Rinnovabili: meglio stare con i piedi per terra

Interessante vedere come tra il dire ed il fare ci sia di mezzo.. proprio il mare o meglio la Manica. Qualche giorno fa, il 2 giugno, il National Grid Electricity System Operator (ESO) ha dichiarato  che l'incredibile corsa senza carbone durata 53 giorni ed oltre senza che il carbone venisse bruciato per generare elettricità nel Regno Unito ha battuto il "record" di oltre 18 giorni rimasto dall’era Vittoriana. Ma...

La centrale a carbone Datteln4 da poco inaugurata in Germania

 

Sebbene ciò possa far credere che le energie rinnovabili stiano inesorabilmente ed affidabilmente sostituendo le forniture di elettricità a base di combustibili fossili all'interno della rete elettrica del Regno Unito questo non risponde al vero. Normalmente, nei mesi precedenti, il contributo del carbone alla produzione di energia nel Regno Unito era solo del 2% circa. Inoltre da circa il 23 aprile, il Regno Unito aveva vissuto un periodo di sette giorni molto mite e calmo, che sommato agli effetti della pandemia ha ridotto la domanda di elettricità del 18% in meno rispetto alla media stagionale. Allo stesso tempo, la generazione eolica era praticamente crollata in tutto il Regno Unito e si era completamente fermata il 3, 6, 7 e 8 maggio.

Nonostante la riduzione della domanda, per l'ultima settimana di aprile e la prima di maggio il Regno Unito dipendeva dall'energia importata per consentire le normali attività ma soprattutto mantenere gli ospedali funzionanti.

L'Europa continentale stava fornendo circa 4.000 MW.

La Scozia stava importando più di 1.200 MW per mantenere il funzionamento del paese in crisi mentre la diffusione di Covid-19 stava accelerando. Inoltre l'ESO non ha comunicato che il 23 aprile, presumibilmente per soddisfare la domanda, utilizzava vecchie turbine a gas e, sebbene ciò abbia evitato l'uso del carbone, quelle vecchie turbine, molto più costose da utilizzare, con peggiori rendimenti ed una grande quantità di anidride carbonica rilasciata nell'ambiente vengono utilizzate, peraltro raramente, solo in inverno, quando i prezzi della domanda e dell'elettricità sono molto più elevati, altrimenti sono antieconomiche.

Durante i 53 giorni "record" il Regno Unito ha importato il 10% della sua elettricità dall'Europa, in gran parte generata dal carbone, quindi durante il "record" l'energia elettrica utilizzata non era "priva di carbone". Il gas, il nucleare, il solare e il vento non erano in grado da soli di tenere accese le luci.

Circa il 15% dell'elettricità generata nei Paesi Bassi proviene dal carbone. La percentuale in Germania è di circa il 30-38 per cento, che aumenterà quando Datteln4 ( potenza 1,1 GW per un investimento di 1,5 mld di €) verrà, a breve, resa operativa, utilizzando carbone ad alta concentrazione di carbonio. La Germania è anche un grande esportatore sia nei Paesi Bassi che in Francia, quindi le esportazioni francesi nel Regno Unito comprendono abitualmente sia l'energia nucleare che quella generata dal carbone. A mezzogiorno del 30 maggio, ad esempio, la Germania esportava 3,6 GW in Francia, che a sua volta esportava 924 MW nel Regno Unito.

In vista della Brexit, il Regno Unito ha lavorato per stabilire altri sei o sette interconnettori (utilizzato in riferimento alle connessioni internazionali tra reti di elettricità un interconnettore elettrico consente all'elettricità di fluire tra le reti) verso l'Europa continentale, che porterà ad aumentare le emissioni di anidride carbonica continentali mentre cerca di azzerare quelle interne.

Il percorso meno costoso per la decarbonizzazione

I dati sulle emissioni di carbonio per l'elettricità importata non vengono conteggiati nelle statistiche del Regno Unito e poichè i produttori britannici pagano una tassa sul carbonio per le emissioni generate dalla produzione domestica, ma non per le importazioni, è chiaro che il sistema provoca delle valutazioni poco attendibili. Sarebbe più logico creare  nuovi impianti di generazione a gas nel Regno Unito si avrebbe un'energia molto più pulita poichè il gas comporta una riduzione di circa la metà dell'inquinamento rispetto a quello generato dal carbone.

E’ come se fermassimo le auto a diesel o benzina per sostenere la decarbonizzazione, mentre continuiamo ad usare il veicolo a gasolio del nostro vicino ogni volta che ci conviene.

L'Autorità di regolamentazione del mercato elettrico inglese ha comunque previsto nelle regole finanziarie per i progetti di interconnessione che possano anche importare elettricità dai mercati con emissioni più elevate anche se questo sarebbe negativo per la decarbonizzazione, il che la dice lunga su quanto la stessa Autorità creda alle modalità della decarbonizzazione.

Inoltre gli interconnettori dovranno conformarsi alle normative UE attuali e future in materia di energia, concorrenza e aiuti di Stato e che, causa la Brexit, non saranno in grado di influenzare.

Il problema è insito nella pochezza dell'analisi tecnica delle rete in cui sono state integrate tecnologie intermittenti ed ora la penetrazione delle energie rinnovabili ha raggiunto lo stadio in cui l'ESO sta pubblicamente informando che la rete ha bisogno di più inerzia e capacità di potenza reattiva per supportare la stabilità di frequenza e tensione. Tutte le centrali nucleari altamente stabilizzanti del Regno Unito, ad eccezione di Sizewell, saranno chiuse nei prossimi anni pertanto l'inerzia e la potenza reattiva verranno acquistate dagli utenti della rete, anche se la modalità con cui questo avverà non è definita. Questa è una conseguenza diretta dell'aumento delle energie rinnovabili ed aumenterà enormemente il costo reale delle energie rinnovabili e le bollette degli utenti.

L'industria del Regno Unito è prevalentemente privata e frammentata, per lo più di proprietà di imprese straniere, che apparentemente non ha gli obblighi legali di concordare e attuare una strategia coordinata a lungo termine mentre nel frattempo il paese dipende completamente dalle importazioni di energia europee per tenere le luci accese.

Nel frattempo, la ricerca di "record" affronta seriamente le emissioni? No. Le energie rinnovabili eoliche ci hanno deluso durante una crisi sanitaria senza precedenti? Sì.

Essere in grado di rivendicare un periodo "senza carbone" da record potrà sicuramente giovare all'immagine green del paese ed alle lobby ma a quali costi per gli utenti in un momento in cui la pandemia ha devastato il tessuto economico?

 

Giovanni Brussato

 

Riferimenti:

Ing. David Watson,  già responsabile di progetti presso Foster Wheeler Energy, con sede a Glasgow - E&T Engineering and Technology