In prima pagina sul Sole 24 Ore di oggi: "In novembre saremo costretti a convocare un vertice europeo straordinario per nazionalizzare in tutta l'Unione produzione e distribuzione di energia."

 

 

 

Ecco che cosa si può leggere oggi sulla prima pagina dell'autorevole quotidiano confindustriale Il Sole 24 Ore sotto il titolo "La casa brucia, non servono solo parole":

 

"Di questo passo in novembre saremo costretti a convocare un vertice europeo straordinario per nazionalizzare in tutta l'Unione produzione e distribuzione di energia: in giro si respira esasperazione per la nota lentezza delle decisioni a 27. Esagerazione? Di certo, mentre la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, pronuncia davanti al parlamento di Strasburgo il discorso sullo stato dell'Unione, fuori la casa brucia. E nessuno riesce a spegnere l'incendio."

 

 

 

Ormai dovrebbero essere chiari i motivi di tutto l'entusiasmo, che lasciava sconcertati i più ingenui, per la "transizione ecologica" verso le "rinnovabili" manifestato proprio da chi produceva energia dalle fonti fossili: eolico e fotovoltaico si sono rivelati inutili senza il back-up delle centrali a gas. Gli utenti si ritrovano perciò costretti a pagare contemporaneamente entrambi i sistemi, sia le rinnovabili, a prezzi tariffati, che le fossili, i cui prezzi sono volati alle stelle perchè nessuno ci investe più un euro, sapendo che l'Europa già nel 2050 dovrà essere il primo continente "climaticamente neutro".

Dopo questa sciagurata decisione della presidente della commissione UE Ursula Von der Leyen, che si è avvalsa del braccio operativo della BCE, la cui presidente Christine Lagarde ha privilegiato la lotta al cambiamento climatico alla ben più impopolare lotta all'inflazione, il 2021 è stato l'anno col più basso livello di scoperte di nuovi giacimenti di gas degli ultimi settantacinque. I brillanti risultati in termini di inflazione e di disponibilità e costi dell'energia sono sotto gli occhi di tutti. 

 

 

Mentre veniamo informati dei mega profitti delle società dell'energia, da ENI ed Enel all'AGSM (i veronesi che salveranno il Pianeta piantando le pale eoliche sui crinali del Mugello), in queste stesse settimane stanno arrivando a casa le bollette della luce di chi in luglio e agosto ha tenuto acceso il condizionatore come gli anni precedenti, credendo di spendere "solo" il doppio del 2021. Sorpresa! Gli italiani si sono accorti che le bollette sono schizzate alle stelle non solo per le imprese e gli artigiani. Chi lo avrebbe mai detto... Qualche allegra cicala che è andata a fare le belle vacanze (le ultime?) ricorrendo al prestito al consumo adesso non sa come potrà pagare insieme bollette e rate. In costanza di questi prezzi del gas, una bolletta bimestrale di una normale abitazione, nei prossimi mesi freddi, potrebbe superare i mille euro.

Il previsto disastro si è materializzato. Anche i più sprovveduti cominciano a comprendere la fretta di Mattarella di indire le elezioni politiche il 25 settembre, facendo svolgere per la prima volta nella storia una campagna elettorale in piena estate. Se avesse aspettato un paio di mesi, i pensionati che garantiscono la base elettorale del PD, il partito delle élite privilegiate e dell'ideologia della globalizzazione spensierata, avrebbero defezionato in massa dalle urne.

Cardine di questa visione distorta e facilona della realtà, di cui in Italia il PD è il principale interprete, sarebbe dovuta essere la disponibilità universale di energia gratuita dal vento e dal sole. In effetti, l'energia del vento e del sole è gratuita, ma pale e pannelli non lo sono. E adesso le decine di migliaia di pale eoliche con cui i tedeschi hanno sfregiato il loro Paese, senza il gas di Putin a fare da tampone quando il vento non soffia nel modo giusto, hanno pure dimostrato di non servire a niente.

Vediamo una breve rassegna stampa degli articoli di contro-informazione di questi ultimissimi giorni.

