L'ultimo rapporto Terna ribadisce una volta di più che in Italia l'installazione massiva di impianti eolici sempre più grandi - tutti sussidiati e con costi ancillari sempre crescenti - prosegue nonostante la producibilità eolica sia in calo irreversibile da alcuni anni.

 

 

L'altro ieri è stato pubblicato il rapporto Terna per il mese di dicembre.

Si segnala:

 

- A pag. 5 la tabella dei risultati della produzione elettrica per fonti da gennaio a dicembre 2025, dove risulta una diminuzione della produzione da eolico rispetto all'anno precedente del 3,3% (21,3 TWh contro i 22,0 TWh del 2024).

- A pag. 15 il grafico in basso, dove si evidenzia che nel 2025 sono stati attivati ulteriori 608 MW eolici rispetto alla fine del 2024, portando il totale di potenza eolica in esercizio a fine anno a 13,6 GW, rispetto ai 12,9 di fine 2024.

- A pag. 16 nel grafico in basso a destra, dedicato alla produzione eolica nei 12 mesi del 2025, si rileva che la maggior produzione eolica imputabile agli impianti installati nell'anno ammonta a 1.052 GWh, che è stata però più che annullata dalla diminuzione della "producibilità" degli impianti esistenti pari a 1.874 GWh. Si tratta di una débâcle clamorosa: 1.874 GWh rapportati ai 22.071 GWh prodotti nel 2024 significa una diminuzione della produzione degli impianti già operativi a fine 2024 dell' 8,5%!

- A pag. 19 nella tabella in alto si osserva che nel solo mese di dicembre 2025 la capacità eolica in esercizio ha - purtroppo per il paesaggio patrio - registrato un enorme aumento della capacità in esercizio di 111 MW, che pure è un dato al netto degli impianti scollegati dalla rete nello stesso periodo, come si deduce osservando, nella seconda tabella sempre a pag. 19, che in dicembre il numero degli impianti eolici, nonostante il rilevante aumento della capacità di 111 MW, risulta invariato.

 

La potenza eolica in esercizio alla fine del 2025 è dunque aumentata del 4,71% (608 MW / 12,9 GW) rispetto alla fine del 2024. Ci si sarebbe dovuti aspettare (a parità di condizioni meteo) un aumento analogo dell'energia elettrica prodotta. Viceversa la produzione da fonte eolica, come abbiamo visto, è diminuita del 3,3%. La somma algebrica (4,7 + 3,3) è dunque dell' 8%, che conferma per deduzione il disastroso dato della diminuzione della "producibilità" eolica dell' 8,5% ricavato dal grafico a pagina 16.

Tutto questo ribadisce una volta di più che l'installazione massiva di impianti eolici (tutti riccamente sussidiati, si badi bene) prosegue nonostante la producibilità eolica sia in calo costante e irreversibile da alcuni anni. Già denunciavamo (inutilmente) questa aberrazione all'inizio del 2023.

In seguito la tendenza si è non solo confermata ma addirittura accentuata.

Allora (tre anni fa) scrivevamo, calcolando grossolanamente l'indice di efficienza ingegneristica dell'eolico nel 2022:

 

"Le ore equivalenti alla produzione alla massima potenza teorica, perciò, sono scese a 1730 all'anno (20358 GWh prodotti secondo la Terna diviso 11764 MW installati secondo l'Anev). Un anno è composto da 8760 ore. L'indice di efficienza ingegneristica, di conseguenza, non è arrivato neppure al 20% (1730 / 8760 = 19,75%)".

 

Eseguendo lo stesso grossolano calcolo per il 2025, si ottiene che le ore equivalenti alla produzione alla massima potenza teorica sono scese lo scorso anno ad appena 1570 (21.363 GWh prodotti da fonte eolica diviso 13,6 GW di installato). L'indice di efficienza ingegneristica è perciò ulteriormente sceso al 17,92% (1570 / 8760 = 17,92%). Un'efficienza irrisoria, anche prescindendo dall'obiezione fondamentale che si tratta di energia non programmabile e sincrona, ovvero destinata sempre più spesso ad essere buttata via.

Nessuno ha evidenziato un simile tracollo. A maggior ragione, le cause sono ignote. Quel che è peggio, a nessuno la faccenda sembra interessare. La spiegazione più plausibile è che gli aerogeneratori più vecchi si stanno usurando sempre di più ogni anno che passa, subiscono arresti sempre più frequenti e spesso non conviene più ripararli.

