Appello a Giorgia Meloni per un'iniziativa politica diretta, affinché la transizione energetica non comprometta paesaggio, agricoltura e identità

Un appello con oltre 500 firme, tra cui quelle di più di cento sindaci, associazioni, comitati e personalità pubbliche, è stato appena inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'appello richiama le parole pronunciate da Giorgia Meloni durante la recente Assemblea di Confagricoltura: «Gli agricoltori sono custodi dell'ambiente e del paesaggio e il territorio ricevuto in eredità deve essere consegnato integro alle generazioni future». Parole che i firmatari condividono profondamente, ricordando che l'agricoltura non è soltanto produzione di cibo, ma anche presidio del territorio, custodia del paesaggio e parte essenziale dell'identità italiana. Il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale è una necessità condivisa. Tuttavia, la transizione energetica non può tradursi in una diffusione incontrollata di immani impianti industriali priva di una regia nazionale capace di distinguere tra ciò che è compatibile e ciò che non lo è. Per questo i firmatari chiedono alla Presidente Giorgia Meloni di assumere un'iniziativa politica diretta affinché la transizione energetica non comprometta il paesaggio, l'agricoltura e l'identità dei territori italiani.

 

 

Giorgia Meloni sui monti Simbruini, dalla sua pagina ufficiale Facebook.

 

Appello alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per uno sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, a tutela dell'agricoltura, del paesaggio e del patrimonio culturale italiano.

La presente iniziativa nazionale è promossa da TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, coalizione interregionale impegnata nella tutela del territorio. L'appello è rivolto alla Presidente del Consiglio affinché il Governo assicuri una pianificazione nazionale della transizione energetica capace di prevenire le speculazioni e di salvaguardare l'agricoltura, il paesaggio e il patrimonio storico e culturale della Nazione.

È sottoscritto da centinaia di firmatari, tra cui sindaci e amministratori locali, personalità del mondo accademico e della cultura, associazioni, comitati e rappresentanti della società civile provenienti da tutta Italia.

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4 Luglio 2026

 

Gentile Presidente Giorgia Meloni,

nel recente intervento all’assemblea di Confagricoltura, Lei ha ricordato che gli agricoltori sono custodi dell’ambiente e del paesaggio e che il territorio ricevuto in eredità deve essere consegnato integro alle generazioni future.

Sono parole che condividiamo profondamente. Perché l’agricoltura non produce soltanto cibo: custodisce il territorio, modella il paesaggio e conserva una parte essenziale dell’identità italiana.

È proprio partendo da quelle parole che Le scriviamo.

La transizione energetica è necessaria. Rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dall’estero è un obiettivo condivisibile. Ma una cosa è la transizione energetica, un’altra è trasformare l’Italia in una piattaforma industriale energetica diffusa, senza una regia nazionale capace di distinguere tra ciò che è compatibile e ciò che non lo è.

Oggi migliaia di progetti eolici e fotovoltaici interessano campagne, crinali, montagne e paesaggi rurali di altissimo valore ambientale e culturale, con distese di ettari di pannelli e pale eoliche alte oltre 200 metri, come i più alti grattacieli d’Italia. Interventi spesso promossi da società nate da poco, prive di una reale storia industriale e talvolta riconducibili a grandi fondi finanziari e operatori esteri che non hanno alcun legame con i territori coinvolti e ai quali poco importa del patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale italiano.

Il problema non è soltanto il numero degli impianti. È l’assenza di una pianificazione credibile.

Le aree idonee avrebbero dovuto indirizzare gli investimenti verso luoghi già compromessi o compatibili, ma oggi non rappresentano un vincolo realmente efficace. Le norme nazionali si sovrappongono a quelle regionali, si moltiplicano ricorsi e controricorsi, i tribunali amministrativi diventano arbitri della trasformazione del territorio mentre i progetti continuano ad avanzare anche in aree di elevatissimo pregio paesaggistico e ambientale.

