Il recente report dell'ENTSO-E dedicato al blackout iberico del 28 aprile spiega che non siamo in presenza di un singolo evento, un semplice guasto, ma piuttosto di qualcosa di sistemico che ha messo in luce le fragilità nascoste e le dinamiche complesse delle nostre moderne reti elettriche, sempre più permeate dalle energie rinnovabili non programmabili, dove eventi sostanzialmente irrilevanti possono scatenare un collasso a cascata. Evidente come, nelle attuali condizioni in cui operano le reti, in cui la decentralizzazione aumenta progressivamente, non sia più necessario il guasto di un grande impianto per causare un blackout: una serie di eventi distribuiti, apparentemente minori, può aggregarsi rapidamente e con effetti devastanti. In definitiva il blackout iberico non è stato un singolo incidente, ma una catena di eventi interconnessi in un sistema che appariva sicuro sulla carta, ma era silenziosamente minato da energie intermittenti e imprevedibili come eolico e fotovoltaico. Giovanni Brussato conclude (conclude?) con questo articolo, ripreso dal sito web di Ius101, le sue analisi sul grande apagòn spagnolo. In parole povere, comprensibili anche ai profani di ingegneria elettrica, l'autore ha redatto il certificato di morte del sistema "tutte rinnovabili" (rinnovabili non programmabili, precisiamo), che si affianca e si sovrappone all'altro problema altrettanto irrisolvibile dei costi marginali crescenti all'aumentare della potenza installata in pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Intanto si apprende che, appena venti giorni dopo l'apagòn, anche la Macedonia del nord ha subito un altro blackout - di cui in Italia nessuno ha parlato - con "preoccupanti similitudini con l’evento spagnolo".

E’ uscito da poco il report “fattuale” del Panel di esperti raccolti dall’ENTSO-E (European Network of Transmission System Operators for Electricity) che analizza la sequenza degli eventi che hanno causato, il 28 aprile 2025, il più grave incidente del sistema elettrico europeo da oltre vent'anni: un evento che ha paralizzato nazioni intere.
Le conclusioni a cui è giunto il gruppo di esperti europei sono in molti casi sorprendenti ma soprattutto sono considerazioni che non riguardano solo la Spagna e il Portogallo, ma offrono uno sguardo a tutto tondo sul futuro della stabilità energetica in tutta Europa.
Il report spiega che non siamo in presenza di un singolo evento, un semplice guasto, ma piuttosto di qualcosa di sistemico che ha messo in luce le fragilità nascoste e le dinamiche complesse delle nostre moderne reti elettriche, sempre più permeate dalle energie rinnovabili, dove eventi sostanzialmente irrilevanti possono scatenare un collasso a cascata. Emerge, conseguentemente, che la gestione della rete del futuro richiederà strumenti, trasparenza e un modo di pensare completamente nuovi.
La catastrofe della rete iberica è stata innescata da livelli di tensione pericolosamente alti: quindi non un guasto colossale, bensì una perdita di generazione apparentemente modesta che ha innescato un effetto domino.
Per quanto le condizioni del sistema fossero stabili, e prima delle 12:03 del 28 aprile non fossero state rilevate oscillazioni significative, la rete mostrava già da ore segnali di stress: nella mezz'ora precedente il blackout vi sono stati due distinti periodi di oscillazioni di potenza, una sorta di "vibrazione" elettrica che può minacciare la stabilità del sistema. Gli operatori di rete hanno agito prontamente, ma le loro azioni, sebbene efficaci, hanno avuto un effetto collaterale imprevisto che ha contribuito al disastro.
Come afferma testualmente il rapporto: “Mentre queste misure mitigavano le oscillazioni, la loro natura ha portato a un aumento della tensione nel sistema elettrico iberico.”. Ossia le contromisure poste in atto dagli operatori per mitigare queste oscillazioni, come riduzione dell'esportazione di energia dalla Spagna alla Francia e la modifica della modalità operativa del collegamento in corrente continua (HVDC), se da un lato hanno mitigato le oscillazioni, dall’altro hanno causato un effetto collaterale indesiderato: un aumento della tensione complessiva del sistema.
