L'ultimatum dei produttori auto a Bruxelles e la rinuncia a un megaprogetto eolico in Giappone

In tutto il mondo la dura realtà prende il sopravvento sull'infantile utopia del "tutto elettrico" imperniato su pale eoliche e pannelli fotovoltaici.

 

Ieri il settore dell'energia attendeva con ansia il discorso di Giorgia Meloni al meeting di Rimini. Falso allarme. La premier ha affermato che “la riduzione strutturale del costo dell’energia è il mio obiettivo principale”, ma non è andata oltre, dedicando il suo intervento (uno spottone elettorale, per chiamare le cose col loro nome) a tutt'altro. Appare evidente che la Meloni non voglia compromettersi, rendendosi conto che le decisioni di politica energetica non dipendono da lei ma dalla Commissione di Bruxelles, sulla quale si stanno accumulando minacciose nuvole temporalesche.

Invece, la notizia principale per i giornali oggi in edicola è stato ciò che la sempre misurata Staffetta Quotidiana ha definito "L'ultimatum dei produttori auto a Bruxelles".

La lettera alla UE, annunciata in prima pagina del Sole 24 Ore col titolo "Auto, allarme dei costruttori: impossibili gli obiettivi Ue 2035 sul clima", viene così introdotta nell'articolo di Simonluca Pini:

"Se inizialmente tutti i costruttori automobilistici europei avevano accolto la notizia positivamente, anticipando in molti casi lo stop alla produzione di veicoli termici al 2030, oggi la situazione è diametralmente cambiata. Acea e Clepa, le associazioni dei costruttori automobilistici europei e dei fornitori di componentistica, hanno inviato ieri una lunga lettera alla Presidente Von der Leyen e alla Commissione Europea dove chiedono un dialogo strategico e una revisione realistica degli obiettivi cin un importante cambio di rotta in vista della prossima riunione del 12 settembre."

Troppo facile per La Verità rigirare il coltello nella piaga aperta (per pura voracità) da quegli stessi furbacchioni che adesso piangono miseria. Così Tobia De Stefano nell'articolo, preannunciato in prima pagina, "I produttori d'auto complici dell'elettrico ora implorano l'Ue: fermate il Green deal":

"Una missiva... nella quale si mettono in fila tutti i disastri prodotti dall'utopia del Green deal... Sembra che le case europee diano il mercato dell'elettrico per perso. Tutti gli argomenti messi sul tavolo dall'Acea sono stati analizzati e enfatizzati più volte dalla Verità. Il punto è capire perché in passato quelle stesse case automobilistiche... vedessero nell'elettrico il nuovo Eldorado... Pensare che il 12 settembre questa Commissione possa decidere di rimuovere lo stop ai veicoli termici entro il 2035, uno degli elementi fondanti del Green deal, è pura utopia."

Difficile non essere d'accordo con la conclusione dell'articolo di De Stefano. E' evidente che, con questa Commissione, non esistono serie possibilità di modificare il Green deal. Neanche con altre possibili Commissioni, a dire il vero. Non esplicito la conseguente, logica deduzione.

Per chi non ha ancora capito, ecco un trafiletto non firmato comparso oggi, nascosto in una pagina interna del Sole 24 Ore, dal titolo: "Via dal vento: Mitsubishi rinuncia a impianti eolici":

"Nuova battuta d'arresto per l'energia eolica. In Giappone un gruppo di investitori guidato da Mitsubishi si è ritirato da tre progetti per sviluppare impianti offshore per un totale di 1,7 Gigawatt, attribuendo la decisione all'aumento eccessivo dei costi." a cui invece il Financial Times riserva un titolo in prima pagina.

Questa è la notizia veramente importante per noi.

Argomenta Il Sole (è rilevante notare che fino a poco tempo fa il quotidiano della Confindustria non avrebbe scritto niente del genere, a commento della notizia):

"La scelta... rischia di compromettere i piani di Tokyo per la transizione... L'eolico è in crisi in molte aree del mondo".

Ci piace pensare che i giapponesi (e non solo i giapponesi) non siano preoccupati solo per i costi crescenti dell'eolico già noti da tempo, ma anche e soprattutto per l'evidenza disastrosa dell'apagòn spagnolo, che ha fornito ai più scettici un argomento risolutivo per non proseguire lungo una strada che conduce inevitabilmente al baratro energetico.

Se son rose...

 

Alberto Cuppini