Una trasformazione di questa portata non può essere governata dal contenzioso amministrativo. Serve una strategia nazionale chiara, stabile e vincolante, che individui dove gli impianti possono essere realizzati e dove invece devono essere esclusi.

Esiste poi una questione che tocca direttamente il principio di sovranità territoriale. Molti impianti vengono dichiarati opere di pubblica utilità, aprendo la strada a procedure espropriative nei confronti di proprietari agricoli e comunità locali. È difficile spiegare agli italiani perché il principio della pubblica utilità debba essere utilizzato per favorire operazioni che producono profitti privati e impatti permanenti sul paesaggio.

Occorre inoltre aprire una riflessione seria sulla sostenibilità economica di questo modello. Negli ultimi quindici anni alle fonti rinnovabili sono stati destinati circa 170 miliardi di euro attraverso incentivi che, in larga parte, sono stati trasferiti sulle bollette di famiglie e imprese, mentre ulteriori decine di miliardi sono stati recentemente messi a disposizione dall’Unione Europea sotto forma di nuovo debito autorizzato a carico dei contribuenti per sostenere questo modello di sviluppo. Si tratta di risorse enormi che dovrebbero essere orientate prioritariamente verso l’autoconsumo, le comunità energetiche, l’efficienza energetica, i tetti di abitazioni e capannoni industriali, sostenendo famiglie e imprese italiane anziché alimentare le rendite finanziarie di grandi gruppi che spesso operano lontano dai territori sui quali investono.

Difendere il paesaggio non significa essere contro le energie rinnovabili. Significa pretendere che la transizione sia governata con equilibrio e buon senso. Significa utilizzare tetti, aree industriali dismesse, parcheggi, cave esaurite e superfici già artificializzate, evitando di consumare suolo agricolo e compromettere paesaggi che rappresentano una risorsa economica oltre che ambientale.

L’Italia ha già pagato un prezzo elevato alla globalizzazione e a scelte industriali spesso miopi. Abbiamo visto ridursi il peso della manifattura, perdere competitività interi comparti produttivi e indebolirsi progressivamente il settore dell’automotive. Oggi rischiamo di compromettere altre due grandi ricchezze nazionali: il turismo e l’agroalimentare.

Milioni di persone scelgono l’Italia non per le sue infrastrutture industriali, ma per la bellezza dei suoi paesaggi, dei suoi borghi, delle sue campagne e dei suoi territori. Allo stesso modo il valore del Made in Italy agroalimentare deriva anche dall’unicità dei luoghi in cui nasce. Distruggere o banalizzare quel patrimonio significa indebolire due dei principali motori economici del Paese.

Gentile Presidente,

Lei ha sempre parlato di radici, comunità e identità nazionale. La patria, di fatto, non è un concetto astratto: è il territorio, sono le campagne che producono il cibo italiano, sono i paesaggi che raccontano la nostra storia.

Per questo molti cittadini confidano che proprio questo Governo, che più di ogni altro richiama il valore dell’identità nazionale, sappia farsi garante della tutela del paesaggio italiano, patrimonio insostituibile della nostra cultura, preservandolo da trasformazioni profonde e irreversibili alimentate da incentivi pubblici miliardari pagati dagli italiani.

La storia giudica i governi per ciò che costruiscono, ma anche per ciò che lasciano distruggere. E sarebbe un paradosso che proprio sotto il Governo che ha fatto della difesa dell’identità italiana una delle sue bandiere, si consumasse una trasformazione capace di alterare profondamente il volto dell’Italia e di compromettere quel patrimonio storico, culturale e paesaggistico che la Costituzione riconosce come valore fondante della Repubblica.

Perché l’energia si può produrre, e si potrà produrre, in molti modi. La bellezza del nostro Paese, invece, una volta distrutta, non potrà essere restituita alle generazioni future.

 

TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione

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