Un recente articolo del Wall Street Journal a firma di M.Mills, sul tema delle “Energie rinnovabili”  ha evidenziato una serie di considerazioni legate all’approvvigionamento dei materiali necessari alla costruzione dei dispositivi necessari alla produzione delle energie rinnovabili, pale eoliche e pannelli solari, ed alla conservazione della energia così prodotta, le batterie. Il tutto parte dalla considerazione, del tutto evidente, che il nome “Energie rinnovabili” sia sbagliato visto che i macchinari che le generano, turbine e pannelli fotovoltaici, sono costruiti con materiali non rinnovabili, che nel tempo possono esaurirsi e la cui estrazione e fabbricazione richiedono il consumo di idrocarburi.

Costruire abbastanza turbine eoliche per fornire metà dell'elettricità mondiale richiederebbe quasi due miliardi di tonnellate di carbone per produrre cemento e acciaio, insieme a due miliardi di barili di petrolio per produrre i materiali compositi delle pale. La sola produzione di un pannello solare, tenuto conto in particolare del silicio che contiene, genera più di 70 chili di CO2. Con un numero di pannelli fotovoltaici che da qui in avanti aumenterà del 23 per cento su base annua, significa che le installazioni solari fotovoltaiche produrranno 10 GW di elettricità supplementare ogni dodici mesi, rigettando nell’atmosfera 2,7 miliardi di tonnellate di carbonio.

L’International Renewable Energy Agency, IRENA, ha calcolato che il raggiungimento nel 2050 degli obbiettivi degli accordi di Parigi sul clima comporterà lo smaltimento dei vecchi pannelli che rappresentano più del doppio del tonnellaggio di tutti gli attuali rifiuti di plastica globali, analoghi problemi sta riscontrando la Germania dove la fine degli incentivi dal 2020 renderà molti impianti antieconomici e decisamente difficili da smaltire come anche gli USA, secondo quanto riporta l’NPR (National Public Radio) statunitense in un servizio sul suo sito, dove si stima che nei soli Stati Uniti saranno più di 720.000 le tonnellate di materiale costituito pressoché da pale che dovranno essere smaltite nei prossimi 20 anni.

Tornando alle problematiche dell’approvvigionamento va considerato che una singola batteria per auto elettrica pesa anche 500 kg e la sua fabbricazione richiede lo scavo, lo spostamento ed il trattamento di oltre 225 t di materie prime da qualche parte sul pianeta. La costruzione di una turbina eolica richiede oltre 700 tonnellate di acciaio, 2.500 tonnellate di calcestruzzo e 45 tonnellate di plastica. L'energia solare richiede ancora più cemento, acciaio e vetro per non menzionare altri metalli. Secondo le previsioni dell'Agenzia internazionale dell'energia, IEA, le estrazioni a livello globale di argento e indio saliranno rispettivamente del 250% e del 1200% nei prossimi due decenni per fornire i materiali necessari alla costruzione dei pannelli solari necessari a raggiungere gli obbiettivi di Parigi.

Mentre i grillini fanno grande sfoggio mediatico di giustizialismo nella loro nobile crociata contro gli evasori, alcuni loro senatori introducono surrettiziamente nel "DDL Impresa"un emendamento per una sanatoria favorevole ai "furbetti del pannellino" e delle pale eoliche fuori legge.

 

 

                        Immanuel Kant

   Gianni Girotto, presidente della commissione                              Industria del Senato

 

Per poco passava inosservato anche a noi, che pure li sorvegliamo quotidianamente. L'abbiamo appreso quasi per caso, buttando l'occhio sulla prima pagina di Italia Oggi di venerdì, dove in una civetta abbiamo letto: "DDL Impresa. Rinnovabili, per gli impianti fuori legge le sanzioni si alleggeriscono".

Ci siamo perciò precipitati a leggere l'articolo di Luigi Chiarello "Rinnovabili, sanzioni più leggere" che sottotitolava: "Ridotti i tagli alle agevolazioni per gli impianti fuori legge".

Ecco il succo dell'articolo, che si può leggere integralmente sul sito web di Italia Oggi:

"Alleggerimento delle sanzioni per chi produce energia da fonti rinnovabili e accede alle agevolazioni gestite dal Gse per la produzione di energia termica ed elettrica. Gli impianti sorpresi a violare le norme non subiranno più la decurtazione dell'incentivo in una misura quantificabile tra il 20 e l'80% dell'agevolazione, ma tra il 10 e il 50% della stessa... E' quanto disposto da un emendamento (approvato in commissioni riunite a palazzo Madama) al disegno di legge sulla tutela del lavoro e le crisi d'impresa, su cui il Senato ha votato mercoledì scorso la fiducia. Ora il testo è alla Camera."