Una spiegazione induttiva sarebbe possibile sulla base dei dati a disposizione della Terna e del GSE (ad esempio l'elenco degli impianti che annualmente vengono scollegati dalla rete perchè improduttivi) che però (finora) non sono mai stati pubblicizzati. E così si continua a sussidiare sempre nuovi impianti eolici - ed a sostenerne i costi ancillari sempre crescenti - destinati ad essere rapidamente abbandonati.

Dio pardon la Commissione UE lo vuole!

 

Alberto Cuppini

 

Dopo il recente, sconcertante decreto legislativo di recepimento della direttiva europea RED III, che introduce la stabilizzazione per legge del curtailment (ovvero che l’energia prodotta da impianti non programmabili - essenzialmente quelli eolici e fotovoltaici di enorme impatto territoriale - venga incentivata anche quando non è immessa in rete), la coalizione TESS chiede a Giorgia Meloni di tradurre in realtà le sue ripetute dichiarazioni programmatiche, assumendo il ruolo di garante di una politica basata sulla “neutralità tecnologica” nella scelta delle fonti energetiche, una posizione che presuppone l’uscita dall’approccio dogmatico delle “rinnovabili ad ogni costo”, trasformate ormai in un meccanismo di rendita finanziaria obbligatoria e garantita, in aperta contraddizione con gli obiettivi dichiarati di sicurezza energetica, tutela dell’interesse pubblico e sostenibilità del sistema economico.

 

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 

Transizione energetica e interesse nazionale: richiesta di intervento immediato al Governo

 

Gentile Presidente Giorgia Meloni,

Le scrive TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, una coalizione interregionale che oggi riunisce oltre 140 associazioni e comitati attivi in tutta Italia per la difesa dei territori, del paesaggio e delle comunità locali.

Abbiamo apprezzato le Sue recenti dichiarazioni sull’importanza della “neutralità tecnologica” nella scelta delle fonti energetiche, una posizione che presuppone l’uscita dall’approccio dogmatico delle “rinnovabili ad ogni costo”.

Purtroppo ciò che sta accadendo non sembra riflettere i Suoi auspici. Da ogni parte del Paese raccogliamo segnali sempre più allarmanti: quella che viene oggi definita “transizione energetica” sta assumendo i contorni di una deriva speculativa senza precedenti, lontana sia dalla tutela dell’ambiente sia dagli obiettivi di sicurezza energetica nazionale.

In un quadro già di per sé allarmante, il recente decreto legislativo di recepimento della direttiva europea UE 2023/2413 (RED III), approvato dal Consiglio dei Ministri, introduce un elemento di eccezionale gravità: la stabilizzazione per legge del curtailment. Il decreto stabilisce che l’energia prodotta da impianti non programmabili (essenzialmente quelli eolici e fotovoltaici) venga incentivata anche quando non è immessa in rete, perché eccedente rispetto alla domanda o alla capacità di assorbimento del sistema elettrico, superando il principio secondo cui l’incentivo pubblico era legato all’energia effettivamente utilizzata o autoconsumata.

Il recente report dell'ENTSO-E dedicato al blackout iberico del 28 aprile spiega che non siamo in presenza di un singolo evento, un semplice guasto, ma piuttosto di qualcosa di sistemico che ha messo in luce le fragilità nascoste e le dinamiche complesse delle nostre moderne reti elettriche, sempre più permeate dalle energie rinnovabili non programmabili, dove eventi sostanzialmente irrilevanti possono scatenare un collasso a cascata. Evidente come, nelle attuali condizioni in cui operano le reti, in cui la decentralizzazione aumenta progressivamente, non sia più necessario il guasto di un grande impianto per causare un blackout: una serie di eventi distribuiti, apparentemente minori, può aggregarsi rapidamente e con effetti devastanti. In definitiva il blackout iberico non è stato un singolo incidente, ma una catena di eventi interconnessi in un sistema che appariva sicuro sulla carta, ma era silenziosamente minato da energie intermittenti e imprevedibili come eolico e fotovoltaico. Giovanni Brussato conclude (conclude?) con questo articolo, ripreso dal sito web di Ius101, le sue analisi sul grande apagòn spagnolo. In parole povere, comprensibili anche ai profani di ingegneria elettrica, l'autore ha redatto il certificato di morte del sistema "tutte rinnovabili" (rinnovabili non programmabili, precisiamo), che si affianca e si sovrappone all'altro problema altrettanto irrisolvibile dei costi marginali crescenti all'aumentare della potenza installata in pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Intanto si apprende che, appena venti giorni dopo l'apagòn, anche la Macedonia del nord ha subito un altro blackout - di cui in Italia nessuno ha parlato - con "preoccupanti similitudini con l’evento spagnolo".

