Viandante su un mare di pale

Italia Nostra Firenze: "L’eolico in Toscana, potere delle lobby ed eversione dell’art. 9 della Costituzione e delle normative di tutela del patrimonio territoriale".

 

 

La Corte Costituzionale, fino almeno dal 2007 (Sentenza n. 367), ha sancito con estrema chiarezza il “valore primario e assoluto” del paesaggio. Lo ha opportunamente ed esemplarmente ricordato, il 19 settembre 2023, la Presidente dell’Alta Corte Silvana Sciarra, in occasione del suo intervento rivolto ai giovani, intitolato Cultura ambiente democrazia. L’impegno delle generazioni future, nella sede istituzionale della Camera dei Deputati.

“Il paesaggio ‘nel suo aspetto visivo’ assomma ‘contenuti ambientali e culturali’ e dunque è di per sé un valore costituzionale. Non si tutela un concetto astratto di ‘bellezze naturali’ ma ‘un bene complesso ed unitario’ che la giurisprudenza costituzionale considera valore primario e assoluto” (come da sentenza n. 367 del 2007, punto 7.1 del Considerato in diritto).

“La compatibilità tra tutela ambientale e attività dell’uomo si propone nel dibattito contemporaneo in termini prorompenti, in ragione dell’urgenza di favorire la così detta ‘transizione verde’ […] facendo in modo, per esempio, che gli impianti di energia rinnovabile non disturbino il contesto paesaggistico e siano dunque installati in modo idoneo” (cortecostituzionale.it/documento).

Niente di tutto questo è stato recepito dagli amministratori, anzi la classe politica – a qualsiasi scala (nazionale, regionale, provinciale e comunale) – spinta dalle pressioni dei gruppi di interesse e di speculazione attratti dai cospicui incentivi pubblici e immancabilmente sostenuta (in modo tendenzialmente eversivo), dai livelli tecnici delle loro amministrazioni e dai massmedia, continua, purtroppo, ad interpretare il ruolo delle classiche scimmiette che non vedono e non sentono: limitandosi a decantare, eccome, come disco rotto e mantra, la dottrina ufficiale di una ormai mitica Transizione Energetica a cui nessuno in verità crede, ma che dovrebbe essere ovviamente attuata a tutto danno della Transizione Ecologica. Secondo la loro versione, gli impianti eolici non produrrebbero danni o comunque questi sarebbero di portata irrisoria rispetto al prodigioso vantaggio climatico, dell’energia rinnovabile, che sarebbe immancabilmente prodotto. Senza che nessuno, neppure gli amministratori locali, ubriacati dalla prospettiva delle compensazioni monetarie versate dalle imprese industriali, avverta il dovere di fornire dati sulla produzione energetica e di evidenziare – in una sorta di bilancio costi/benefici – la reale riduzione dei benefici ecosistemici arrecata con l’operazione. Dovrebbe essere a tutti chiaro, infatti, che per molti anni gli impianti – quanto funzionanti non è dato sapere per la inaccettabile secretazione dei dati anemometrici – serviranno solo a bilanciare quanto speso in energia fossile necessaria, prima, a costruirli (specialmente in Cina dove le fabbriche sono alimentate essenzialmente dal carbone), a trasportarli e installarli e, successivamente (dopo un ventennio), a smaltirli.

La Regione Toscana non può continuare a discutere ‘al chiuso’ con gli investitori del settore dell’energia le singole proposte di installazione di FER via via presentate all’insegna di mire di lucro e di potere, nella più totale colpevole assenza di capacità programmatoria da parte della stessa amministrazione regionale: la quale, invece, deve inquadrare le soluzioni in una visione generale e condivisa, capace di contemperare le problematiche ambientali e sociali e il punto di vista della tutela del paesaggio. Le soluzioni devono essere quindi trovate nell’ambito di un piano regionale che, partendo dal calcolo del fabbisogno energetico, proponga una sua ripartizione fra le diverse fonti di approvvigionamento (privilegiando la creazione di una rete capillare di comunità energetiche e di centrali fondate sul fotovoltaico non a terra ma sui tetti, che stentano a decollare per le resistenze della politica alla redistribuzione diffusa sul territorio degli incentivi oggi assicurati a poche grandi imprese), con precisa indicazione delle aree e dei luoghi nei quali certi impianti non sono ammissibili in base al piano paesaggistico regionale.

L’allegato alla Lettera aperta inviata al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, trasmessa da Italia Nostra e da tante altre associazioni il 16 settembre 2023 (e lasciata emblematicamente senza risposta alcuna…), si sofferma sull’impianto eolico Monte Giogo di Villore (sette gigantesche torri eoliche, con stazioni e chilometri di cavidotti, nel crinale mugellano di Vicchio e Dicomano, al confine con la Regione Emilia-Romagna, già approvato nel 2022 e sul quale dovrà pronunciarsi il TAR Toscana nella seduta del prossimo 19 dicembre): un progetto scandalosamente incompatibile, che avrebbe dovuto essere rigettato sin dalla sua presentazione, in quanto tra l’altro non conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni del Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico (PIT-PPR) in vigore. Anche la normativa toscana vieta, infatti, di manomettere la morfologia dei crinali e colloca il sito boschivo del Monte Giogo (già di per sé di fragile costituzione sotto i profili idrogeologico e sismico, come dimostrano i dissesti e le frane e le scosse tettoniche anche recenti) nel perimetro di una precisa Zona di Reperimento, cioè di tale pregio per la biodiversità (vi vive anche l’Aquila Gaia) e per la conformazione geografica da essere candidata a ospitare future aree protette. Non è un caso, infatti, che il limitrofo Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e le due Soprintendenza competenti (la toscana e l’emiliana-romagnola) abbiano espresso un circostanziato e netto parere contrario, parere di cui, incredibilmente, la Regione Toscana non ha tenuto conto.