Chi volesse conoscere in dettaglio di che cosa si tratta, può collegarsi al sito web del Senato, cercando tra i Disegni di legge e cliccando su Atto Senato n. 1476, dove tra l'altro si apprende che il relatore è stato il solito Gianni Girotto, in Parlamento il più fervente zelatore dell'eolico.

Al testo del DDL, già molto specialistico e variegato (il classico decreto omnibus, che in Italia viene utilizzato come passe partout ed estremo refugium peccatorum), sono stati presentati molti emendamenti, tra cui il 13.0.1 è quello che ci interessa. Apprendiamo qui i nomi di chi ha proposto la modifica: Anastasi, Lanzi, Paragone, Puglia e Vaccaro. Per spirito di servizio verso i nostri lettori - ed in particolare verso i comitati anti-eolici - abbiamo verificato l'appartenenza partitica dei cinque suddetti senatori (anche se non nutrivamo dubbio alcuno...), per cercare di individuare la responsabilità politica di questa astutissima manovra. Ebbene: Anastasi (M5S), Lanzi (M5S), Paragone (M5S), Puglia (M5S) e Vaccaro (M5S).

Dobbiamo purtroppo far notare che la notizia di questo colpo di mano, già gravissimo in sè ed apportatore di pesanti conseguenze sulle tasche degli italiani, non è stata riportata (salvo nostre disattenzioni) da nessun "giornalone". I grandi giornali, tutti - come sappiamo - favorevoli all'eolico (ed in particolare la Repubblica), non hanno neppure nominato l'emendamento salva furbetti delle rinnovabili.

Proprio la Repubblica, nell'articolo del 23 ottobre "Dl Imprese, al Senato arriva la prima fiducia del Conte bis", ci fa capire che Il decreto imprese era per molti aspetti talmente improponibile da costringere il nuovo governo a porre per la prima volta la fiducia in Senato. Veniamo infatti a conoscenza dall'articolo che

"il governo Conte bis ha fatto ricorso alla sua prima fiducia, ottenendola dal Senato con 168 favorevoli e 110 contrari per il decreto salva-Imprese. Ad annunciarla era stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico d'Incà, che ha posto la questione di fiducia nell'aula di Palazzo Madama sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del decreto su rider e crisi aziendali."

Peggio ancora, da un articolo del Sole dello stesso giorno abbiamo appreso che "il provvedimento sostitutivo del Dl Crisi è stato blindato dal Governo, dopo un avvio di lavori con sospensione".

E' la seconda volta che i grillini tentano il colpaccio. Già li avevamo denunciati lo scorso gennaio quando ci avevano provato, inserendo di nascosto qualcosa di analogo nel "Decreto semplificazioni", venendo poi fortunatamente fermati dal Presidente della Repubblica

Dobbiamo rivolgerci a lui anche in questo caso, per evitare questa rinnovata porcheria? Porcheria, sissignori, perchè con i decreti omnibus, oltre tutto, si rischia di fare carne di porco del Parlamento.

La cosa è tanto più grave perchè, nel frattempo, i grillini stanno facendo grande sfoggio mediatico di giustizialismo nella loro nobile crociata contro gli evasori fiscali, indicati alle platee televisive ed esposti al pubblico ludibrio come nemici del popolo.

Sono dunque queste le vette del pensiero raggiunte dal nuovo governo giallo-rosso? L'evoluzione post-moderna del paradigma di virtù di Kant, mixato con abbondanti spruzzate di Beppe Grillo e Togliatti:

"La pala eolica sopra di me, la legge della doppia morale dentro di me".