 

 

Negli ultimi mesi la narrazione del "tutto elettrico" per "salvare il Pianeta" è cambiata radicalmente. L'Unione europea, da prima della classe, è diventata l'esempio di una politica energetica fallimentare in cui si è anteposta l'ideologia delle rinnovabili intermittenti alla fattibilità economica e tecnica. Ora arrivano da più parti le invocazioni a rimettere in discussione l'architettura stessa dell'European Green Deal. Gli Amici della Terra, che negli anni passati erano stati tra i pochi ambientalisti a prevedere questi esiti infausti, tratteranno le possibili nuove strategie durante la XVII edizione della loro tradizionale Conferenza nazionale sull'efficienza energetica, in programma mercoledì e giovedì della prossima settimana a Roma presso il Palazzo Baldassini, conferenza che quest'anno è intitolata "Reset delle politiche climatiche europee per una transizione possibile".

 

 

 

Il fallimento del Green Deal europeo è ormai svelato: nonostante la rilevanza degli investimenti, il programma non ha determinato alcuna leadership strategica o tecnologica mondiale rispetto ai cambiamenti climatici e alcuna riduzione delle emissioni globali. Ha invece contribuito all’aumento del costo dell’energia per famiglie e imprese, al crollo delle produzioni industriali e alla loro delocalizzazione. L’obbligo di installazione di fonti rinnovabili intermittenti ha messo a rischio la stabilità delle reti elettriche e, particolarmente in Italia, non ha potuto sostituire le fonti fossili ma ha stravolto ogni pianificazione territoriale esistente, violando in particolare le aree naturali e agricole senza risparmiare i paesaggi iconici dell’identità culturale nazionale.

Le correzioni di rotta in corso di definizione da parte dell’UE sono tardive e insufficienti: non ha senso continuare a porre obiettivi irrealistici, divieti non condivisi e obblighi che si stanno rivelando socialmente, ambientalmente ed economicamente insostenibili e che rischiano di provocare il rigetto e lo smantellamento indiscriminato delle politiche ambientali.

Per gli Amici della Terra invece, è tempo – in Italia e in Europa - di una transizione possibile che definisca nuove strategie sulla base dell’esperienza e di previsioni costruite sui dati rilevati. Non si tratta di rinunciare alla decarbonizzazione, ma di tracciare un percorso pragmatico, socialmente ed economicamente accettabile ed efficace, fondato su obiettivi realistici. Una transizione che valorizzi tutte le soluzioni effettivamente disponibili nel breve, medio e lungo periodo, senza preclusioni ideologiche, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica. A partire dai miglioramenti dell’efficienza energetica – che restano per gli Amici della Terra la priorità - dall’impiego di pompe di calore, teleriscaldamento, cogenerazione, biocombustibili, dal recupero energetico da rifiuti, dalla riduzione delle emissioni di metano e dall’utilizzo dell’energia nucleare.

Amici della Terra

Le associazioni riunite nella difesa del paesaggio e delle comunità di montagna esprimono il loro sostegno alla Regione Emilia-Romagna per la decisione di opporsi al progetto eolico "Badia del vento" e manifestano il loro apprezzamento a Michele de Pascale e Irene Priolo per l'impegno nel promuovere politiche energetiche coerenti, attente ai territori e rispettose delle comunità locali. Deprecano viceversa il comportamento discriminatorio della Regione Toscana che, mentre boccia sistematicamente impianti eolici nelle zone iconiche del paesaggio toscano, autorizza senza esitazioni progetti sulle aree di confine e in quelle più deboli, come nel caso di Badia del vento.

 

 

A sostegno della decisione della Regione Emilia-Romagna di opporsi al progetto eolico “Badia del Vento” si schierano numerose realtà ambientaliste e territoriali: Italia Nostra Emilia-Romagna e sezioni di Arezzo, Firenze, Valmarecchia e Maremma Toscana), WWF (sezioni di Rimini e Forlì-Cesena), Club Alpino Italiano Regione Toscana, Amici della Terra, Altura, Associazione I Cammini di Francesco in Toscana, Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), Atto Primo Salute, Ambiente, Cultura ODV, insieme a decine di comitati e associazioni locali dell’Appennino tosco-romagnolo e marchigiano, tra cui Crinali Liberi Londa, Comitato Tutela Crinale Mugellano, Appennino Sostenibile, Crinali Bene Comune, Salviamo l’Appennino Faentino Forlivese, Parma Città Pubblica APS e molte altre realtà riunite nella difesa del paesaggio e delle comunità di montagna.