Proponiamo il comunicato-lettera distribuito da Italia Nostra, pubblicato anche dal Fatto Quotidiano del 26 luglio sotto il titolo "La dura lezione della fallita Energiewende: gli sforzi ambientali irrealistici esasperano i cittadini".

La dura realtà della crisi dei prezzi dell'energia ha dimostrato inequivocabilmente i limiti della "Transizione energetica" tedesca (voluta da Angela Merkel ed assurta a modello per tutta l'Europa con l'European Green Deal deciso da Ursula Von der Leyen) basata sulle rinnovabili non programmabili e sull'eolico in particolare, che ha sfigurato la Germania con decine di migliaia di pale rivelatesi inutili senza il gas russo. Il disastro era peraltro facilmente prevedibile e gli insuperabili difetti dell'Energiewende erano già stati denunciati dalla Rete della Resistenza sui Crinali e dalla migliore stampa tedesca oltre dieci anni fa.

 

 

Già dall’autunno del 2017, mentre in Italia si dibatteva del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC), era di dominio pubblico che la nazione modello della transizione ecologica mondiale, la Germania, malgrado il formidabile sforzo della Energiewende (la transizione verso un’energia a basse emissioni di carbonio) non sarebbe riuscita a rispettare il suo impegno di riduzione delle emissioni di CO2 come stabilito dagli accordi europei per il 2020. E questo nonostante i traumatici e costosissimi 58 GW di potenziale eolico installato in pochi anni (in Italia attualmente sono circa 11 GW) e 43 GW di solare, che avevano comportato, a tacere degli altri investimenti accessori, un impegno di centinaia e centinaia di miliardi di euro in sussidi.

Il modello tedesco avrebbe poi rappresentato l’ispirazione anche dell’European Green Deal della Commissione Ue, volto a fare dell’Europa il “primo continente climaticamente neutro” entro il 2050. Italia Nostra e otto associazioni ambientaliste avevano presentato al governo un preveggente documento comune di forte critica alla Strategia Energetica Nazionale (SEN).

Nel frattempo, in Germania si è continuato ad installare ulteriori pale e pannelli, rendendo irriconoscibili intere regioni rurali ricche di storia e bellezze paesaggistiche. I dati più aggiornati ci informano che il potenziale eolico tedesco ha superato i 64 GW (on shore 56,93 GW e offshore 7,77 GW) e il fotovoltaico ha raggiunto i 61,94 GW.

Lascia perciò attoniti la notizia che, oggi, la Germania si scopra terrorizzata dalla prospettiva di rimanere senza elettricità e che in tutta fretta riaccenda e faccia funzionare a pieno regime le sue vecchie centrali a carbone, mentre prepara l’opinione pubblica a misure di razionamento. Tutti i giornali europei ne parlano. Ne sia un esempio un editoriale apparso in prima pagina del quotidiano francese Le Figaro uscito il 22 giugno scorso a firma Gaëtan De Capèle Retour du charbon: “Bravo, Mme Merkel!  che dice: “Undici anni dopo avere stupito il piccolo mondo dell’ecologia rinunciando brutalmente al nucleare, la patria dei Verdi scopre ogni giorno che passa l’assurdità di essersi affidata agli elementi atmosferici o a Putin per l’illuminazione, il riscaldamento e il funzionamento delle sue fabbriche. Ormai coperta di pale eoliche, mani e piedi legati al Cremlino, la Germania raramente ha inquinato così tanto. Brava, Signora Merkel!“.

 

Non c'è limite al peggio dopo le semplificazioni delle tutele amministrative, metodicamente smantellate per favorire sfacciatamente l'eolico a detrimento della preservazione dell'ambiente e del paesaggio. Riproposti i progetti in tutti i siti a suo tempo bocciati. I comitati delle Rete della Resistenza sui Crinali si ricompattano per mobilitare di nuovo le popolazioni dell'Alto Appennino, presso le quali si rafforza un senso di ingiustizia, ed operare coordinati contro le prevaricazioni dei lobbysti e dei loro sponsor politici a Roma, che alimentano un'opposizione sempre più forte ed attiva agli impianti eolici.