Aspetto che introduce una delle grandi complessità nella gestione delle reti moderne: l'interconnessione dei problemi cioè quando per risolvere un tipo di instabilità si può, inavvertitamente, alimentare un altro tipo di vulnerabilità, creando un complesso gioco di equilibri in cui ogni azione può avere conseguenze multiple e impreviste.
Situazioni che non venivano prese in considerazione nemmeno tra i “potenziali” pericoli: il rapporto evidenzia la contraddizione tra le analisi di sicurezza condotte poco prima dell'incidente e la realtà catastrofica che si è verificata basandosi sulle analisi standard del settore.
Quello che emerge inquieta: gli strumenti e i modelli standard utilizzati per garantire la sicurezza della rete (Coordinamento della Pianificazione delle Interruzioni, Adeguatezza a Breve Termine e Analisi Coordinata della Sicurezza) non sono stati in grado di rilevare il rischio di questo guasto a cascata, massiccio e dinamico.
Questo indica un potenziale divario tra le analisi tradizionali, basate su stati stazionari, e le realtà in rapida evoluzione di una rete con alti livelli di risorse basate su inverter: un sistema "sicuro" sulla carta, ma sull'orlo del collasso nella pratica.
Siamo quindi in presenza di un evento nuovo: non un singolo guasto catastrofico di una grande centrale elettrica quanto il risultato di un "effetto domino" in cui una serie di perdite di generazione inizialmente piccole si sono accumulate in un evento sistemico inarrestabile.
Il rapporto rivela chiaramente la sequenza degli eventi che hanno portato a perdere oltre 2,5 GW in poco più di un minuto creando uno squilibrio irrecuperabile.
Tra le 12:32:00 e le 12:32:57, si è verificata la prima perdita, di circa 525 megawatt (MW), costituiti da 208 MW da generatori eolici e solari distribuiti e da un aumento del carico netto di 317 MW, che secondo il rapporto potrebbe essere dovuto alla disconnessione di piccoli generatori integrati, principalmente fotovoltaico sul tetto, inferiori ad 1 MW.
Nei successivi 20 secondi si sono verificate 3 disconnessioni per complessivi 2 GW da fotovoltaico, termo-solare ed eolico in diverse regioni del Paese che hanno portato al collasso delle rete.
Evidente come, nelle attuali condizioni in cui operano le reti, in cui la decentralizzazione aumenta progressivamente, non sia più necessario il guasto di un grande impianto per causare un blackout: una serie di eventi distribuiti, apparentemente minori, può aggregarsi rapidamente e con effetti devastanti.
Ma il rapporto sottolinea altre criticità, del tutto inattese, sottolineando come in Spagna, la raccolta di dati da terze parti si sia rivelata particolarmente impegnativa: “Complessivamente, tra il 28 giugno e il 12 agosto sono state scambiate più di 150 e-mail e lettere tra i leader del gruppo di esperti e le terze parti interessate, con l'obiettivo di finalizzare il processo di raccolta dei dati.”.
E tuttavia alcuni dati cruciali sono rimasti mancanti, in particolare quelli "relativi ad alcune delle disconnessioni di generazione avvenute prima del blackout". Mentre la narrazione magnifica le "smart grid" e le infrastrutture digitali, il gruppo di esperti si è visto obbligato a inviare oltre 150 e-mail e lettere “analogiche” solo per ricostruire i fatti fondamentali del guasto.
In definitiva il blackout iberico non è stato un singolo incidente, ma una catena di eventi interconnessi in un sistema che appariva sicuro sulla carta, ma era silenziosamente minato dalle sue stesse energie rinnovabili. Quando gli operatori hanno affrontato un'instabilità, le oscillazioni di potenza, ne hanno inavvertitamente alimentato un'altra: la sovratensione, innescando uno stato di fragilità in cui una serie di piccole perdite di generazione distribuita hanno innescato una catastrofica cascata di sovratensione. L'indagine è stata poi ostacolata da una critica mancanza di trasparenza dei dati, rivelando una rete la cui complessità sta superando la nostra capacità di monitorarla e, nel contempo, suggerendoci che stiamo correndo verso un futuro di cui non abbiamo ancora costruito le necessarie tutele e trasparenze.
Giovanni Brussato.