Le associazioni firmatarie, impegnate nella promozione di una transizione ecologica autentica e rispettosa del territorio, esprimono il loro convinto sostegno alla Regione Emilia-Romagna per la decisione di opporsi al progetto eolico "Badia del Vento" (in Toscana ma al confine con il Comune romagnolo di Casteldelci) auspicando nel contempo l’intervento da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri per scongiurare uno scempio ambientale e paesaggistico senza precedenti nel cuore del Montefeltro.

Si tratta di una scelta di grande responsabilità, che mette al centro la tutela del paesaggio, della biodiversità e della sicurezza idrogeologica. Non possiamo accettare che l’energia rinnovabile diventi un pretesto per interventi invasivi su territori fragili, dove l’abbattimento di boschi, la movimentazione del suolo e l’installazione di strutture alte centinaia di metri rischiano di trasformare un paesaggio unico in un’area profondamente compromessa.

Le associazioni vogliono esprimere il loro pieno sostegno e apprezzamento a Michele de Pascale e Irene Priolo per il loro impegno nel promuovere politiche energetiche coerenti, attente ai territori e rispettose delle comunità locali. La transizione ecologica non può ridursi a slogan. Deve essere reale e coerente: produrre energia pulita non basta se i costi ambientali e sociali ricadono sul territorio, mentre i benefici concreti restano limitati ai proponenti e ai proprietari terrieri. Progetti come “Badia del Vento” si sostengono grazie a ingenti incentivi pubblici, miliardi di euro puntualmente scaricati sulle bollette dei cittadini e delle imprese.

Va inoltre ribadito il gravissimo comportamento della Regione Toscana: mentre boccia sistematicamente impianti eolici in territori come le Crete Senesi , la Maremma e altre zone iconiche del paesaggio toscano, autorizza senza esitazioni progetti sulle aree di confine e in quelle più deboli, come nel caso di Badia del Vento, in un atteggiamento di prevaricazione inaccettabile e profondamente irrispettoso delle comunità confinanti.

Sostenere la Regione Emilia‑Romagna significa difendere non solo boschi, montagne e fiumi, ma proteggere il paesaggio che costituisce l’anima del nostro turismo, base vitale delle comunità locali e motore economico del territorio. In un Paese dove il turismo rappresenta una parte rilevante dell’economia e le scelte ambientali influenzano sempre di più la scelta dei visitatori, non possiamo permettere che questi luoghi vengano sacrificati per un modello di “energia pulita” che scarica i costi sul territorio, sulle imprese, sulle persone. La vera sostenibilità richiede equilibrio, scelte ponderate e piena attenzione ai territori più fragili: solo così la transizione energetica sarà un vero investimento per il futuro, non una resa al profitto immediato e al degrado del patrimonio comune.

 

Associazioni e Comitati firmatari:

Italia Nostra Emilia-Romagna e sezioni di Arezzo, Firenze e Valmarecchia, Maremma Toscana, WWF sezioni di Rimini e Forlì-Cesena, Club Alpino Italiano Regione Toscana, Associazione I Cammini di Francesco in Toscana, Associazione Culturale D’la dè Foss (Al di là del Fosso), Associazione Altura, Atto Primo salute ambiente cultura ODV , Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), Associazione Amici della Terra, Comitati territoriali riuniti Mugello Valdisieve, Comitato Tutela Crinale Mugellano, Crinali Liberi Londa, Circolo Laudato Si' Vicopisano Monte Pisano, Umbria verde benessere ambiente biodiversità, Comitato spontaneo di Damiano, Parma Città Pubblica APS, Gioconda Valmarecchia, Comitati Territoriali dell'Appennino Marchigiano, Salviamo l'Appennino Faentino Forlivese, Comitato Piano Casole, Comitato Pro Montauto, Crinali Bene Comune, Appennino Sostenibile.

 

 

 

Sull'ultimo numero della rivista l'Astrolabio, gli Amici della Terra osservano il fallimento delle politiche dirigiste europee in tema di cambiamenti climatici e ne chiedono una revisione decisa e veloce, anche al livello delle normative di attuazione nazionale, per evitare il tracollo dell’economia e lo sfregio dei territori naturali e agricoli. Finalmente gli Amici della Terra, vincendo la loro abituale ritrosia, hanno accolto il nostro invito a raccogliere i frutti della loro politica ambientalista, che negli ultimi anni è stata molto impopolare ma anche molto preveggente (e in politica è questo che conta davvero). Riproponiamo qui il loro articolo.


È sempre un po' stucchevole trovarsi a scrivere “avevamo ragione noi”. Però è così, e come si dice a Roma, “quando ce vo’ ce vo’”. Ci riferiamo ovviamente al green deal, adesso che il re è nudo e che i nodi sono venuti al pettine in termini di fallimento nella riduzione delle emissioni globali, prezzi dell’energia in aumento (anche al netto di covid e aggressione russa), crollo delle produzioni industriali, debacle della prospettata leadership europea nelle tecnologie “rinnovabili”.