 

Il crinale tra il Molinatico e il Croce di Ferro. Sullo sfondo Borgotaro.

 

A far da contraltare al demenziale progetto eolico Cisa Cirone, nel comune di Pontremoli in provincia di Massa-Carrara, c'è la riproposta di un vecchio impianto eolico, a suo tempo bocciato, che coinvolge il crinale che fa da testata alla Lunigiana, nel territorio del  comune di Borgo val di Taro, in provincia di Parma. E' in fase di valutazione di VIA il progetto "PARCO EOLICO MONTE CROCE DI FERRO", che prevede l'installazione di sette pale dell'altezza complessiva di 200 metri in una zona ricca di peculiarità paesaggistiche, faunistiche e botaniche.

Il crinale interessato chiude a nord ovest la valle del Magra e il parco eolico rappresenterebbe uno sfregio paesaggistico immane per la terra dei castelli, come  viene anche chiamata la Lunigiana. Come se non bastasse la zona interessata dal cantiere è ricca di reperti del neolitico, frequentata da fauna protetta e luogo di crescita di piante tutelate. E' difficile comprendere cosa spinga certe amministrazioni a prendere anche solo minimamente in considerazione simili insulti all'integrità ambientale e culturare di luoghi così preziosi e delicati. Sarà nostra cura informarci presso l'amministrazione comunale se intende sostenere oppure contrastare questa follia.

 

Comitato CISATEL (Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure)

Giuliano Garavini sul Fatto Quotidiano: "Lo Stato intervenga direttamente nella produzione e distribuzione di rinnovabili, potendosi accontentare di profitti nulli e avendo come missione quella di fornire energia ai cittadini a prezzo abbordabile".

 

 

Non è la prima volta che ci occupiamo delle analisi - ad evidente vocazione marxista - di Giuliano Garavini.

Oggi lo spunto ci viene dalla prima pagina del Fatto Quotidiano, dove abbiamo notato l'occhiello "Extra-utili": chi li reinveste?"

Da quello siamo risaliti all'articolo "Inutile illudersi, non useranno i soldi per piani “green”: toccherà allo Stato", che sottotitola: "Buybacks: I colossi ricomprano le azioni e non investono".

Garavini osserva che le grandi società petrolifere stanno annunciando i maggiori profitti da sempre, ma che nessuna di loro reinveste questi profitti, nè nelle fossili (perchè in Occidente sono state messe - di fatto - fuori legge per favorire le rinnovabili) nè nelle rinnovabili (perchè assicurano profitti solo se sussidiate dallo Stato, che, sulla spinta dei costi insostenibile delle bollette, potrebbe eliminare queste sue garanzie in qualsiasi momento). E così le grandi società preferiscono ricomprare le proprie azioni, arricchendo azionisti e "manager", nessuno investe, l'offerta energetica diminuisce, i prezzi schizzano in alto, il popolo finisce in miseria e, alla fine, l'economia collassa (come vorrebbero molti sedicenti e improbabilissimi "gretini" nostrani, ai quali del clima non interessa niente). Nel frattempo, le emissioni globali di CO2 aumentano perchè in tutto il mondo, per limitare i costi, si torna dappertutto a bruciare il carbone.

Conclude Garavini:

"Da questo stallo si può uscire in due modi. Il primo, quello intrapreso finora, è garantire agli investitori "low carbon" lauti profitti e ritorni sugli investimenti, grazie a benefici fiscali o a prezzi garantiti. In questo modo la collettività si caricherà sulle spalle il profitto delle aziende green e i consumatori rischieranno di essere in affanno a pagare le bollette."

Ovviamente questo primo modo non è una soluzione, ma la causa stessa del problema che si è creato. Per inciso: divertente leggere che i consumatori rischieranno (al futuro) di essere in affanno a pagare le bollette. Ma proseguiamo:

Il secondo modo è che lo Stato, le municipalità o le cooperative, intervengano direttamente nella produzione e distribuzione di rinnovabili, potendosi accontentare di profitti nulli e avendo come missione quella di fornire energia ai cittadini a prezzo abbordabile. Dalla scelta fra le due strade dipende il futuro (e il successo) della transizione ecologica."

