Il Sole 24 Ore di oggi: "Indietro tutta della Ue sulla messa al bando delle caldaie a gas. La grande svolta green dell'Europa perde pezzi e l'industria tira il fiato. Sono solo le prime battute di una revisione regolamentare che mira a riportare l'Europa con i piedi per terra". Mentre tutti attendevano che il 10 dicembre venissero ammorbidite, su richiesta del governo tedesco, le misure per l'uscita dal motore endotermico entro il 2035, a sorpresa il cedimento del fronte degli oltranzisti del "tutto elettrico" è arrivato già ieri, ma in un punto imprevisto e quindi meno presidiato dalla lobby verde-elettrica e dalla stampa globalista ad essa asservita. Tutta l'architettura dell'iper-regolazione europea è ora a rischio di un crollo altrettanto repentino, come già accaduto in Unione Sovietica con la perestroika di Gorbaciov.
Negli ultimi giorni il cancelliere tedesco Merz ha preso carta e penna per scrivere alla sua connazionale Von der Leyen, presidente della commissione Ue, onde ammorbidire (nella prevista revisione del prossimo 10 dicembre) le misure per l'uscita dal motore endotermico entro il 2035.
Merz suggerisce nella sua lettera di passare da una economia di piano ad una economia... di pianino. Ma sempre con gli stessi difetti di tutte le economie pianificate, ciascuna condannata a naufragare, in tempi più o meno lunghi, di fronte alla realtà. In altre parole: quello che ha scritto Merz alla Von der Leyen, se lo si volesse definire con una parola russa, è la perestroika dell'European Green Deal, e come tale destinata a finire come la perestroika di Gorbaciov. E non solo per quello che riguarda il Green Deal.
E dunque, fino a ieri, sui quotidiani appariva tutto fermo, in attesa della riunione a Bruxelles di martedì della prossima settimana per decidere se confermare il divieto ai motori endotermici per il 2035 oppure se accogliere la proposta di modifica arrivata dal governo tedesco, magari peggiorandola ulteriormente, per non dare l'impressione di una resa senza condizioni ai "fossili".
A sorpresa, invece, il cedimento del fronte degli oltranzisti del "tutto elettrico" è arrivato già ieri, ma in un punto imprevisto e quindi meno presidiato dalla lobby verde-elettrica e dalla stampa globalista ad essa asservita.
Stamani ci siamo imbattuti nell'improvvisata fin dai titoli di prima pagina dell'autorevole Sole 24 Ore. Si parte con il titolo "Caldaie a gas, la Ue cancella lo stop" e si prosegue con "Transizione verde. La Commissione allenta i limiti previsti dal regolamento Ecodesign. Destinato a saltare il divieto di vendita delle caldaie a gas inizialmente previsto al 2029". Così Giuseppe Latour introduce il suo articolo di pagina 2:
"Indietro tutta della Ue sulla messa al bando delle caldaie a gas. I nuovi parametri cancellano qualsiasi ipotesi di esclusione e ammettono sia le caldaie a condensazione che quelle tradizionali. Il nuovo testo, infatti, fissa standard tecnici molto più blandi".
Clamoroso! E ancor più clamoroso che nessun altro giornalone lo riporti o, perlomeno, lo riporti con la dovuta enfasi. Il fronte dell'European Green Deal ha ceduto di schianto e ben difficilmente arriverà un contro contrordine. Tutta l'architettura dell'iper-regolazione europea è ora a rischio di un crollo altrettanto repentino.
A corredo della notizia (almeno così ci piace immaginare) arriva, sempre in prima pagina del Sole, l'annuncio di un lungo (ma tutto da leggere, mi raccomando) articolo della sempre ottima Adriana Cerretelli: "La grande svolta green dell'Europa perde pezzi e l'industria tira il fiato", proposto anch'esso in seconda pagina del quotidiano confindustriale:
"(L'Europa) da continente industriale all'avanguardia, capace di produrre crescita e distribuire benessere, si è trasformata in un colosso regolatorio senza rendersi conto che quelle regole soffocanti e eccessive sarebbero diventate la gabbia mortale della sua competitività, il grande Moloch cui rischiava di sacrificare tutto il resto... Europa che non può permettersi di farsi isola virtuosa e solitaria in un mondo che disconosce o ignora le sue regole verdi."