Come nel nostro stile, da associazione ambientalista che prima studia e poi parla cercando di  evitare  condizionamenti ideologici, puntualmente ogni anno, nella nostra Conferenza per l’efficienza energetica (a proposito, la prossima, la diciassettesima, si svolgerà il 26 e 27 novembre a Palazzo Baldassini) abbiamo documentato con approfonditi rapporti l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati  dal Green Deal e la loro insostenibilità sociale, economica e ambientale.  Leggere per credere qui rapporto degli Amici della Terra 2024 e qui la  Relazione_Tommasi_XV_Conferenza 2023.

Dal palco dell'ottantesima Assemblea generale dell'Onu, la Presidente del Consiglio ha attaccato con estrema durezza il Green Deal europeo.

 

 

Riportiamo qui in basso, per spirito di servizio, la parte dell'intervento di Giorgia Meloni di giovedì scorso all'Onu che ha riguardato il Green Deal europeo.

Lo facciamo perchè i "giornaloni" e i principali media italiani lo hanno trascurato, con la parziale eccezione del Sole 24 Ore nell'articolo di Manuela Perrone "Meloni all'Onu striglia Israele e demolisce il Green Deal", dove si fa notare che "rispetto alle anticipazioni della vigilia, nel discorso all'Onu è quello contro il Green Deal l'affondo meno scontato, almeno per durezza". In effetti, per quello che riguarda la "durezza", dobbiamo riconoscere che quello della premier è stato un (giustificatissimo) intervento in stile Rete della Resistenza sui Crinali. Altrettanto vero che stiamo osservando (dopo le aspre parole, in rapida successione nei giorni immediatamente precedenti, del presidente della Confindustria Orsini al Cersaie di Bologna, di Trump sempre all'Onu e del ministro dell'Economia Giorgetti in audizione al Senato) quello che la giornalista chiama "Un attacco concentrico" contro il Green Deal (sebbene la Perrone si sia scordata, nel suo articolo, di citare Orsini e la sua definizione "la più grande cavolata mai fatta").

Per quello che riguarda gli altri giornaloni, su questo affondo meloniano hanno tutti glissato. Sarà difficile glissare quando il Consiglio europeo in ottobre dovrà decidere se confermare gli obiettivi europei di riduzione della CO2 per il 2035, dopo che i ministri dell'Ambiente hanno calciato la palla (esplosiva) in tribuna.

 

Qui il video dell'intervento della Meloni nella parte che più ci interessa.

Qui di seguito il relativo testo scritto, ricavato da sito web della Presidenza del Consiglio.

 

"Cari colleghi, trent’anni di globalizzazione fideistica sono finiti, ne sono stati sottovalutati i contraccolpi e oggi siamo davanti a 'conseguenze inattese', che inattese non erano, di grave portata per i cittadini, per le famiglie e per le imprese. Non è andato tutto bene, come pure veniva promesso.

E vi do un’altra notizia: le cose potranno andare molto peggio, se non fermeremo la creazione a tavolino di modelli di produzione insostenibili, come i «piani verdi» che in Europa - e nell’intero Occidente - stanno portando alla deindustrializzazione molto prima che alla decarbonizzazione.

La riconversione di interi settori produttivi sulla base di teorie che non tengono conto dei bisogni – e delle disponibilità economiche – delle persone, è stato un errore che provoca sofferenze nei ceti sociali più deboli e fa scivolare la classe media verso il basso, imponendo scelte di consumo non razionali.

L’ecologismo insostenibile ha quasi distrutto il settore dell’automobile in Europa, creato problemi negli Stati Uniti, causato perdite di posti di lavoro, appesantito la capacità di competere e depauperato la conoscenza. E ciò che è più paradossale, non ha migliorato lo stato di salute complessivo del nostro pianeta.

Non si tratta, ovviamente di negare il cambiamento climatico, si tratta di affermare la ragione, che significa soprattutto neutralità tecnologica, e gradualismo delle riforme in luogo dell’estremismo ideologico. Rispettare l'ambiente mantenendo l’uomo al centro. Perché ci sono voluti secoli per costruire i nostri sistemi, ma bastano pochi decenni per ritrovarsi nel deserto industriale. Solo che come ho detto molte volte nel deserto non c’è nulla di verde".

 

A cura di Alberto Cuppini

 

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L'articolo del giorno

Parchi eolici nell'Appenino

Mappa interattiva delle installazioni proposte ed esistenti