 

Alberto Cuppini


 

 

Confutiamo l'impressione, che si sta rafforzando nell'opinione pubblica italiana come già accaduto negli Stati Uniti e in Brasile, che tutto l'ambientalismo sia preda di una ideologia anti-industriale, dell'irrazionalità ed ora anche dell'infantilismo, e perciò stesso sia non solo inaffidabile ma persino deleterio. Come prova del fatto che rimangono forti presìdi ambientalisti con i piedi saldamente piantati nel tempo e nello spazio, presentiamo il caso dell'Imposta sulle emissioni aggiunte (Imea) e la sponsorizzazione di questa proposta di una nuova fiscalità per le emissioni clima-alteranti fatta dagli Amici della Terra in tutte le sedi istituzionali. L'Imea mira a valorizzare sull’IVA le reali emissioni di CO2, a prescindere da dove i beni siano stati prodotti, e ambisce a diventare uno standard di produzione sostenibile. A tal fine, l'Imea si propone di incorporare il costo della CO2 nei prodotti attraverso uno schema di fiscalità ambientale valido sia per i prodotti interni che per quelli importati, prendendo come riferimento i migliori benchmark di intensità emissiva nei vari settori di produzione. Non ha infatti alcun senso da un punto di vista ambientale - e industriale - disincentivare le produzioni locali europee a basse emissioni nel confronto di mercato con quelle più inquinanti. Oggi, grazie alle tecniche denominate "blockchain", potrebbe essere possibile tracciare le emissioni di beni complessi e contrastare il fenomeno del carbon leakage, e quindi l'involontario aumento delle emissioni clima-alteranti, attraverso un approccio bottom-up, in contrapposizione al "sistema Kyoto", che invece è il tipico metodo top-down, deciso dall'alto e imposto alla base. La realizzazione di questo schema potrebbe spalancare le porte ad un nuovo paradigma: lo spostamento della tassazione da chi produce ricchezza collettiva a chi consuma risorse comuni non riproducibili. L'applicazione dell'efficienza energetica delle best practice europee (o anche semplicemente l'applicazione dell'efficienza energetica italiana, che eccelle nel mondo) permetterebbe di raggiungere risultati migliori, nel contenimento delle emissioni carboniche, di quelli previsti con i metodi utopistici e velleitari suggeriti dalle varie COP dell'ONU, da cui derivano direttamente i grotteschi, tragicomici regolamenti ordoliberisti della commissione Ue, scritti sotto dettatura dei lobbysti che imperversano a Bruxelles.

 Una delle apocalittiche acciaierie cinesi dove viene prodotto l’acciaio consumato dai “gretini” europei.

"Togliere la difesa dell'ambiente dalle mani degli ambientalisti" tuonava il titolo del fondo di Claudio Cerasa sul Foglio del 24 settembre scorso, che denunciava "i danni di un ambientalismo che gioca con il capitalismo, le tasse, i vizi, le nascite e il modello bancomat dell’Europa" ed in particolare, ci permettiamo di aggiungere noi, che gioca con le gabelle in costante ed insopportabile crescita, finora celate nelle bollette elettriche di tutti gli italiani, per sussidiare in modo inverosimile le rinnovabili elettriche non modulabili (in primis eolico e fotovoltaico) e per evitare che il sistema elettrico italiano tracolli proprio a causa della loro natura non programmabile.

Durissimo intervento pubblico del filosofo - accademico di Francia - Alain Finkielkraut: "L'ecologia non deve perdere di vista la bellezza della natura, celebrata dai poeti. Lottare contro il riscaldamento climatico non giustifica sfigurare il paesaggio con le pale eoliche nè stare sull'attenti davanti a delle ingiunzioni puerili".

L’accademico di Francia Alain Finkielkraut

 

"Addio Virgilio, Ronsard, Wordsworth, Hölderlin, Ponge e Bonnefoy! Non ci sono più i poeti che ci aprano gli occhi e che diano forma alle nostra anime. Ed è Greta Thunberg a occupare il posto lasciato vacante".

Parole forti, del tutto inusuali per gli intellettuali italiani di fama, ormai ripiegati supinamente sul conformismo globalizzante del politicamente corretto.

Alain Finkielkraut, membro dell'Académie française, spiega in toni durissimi, con un intervento pubblico, che soltanto il progresso e la cultura potranno salvare l'ambiente.

"Quel che invece si può rimproverare alla politica ecologica è l’aggravare la devastazione proprio col metodo attraverso cui vi porta rimedio... Si trascura l’amore per i paesaggi per i problemi dell’ambiente. E non c’è tempo da perdere con la bellezza del mondo, quando il pianeta è in pericolo."

Peggio ancora, Finkielkraut aggiunge con accenti apocalittici:

"Le pale eoliche spuntano dappertutto come funghi, scrive Renaud Camus. Niente è più disperante, per l’uomo, di queste pale ammazza-uccelli. Esse gli dicono che è circondato, che non ci sono più scappatoie per lui, non più assenza, non più trascendenza, non più altezze dove sono presenti gli dèi. Ed è proprio la sua specie che gli impone questa incarcerazione... Gli agenti di questo abominio pretendono di erigere queste sbarre di prigione se non per il bene dell’umanità e per salvare il pianeta, ma a che pro salvare il pianeta se lo scopo è farne una sinistra gattabuia?"