Poi, siccome la Cerretelli sarà sì la cavalla di razza del Sole (che non ha avuto bisogno, come troppe sue giovani colleghe, delle quote rosa per imporsi nella sua professione) ma dal Sole riceve pure lo stipendio con cui mangia, si veste e paga le bollette, aggiunge pietosamente, onde scaricare tutte le colpe su Timmermans (che pure non nomina) e così salvare il (poco) salvabile della nuova commissione VdL:
"Il Green Deal della prima commissione von der Leyen è stato l'espressione più esasperata di quella deriva autolesionista... Il nuovo corso europeo respingendo ogni abiura si vuole ritmato da studi di impatto preventivi e buon senso... Sono solo le prime battute di una revisione regolamentare che mira a riportare l'Europa con i piedi per terra".
Per quanto riguarda l'auspicata modifica della commissione sull'industria dell'automobile, oggi interviene sulla Verità Sergio Giraldo, che conosce i suoi polli (che tirano a campà, almeno per mangiare il panettone a Natale) e fa ventilare l'ipotesi di uno slittamento della decisione europea a gennaio nell'articolo "Berlino frena Ursula sull'elettrico. Le auto ibride anche dopo il 2035", in cui ci informa anche che:
"Il dietrofront tedesco sul bando ai motori a combustione interna, storico e tardivo, prende forma con l'accordo raggiunto fra Cdu/Csu e Spd in una riunione notturna della coalizione a Berlino".
Faccio notare nell'articolo un punto a cui Giraldo dedica solo un breve accenno, ma che è di importanza politica fondamentale per il futuro dell'Europa, e non solo dell'Unione:
"Il compromesso interno alla coalizione tedesca si appoggia anche sul tema assai spinoso della riforma delle pensioni (a favore dei pensionati e dei pensionandi a detrimento delle future generazioni. Come in Italia, del resto. NdR)... buona parte della Cdu (i giovani soprattutto) sono insorti accusando Merz e i vertici del partito di gerontocrazia. La misura è fortemente voluta dalla Spd, che vede scricchiolare sempre più il suo già fragile consenso".
Sembra che, anzichè della Spd tedesca, si stia parlando del PD che, senza il voto dei pensionati che a suo tempo votavano PCI e che sono stati miracolati da una munifica legislazione pensionistica retributiva e a ripartizione, sarebbe ridotto ai soli girotondini e alle sardine (che sono in gran parte le stesse persone e che campano - e spesso stracampano - con redditi pubblici o garantiti dallo Stato).
La legislazione pensionistica a ripartizione, introdotta dopo la guerra in seguito all'iper-inflazione che aveva annullato il valore delle riserve matematiche accumulate con il precedente sistema a capitalizzazione tanto caro a Mussolini, ha aperto, nella politica italiana (ed europea), le cataratte sia della perdita dell'ancoraggio al rigore nei conti pubblici che dell'irrazionalità. Una tale politica sconsiderata, poi rafforzatasi con la generalizzazione del pensionamento di anzianità, che, oltre a privilegiare vergognosamente una generazione di lavoratori a danno di quelle successive, è stata l'anticamera della catastrofe demografica della cui gravità solo ora (dopo due generazioni!) qualcuno comincia a rendersi conto. Il disinteresse degli elettori per i costi e per l'irrazionalità della politica sono ulteriormente aumentati nei decenni successivi proprio grazie al successo (apparente) di queste politiche demagogiche e irresponsabili. L'European Green Deal, che ha già provocato disastri economici, energetici e sociali immani, fin qui tamponati solo con il ricorso a debito pubblico addizionale, ne è solo un ennesimo - seppur colossale - esempio.
Le possibili soluzioni del problema di queste politiche a feedback positivo, come insegna la Storia, sono molteplici. E ciascuna meno simpatica dell'altra, almeno per i privilegiati.
Alberto Cuppini