Trascurando come concessione allo spontaneismo sessantottino il riferimento alle municipalità e alle cooperative, la nazionalizzazione (almeno) degli impianti ad energia rinnovabile (insopportabilmente costosi ma con costi marginali nulli, almeno per ciò che riguarda la sola produzione di energia) appare ogni giorno che passa sempre più inevitabile.

La (ri) nazionalizzazione dell'energia elettrica è da sempre un nostro cavallo di battaglia. 

Strano che si senta dire una cosa di Sinistra in Italia, dove la Sinistra pare avere ormai a cuore solo i migranti, i comportamenti sessuali più bizzarri e le ragazzine ricche e annoiate che fanno fughino il venerdì per lo sciopero climatico (ma che non si presentano a protestare in massa quando è caldo e loro sono in vacanza al mare).

Ancora più strano leggere queste cose sul giornale che ha affiancato e sostenuto il Movimento 5 Stelle, che, giunto al potere a Roma, non ha saputo trovare niente di meglio da fare, tra le tante corbellerie, che favorire le lobby dei "rinnovabilisti", storiche clientele del PD.

Un suggerimento: la nazionalizzazione delle Fer elettriche, che avevano già guadagnato in modo vergognoso con gli incentivi pubblici e adesso stanno guadagnando in modo ancor più vergognoso con l'esplosione dei prezzi dell'elettricità (per la crisi dell'offerta di combustibili fossili da esse stesse cagionata), non potrebbe essere una concreta proposta di quella "Destra sociale" che vincerà le prossime elezioni (ammesso che si tengano e che il giudizio degli elettori, almeno per una volta quando non vince il PD, venga rispettato) ma di cui tutti ancora ignorano la politica economica?

 

Alberto Cuppini

 

Dopo Poggio Tre Vescovi, sull'Alto Appennino ricompaiono, uno dopo l'altro, i progetti eolici negli stessi siti a suo tempo bocciati. E' il frutto avvelenato delle "semplificazioni" del regime di tutela ambientale e paesaggistica ottenute dai lobbysti con la scusa del conseguimento degli inverosimili obiettivi europei pretesi dalla Germania, che vuole imporre a tutta Europa le sue pale eoliche.

E questo proprio mentre l'interruzione del gas russo ha svelato l'inutilità delle decine di migliaia di aerogeneratori già installati in Germania.  

 

 

Gli stupratori di montagne e paesaggi sono tornati. Due devastanti progetti di eolico industriale minacciano il crinale dell'Appennino ai confini tra la Lunigiana in Toscana e la Val Taro in provincia di Parma. Uno, non ancora in fase di VIA, riguarda il crinale Cisa Cirone. E' la riproposizione di un vecchio progetto già respinto anni fa.

L'altro riguarda il monte Croce di Ferro (già in fase di VIA) in territorio Emiliano, anch'esso già presentato e ritirato in passato.

Per quanto riguarda il primo, alcuni membri locali del comitato di Gravagna si sono mossi tempestivamente. Riportiamo la relazione fatta da Simona Compiani, referente per Gravagna:

"Lo scorso 29 maggio si è tenuta in località Molinello di Pontremoli (MS) un incontro organizzato dall'Ing. Lorenzino Marzocchi (noto ex manager ENI) che si è presentato quale Amministratore Unico di Futuro Energia srl, dichiarando un capitale sociale di euro 10.000 (da verifiche effettuate risulta in realtà un capitale sociale di euro 800!) con una trentina di proprietari dei terreni del crinale Cisa-Cirone. Il Marzocchi ha annunciato ai presenti che la società tedesca Gruppo Geo mbh è interessata a presentare il progetto "Eolico popolare" per la realizzazione di un parco eolico nel tratto Groppo del Vescovo-Cirone. Il progetto non è ancora definito. Contano di costruire 9-15 generatori, l'altezza dei pali dovrebbe essere di circa 130 metri, ed il diametro di 90 metri per un'altezza totale di 155 metri circa".

