica la debolezza del Governo

"Podemos, BNG, Junts, che appoggiarono l'investitura di Sànchez, affossano il pacchetto di misure destinate a tentar di evitare un altro apagòn. Il PP giustifica il suo rifiuto: "Non c'è stata una sola dimissione o licenziamento dopo che il nostro paese è rimasto senza elettricità per 24 ore"."

 

Anche El Paìs, il quotidiano (filo governativo) più venduto in Spagna, oggi non può fare a meno di aprire con:

Junts e Podemos votano con il PP e Vox contro il decreto antiapagòn

"Il settore elettrico calcola che il rifiuto presuppone la perdita di più di 3 miliardi di investimenti (sui costi che furbescamente i lobbisti delle rinnovabili chiamano "investimenti" si legga il recente post RRC).

 

Sànchez si aggrappa alla sua maggioranza nonostante gli avvertimenti di alcuni dei suoi alleati."

 

Sulla stampa spagnola questi mesi post-apagòn, per il governo Sànchez e per le rinnovabili non programmabili, erano stati una quotidiana ordalia. Appena l'altro ieri potevamo leggere, sempre sulle prime pagine dei quotidiani, titoli come:

"L'apagòn fa scoppiare la bolla delle rinnovabili e manda in frantumi il piano verde del Governo. La "operaciòn reforzada" antiapagòn ha ridotto le rinnovabili e duplicato il gas". (Expansiòn in prima pagina)

"Crollo rinnovabile in Spagna. La compravendita di progetti sta calando a causa dell'apagòn. Gli investitori stanno già frazionando centinaia di asset per facilitarne il trasferimento, stante la "morte" delle mega-operazioni". (El Mundo)

L'apagòn spagnolo, che ha paralizzato per un giorno intero la Spagna e il Portogallo, ha svelato a tutti il puerile trucchetto del governo Sànchez, modello per i "progressisti" di tutt'Europa e per i "rinnovabilisti" di tutto il mondo, di tenere basse le bollette elettriche spagnole evitando di pagare tutti gli insostenibili costi accessori per garantire sicurezza e stabilità alla rete elettrica, affidandosi allo Stellone iberico (evidentemente meno efficace di quello italico). Beh, a dire il vero, il trucchetto è ormai evidente a tutti ma non a tutte. Le idee continuano infatti a rimanere (molto) confuse soprattutto per la segretaria PD Elly Schlein, per l' "assessora" PD all'Ambiente della Regione Toscana Monia Monni (che passerà alla Storia come la brutale impalatrice delle più belle zone di crinale dell'Appennino toscano) e per la Pasionaria del Sacro Dogma delle pale miracolose che salveranno il Pianeta, l'europarlamentare PD Annalisa Corrado.

Ascoltiamo, ad esempio, questa recentissima (e imbarazzantissima) intervista alla Schlein

"La nostra strada è quella dell'infrastrutturazione dell'energia pulita e rinnovabile, perchè in questo Paese c'è un grande potenziale per l'energia pulita e verde, solare, del vento, dell'acqua. Bisogna fare l'infrastrutturazione di una vera filiera industriale... E' che noi abbiamo il costo dell'energia più alto d'Europa e su questo il governo Meloni non ha ancora fatto nulla. Noi lo invitiamo a fare come hanno fatto Spagna e Portogallo".

Non è uno scherzo: ha detto proprio così: "Fare come hanno fatto Spagna e Portogallo". 

Se non ci credete, guardate il video. E magari leggete pure l'intervista di Vanessa Ricciardi (la stessa giornalista che nel video, con la sua domanda, ha provocato la brusca reazione, tra lo sgarbato e l'imbarazzato, della Schlein) ad Andrea Orlando, curatore del Forum Industria del PD.

Riportiamo di seguito, dall'articolo della Staffetta di lunedì scorso, il passaggio incriminato (e inequivoco) della sua intervista, pubblicata sotto il titolo "Gnl Usa come leva negoziale sui dazi (con un occhio alla ripresa dei flussi dalla Russia). A colloquio con Andrea Orlando sul Libro verde per l'industria":

 

Nel Libro verde parlate molto di energia, si cita la possibilità di una ripresa dei flussi di gas dalla Russia, mentre Meloni ha detto che dobbiamo acquistare più Gnl dagli Stati Uniti. Il metano può diventare una leva negoziale in questo senso?

Potremmo commentare questa vicenda così: “con degli amici così a cosa servono i nemici?” (lo ha scritto anche su X, ndr), perché Meloni aveva parlato di una sua prossimità a Trump che avrebbe aiutato l'Italia, in verità non ha aiutato né l'Italia né l'Europa. Oggi noi pensiamo che ragionevolmente quella sia una strada obbligata, legata alla presenza del conflitto, però pensiamo anche che l'acquisto debba essere condizionato a un ripensamento delle posizioni degli Stati Uniti.

Quindi può essere una leva negoziale.

Sì.

 

Appare dunque evidente che all'Italia, più che una "infrastrutturazione dell'energia pulita e rinnovabile" avendo la Spagna come modello, è necessaria una re-infrastrutturazione del PD.

Se la Schlein è l'alternativa proposta dalle opposizioni al suo governo, Giorgia Meloni può cominciare a pensare con serenità alla campagna elettorale per essere rieletta nel 2032.

A proposito di campagne elettorali: in ottobre si voterà in Toscana per le regionali. Se i toscani continueranno a votare per la Monia Monni e gli altri impalatori seriali (dei quali l'attuale Consiglio regionale è zeppo), che credono di far funzionare l'Italia solo con pale e pannelli, poi non si potranno lamentare di essere ridotti in miseria (o al buio, come in Spagna). E di aver pure trasformato, così facendo, il paesaggio della Toscana in un incubo.

 

Alberto Cuppini