Ma non è finita. La Lettera aperta, fin qui arrogantemente ignorata dal Presidente Eugenio Giani, informa che numerosi impianti di taglia industriale di enormi dimensioni – ben otto, addirittura per una cinquantina di torri eoliche complessive –, attualmente in corso di itinere autorizzativo, sono disordinatamente cadutì dall’alto, senza alcuna discussione tra le popolazioni, e riguardano un’altra area appenninica di confine, la Valtiberina tra Valmarecchia e Montefeltro: tutte aree – come quella mugellana – di grande interesse paesaggistico ed ambientale, ricche di riserve naturali, di centri e architetture storiche, interessate da itinerari antichi e frequentate da flussi crescenti di turismo escursionistico e di turismo lento, ma anch’esse caratterizzate da innumerevoli dissesti e frane, come evidenziato nel piano di assetto idrogeologico – PAI del Bacino Conca Marecchia oggi facente parte del distretto idrografico del Fiume Po.

Altri due progetti eolici, in itinere di autorizzazione presso il MASE, riguardano le colline interne maremmane, anch’esse ricche di paesaggi e centri storici, che vivono sull’agricoltura di qualità e sull’agriturismo e il turismo rurale: 9 aerogeneratori in zona San Donato nel comune di Orbetello, con 9 torri di circa 200 metri su 7 ettari di terreno a ridosso di Talamone (Parco Regionale della Maremma) e della zona umida Laguna di Orbetello; e 8 aerogeneratori in località Montauto, comune di Manciano, con 8 pale eoliche di circa 200 metri di altezza. La zona di Montauto, come risulta da studi accademici internazionali, offre condizioni di maggiore purezza e oscurità per l’osservazione del cielo e queste caratteristiche sono una ricchezza per tutti: in quella zona c’è il cielo più buio d’Italia, e infatti vi sono state installate 11 cupole che, da remoto, vengono monitorate da astrofisici in tutto il mondo per la visione di costellazioni e galassie.

Ovunque, in Mugello, Valtiberina e Maremma, con le devastazioni ambientali (distruzione di boschi, di risorse idriche, di biodiversità, sbancamenti di versanti, danneggiamento di strade e sentieri antichi), l’installazione dei mega-impianti industriali eolici produrrebbe danni evidenti, ben concreti, all’economia locale (delle aziende agricole e dei paesi tutti di valore storico), ormai legata al turismo e alle attività socio-culturali che si stanno proponendo in questi ultimi anni, secondo modelli innovativi e virtuosi di ripopolamento e di valorizzazione del territorio e delle sue risorse paesaggistiche e ambientali.

Ovviamente la contrarietà a tutti questi progetti (e ad altri incentrati sia sul fotovoltaico a terra, basato sul consumo intollerabile del suolo agricolo, e sia sulle biomasse, che comportano l’impoverimento se non la devastazione di tanti boschi per i turni troppo ravvicinati di ceduazione) è assai diffusa e sta crescendo: comprende non solo i pochi soliti noti spregiativamente definiti come il fronte del no, ma anche tante associazioni ambientaliste e di altra natura (nazionali e locali), associazioni degli agricoltori e soprintendenze, uomini di cultura e non poche amministrazioni comunali che si vanno convincendo dell’assoluta negatività dei bilanci costi/benefici; nonostante che, formalmente, questi continuino a non essere scandalosamente richiesti e prodotti nella sede delle previste conferenze autorizzatorie istituzionali.

Tutto questo mentre sono usciti, in anteprima (v. Consumi di suolo, nel 2022 record con 21 ettari al giorno, “Il Sole 24 Ore” del 25 ottobre 2023), i dati, allarmanti, del Rapporto Ispra consumo di suolo relativo all’anno 2022. Emerge, infatti, che l’anno scorso sono aumentate di 76,8 Kmq (con la Toscana che ha contribuito con una media più bassa di quella nazionale: 6,17% contro 7,14%) le coperture artificiali (edifici e infrastrutture), a ritmi che “non si vedevano da oltre dieci anni”, in un Paese da tempo in preoccupante decrescita demografica e “dove risultano circa 249 Kmq di edifici inutilizzati”. Un processo completamente contrario agli accordi internazionali e ai proclami (in tutto falsi) del potere politico relativi alla Transizione Ecologica, che sta producendo un impoverimento insostenibile dei servizi ecosistemici (“regolazione del microclima e del regime idrogeologico, produzione agricola, stoccaggio di CO2”) e sta mettendo “veramente a rischio l’equilibrio ambientale, ecologico, idrogeologico del territorio”.

 

Italia Nostra APS Sezione di Firenze