Non è necessario riferire altro. Invitiamo chi può a leggere il testo integrale dell'intervento di Finkielkraut in lingua originale dal sito di Le Figaro, o almeno una sua parziale traduzione nell'articolo, pubblicato dal Foglio del 9 settembre, dal titolo "L'ecologismo conosce solo la "biodiversità" e ignora la natura".

Così ha commentato Oreste Rutigliano, antesignano della lotta alla speculazione eolica in Italia:

"La profondità di questo articolo dice una cosa quasi ovvia, a cui non eravamo ancora arrivati, nonostante tanti anni di attenzione al problema. Non possiamo pensare a salvare il pianeta e la sua infinita bellezza, nel mentre ci apprestiamo a uccidere la nostra spiritualità, capace di riconoscerne la grandiosità. Ecco cosa c'è di tremendamente sbagliato nella soluzione eolica ed altre simili, oggi ribadite e suggerite dalla mente semplice di una scaltra ragazzina."

Non vogliamo aggiungere a quanto affermato da Finkielkraut altri commenti, che risulterebbero superflui. Solo un paio di domande, se non altro per aprire un non più procrastinabile "dibbattito" nell'immediata vigilia dell'approvazione del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che porterà ineluttabilmente ad uno stravolgimento del paesaggio italiano senza precedenti attraverso l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica ad energie rinnovabili di dimensioni e quantità inimmaginabili.

Quanto dovremo attendere perchè un accademico d'Italia (ci si perdoni l'ironia...) si assuma la stessa responsabilità del filosofo francese accettando il rischio di diventare altrettanto impopolare?

E ancora:

Perchè nella Costituzione della Repubblica italiana, promulgata nel 1947, appariva del tutto naturale affermare con particolare enfasi (nell'articolo 9) che la Repubblica tutela il paesaggio della Nazione (termine usato con estrema parsimonia dai Padri costituenti, dopo l'orgia nazionalistica del ventennio fascista), mentre ora, dopo settantadue anni di democrazia, la tutela del paesaggio, nel caso dell'installazione delle pale eoliche, viene sbeffeggiata?

Secondo noi la risposta (o almeno una parte di essa) è la stessa per entrambe le domande: essa va ricercata nella degenerazione post-sessantottina delle élite italiane, che ha rappresentato un'atroce cesura - forse la peggiore - della nostra millenaria civiltà.

Infine una dedica dell'intervento di Finkielkraut: al vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini, che non risparmia pubblici attacchi alle pubbliche Autorità che contrastano gli eccessi dell'eolico industriale. Apprendiamo l'ultima sua prodezza da un articolo della Staffetta Quotidiana, che così ha concluso la sintesi dell'intervento di Zanchini ad un convegno propedeutico alla grande abbuffata del PNIEC:

"Sull'eolico, in particolare, "il problema sono le Sovrintendenze che sono ostili a priori anche rispetto a interventi di revamping e repowering"."

Tutta la nostra solidarietà va alle Sovrintendenze, che evidentemente, oltre la Costituzione italiana, leggono pure le poesie.

 

Alberto Cuppini

 

 

Un plauso della Rete della Resistenza sui Crinali agli oppositori dei mega concerti rock di Jovanotti (o di chiunque altro) in riva al mare e sulle montagne.

 

Cari ambientalisti "più inquinati delle fogne",

vivissime congratulazioni a chi tra voi si è opposto con la massima determinazione, e senza paura dell'impopolarità, alle barbarie di questo volgarissimo personaggio in preda ad evidenti deliri di onnipotenza.

Per fortuna, ancora non basta qualche grossolanità politicamente corretta infilata nel testo di una canzoncina - oppure dentro un’intervista compiacente - per garantirsi l’indulgenza ecologica plenaria.

Facciamo notare per inciso che le rive del mare e le montagne oggetti di queste brutali ed inopinate aggressioni sono gli stessi - delicatissimi - ambienti minacciati dalle pale eoliche. Che, a differenza di quelli violentati dagli amplificatori di un mega concerto, sono habitat destinati a rimanere deturpati per sempre.

Brava Mariarita, dunque, e bravi tutti gli altri "farabutti".