La Compiani continua raccontando che l’ingegnere ha proposto la creazione della società “Eolico Popolare” per la realizzazione del progetto, alla quale potranno partecipare i cittadini di Pontremoli e Comuni limitrofi, prospettando che, per i circa 300 proprietari dei terreni interessati, andranno il 3% dei ricavi annuali e un ulteriore  3% dei ricavi sarà per il Comune di Pontremoli, forse ignaro che la sentenza 46 della Corte Costituzionale del 23 marzo 2021 prevede che gli Enti locali possano richiedere le sole compensazione ambientali. Insospettiti dai nebulosi impegni presenti nel contratto, che prevede la cessione di superfice e di servitù per trent’anni, i proprietari hanno organizzato un incontro per una consulenza legale nella quale sono emerse le criticità relative alle conseguenze dell’accettazione del contratto proposto. Il giorno dopo, a una nuova riunione organizzata dalla Società proponente per la raccolta firme, si è presentato un solo proprietario. Ora il proponente è a caccia di consensi impegnandosi in un porta a porta. I consiglieri di minoranza del consiglio comunale di Pontremoli hanno fatto un’interpellanza per capire qual è, se c’è, il coinvolgimento degli amministratori in questa storia.

 

Comitato Valdantena

 

Compaiono anche sul nostro territorio i primi effetti delle "semplificazioni" amministrative pretese (e ottenute) dai lobbysti delle "rinnovabili" elettriche non programmabili per coprire l'Italia di pale e pannelli anche nelle aree più suggestive del Paese. E questo proprio mentre in Germania (dove sono già state installate decine di migliaia di giganteschi aerogeneratori rivelatisi improvvisamente inutili senza il gas russo, che rappresenta il solo mezzo per tamponare l'irrimediabile imprevedibilità della produzione eolica) il governo è terrorizzato dalla prospettiva di rimanere senza elettricità  a causa dell'embargo deciso da Putin.

 

 

 

Nel sito della società “Ambiente” s.p.a. si legge, in data 23 marzo 2021, quanto segue:

"Uno dei principali punti di forza del lavoro eseguito da Ambiente sc consiste nel cosiddetto approccio alla “progettazione integrata ambientale” in grado di realizzare una stretta interconnessione fra aspetti tecnici e ambientali. Il progetto è localizzato in un ambito appenninico che segna il confine amministrativo fra le Regioni Emilia Romagna e Toscana, interessato da tre differenti Amministrazioni Comunali (Badia Tedalda, Casteldelci e Verghereto). L’impianto, proposto dalla società GEO Italia S.r.l., è costituito da 36 aerogeneratori della potenza di 3,4 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 122,40 MW. L’energia prodotta verrà convogliata tramite un cavidotto interrato con tensione di esercizio pari a 33 kV alla stazione di elevazione 33/132 kV/kV da realizzarsi all’interno del parco e, successivamente, verrà immessa nella Rete di Trasmissione Nazionale (R.T.N.) per mezzo di un collegamento a 132 kV alla stazione di consegna da realizzarsi in Loc. Castelnuovo.”

In altre parole si ripresenta il progetto rifiutato dalle Regioni interessate  e respinto dal governo nel 2017.

Nell’assemblea tenutasi a Badia Tedalda l’8 luglio scorso i proponenti hanno parlato di un impianto di 13 pale alte 180 m, più un eventuale altro insediamento di 8 pale, da collocare tutte nell’area di Poggio Tre Vescovi compresa nel territorio del comune di Badia Tedalda, forse per aggirare il probabile diniego della Regione Emilia Romagna. 

In realtà dal punto di vista paesaggistico e ambientale non cambia nulla essendo la zona ben visibile dalla Val Marecchia e dalle alture circostanti: Monte Fumaiolo, Alpe della Luna, Parco del sasso Simone e Simoncello, Monte Carpegna.

Giuseppe Prosperi

 

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Parchi eolici nell'Appenino

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