Tanto tuonò che piovve. Proponiamo il video dell'intervento della leader di Alternative für Deutschland Alice Weidel durante la sessione parlamentare sul bilancio di ieri al Bundestag, dopo il trionfo alle elezioni in Sassonia Anhalt di domenica scorsa, con uno spietato attacco al cancelliere Merz ed alla sua maggioranza. Dal discorso della Weidel si comprende che, ancor più che la massiccia accoglienza indiscriminata di immigrati difficilmente integrabili, ai successi elettorali di AfD hanno contribuito i disastrosi esiti delle sconsiderate politiche climatiche,  dall'Enegiewende della Merkel all'European Green Deal della sua delfina Von der Leyen, che avrebbero dovuto far funzionare prima la Germania e poi tutta l'Europa (già entro il 2050!) solo con l'energia elettrica... prodotta dalle pale eoliche e dai pannelli fotovoltaici. L'Italia (persino l'attuale governo Meloni) - sebbene sembri incredibile - ha seguito pedissequamente la Germania in questa follia. Ora alla faciloneria e alla demagogia woke segue quella di segno contrario  della simpatica (...) Weidel e dell'AfD, in attesa di qualcosa di sempre peggiore, qualora a Bruxelles la commissione UE, che in questi anni è stato il braccio esecutivo delle politiche tedesche in Europa, perseveri negli errori ideologici fin qui commessi. Chi semina pale eoliche raccoglie tempesta.

 

Video dell'intervento della leader di Alternative für Deutschland. Alice Weidel durante la sessione parlamentare sul bilancio di ieri al Bundestag

  

Riportiamo, a futura memoria e per chi non volesse guardare tutto il video dell'intervento della Weidel, i passaggi più interessanti del durissimo atto di accusa al governo Merz sui disastri della "politica climatica" tedesca:

 

Minuto 1,18: Non volete liberarvi dalle catene dell'ideologia verde.

Minuto 4,29: La deindustrializzazione spazza il nostro Paese con una dinamica crescente.

Minuto 9,48: La cosiddetta transizione energetica è la più grande macina che schiaccia la nostra economia e la trascina nell'abisso. La transizione energetica è denaro perso, bruciato. Non si crea nulla di produttivo e si sovvenzionano costose strutture parallele disfunzionali.

Minuto 11,00: Per le somme folli che chiedete a cittadini e imprese, i tedeschi ottengono i prezzi dell'energia più alti tra tutti gli Stati industrializzati.

Minuto 13,46: Anche gli errori manageriali giocano un ruolo. Il più grande errore manageriale resta la remissività con cui certi dirigenti d'azienda ripetono a pappagallo persino le più grandi assurdità politiche, invece di opporsi alla transizione energetica ostile all'economia, al divieto dei motori a combustione, all'economia pianificata dell'auto elettrica, alla legge sull'energia degli edifici, al Green Deal; insomma: contro l'intera raccolta di opere insensate della nave dei folli verde.

Minuto 14,40: Alla crisi energetica permanente e al pericolo costante di blackout, che dobbiamo alla fallita transizione energetica, si aggiunge ora la minaccia, per il prossimo inverno di una crisi esistenziale nell'approvvigionamento del gas.

Minuto 19,25: Dobbiamo abolire rigorosamente le spese statali e i sussidi inutili. Solo eliminando inutili programmi per il clima e per la transizione, oltre ai finanziamenti alle ONG sostenute politicamente, si possono risparmiare cifre a due zeri di miliardi. Dobbiamo tagliare immediatamente e drasticamente gli aiuti allo sviluppo e i pagamenti per la protezione globale del clima.

Minuto 21,10: Dobbiamo porre fine alla fallita transizione energetica e affrontare il ritorno al nucleare... Dobbiamo usare i margini così ottenuti per abbassare i prezzi dell'energia, troppo alti, e abolire la tassazione sulla CO2.

 

A cura di Alberto Cuppini

 

 

"Fermate l'ingordigia green". La Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) aderisce alla Rete europea EUCharade e invita tutti coloro che ne hanno la possibilità - e che sono sensibili alla transizione energetica nel rispetto dei territori, del suolo, della biodiversità, del paesaggio e delle economie locali - ad essere presenti il 9 settembre 2026 in Place du Luxembourg a Bruxelles (davanti al Parlamento europeo) alle 11,30. In quella sede ci saranno interventi di tutte le delegazioni presenti, mentre alle 14 è prevista la conferenza stampa presso l'hotel Radisson, con intervento di Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana.

 

"Non diamo gli incentivi sulle energie rinnovabili e così possiamo far risparmiare da domani ai nostri cittadini il 20% del costo in bolletta e chi vuole le energie rinnovabili se le installa e ne trae i vantaggi che ne vuole trarre". Per la prima volta, nel Parlamento italiano, è stato portato un attacco così violento al sistema delle rinnovabili. Appare del tutto evidente la scelta di Futuro Nazionale di seguire, anche in tema di contrasto ai disastri dell'European Green Deal, la stessa politica di Alternative für Deutschland in Germania. Chi semina pale eoliche raccoglie tempesta.

 

I deputati di Futuro Nazionale, il nuovo partito fondato dal generale Vannacci, ieri alla Camera hanno presentato il testo di una interrogazione al ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin dedicata alle rinnovabili, giudicate "insostenibili" per le bollette degli italiani.

Per la prima volta, nel Parlamento italiano, è stato portato un attacco di tale violenza al "sistema" delle rinnovabili, fin qui ritenute sacre e inviolabili.

Riteniamo che sia nostro dovere portare a conoscenza della Rete della Resistenza sui Crinali il contenuto di quel documento, agli atti della Camera dei Deputati, che oggi è stato bellamente ignorato da tutta la stampa italiana in edicola.

Ecco di seguito i passaggi che più ci interessano dell'interrogazione al ministro Pichetto presentata da otto deputati di Futuro Nazionale, per sapere - premesso che:

...

- all'interno della struttura della bolletta elettrica sostenuta da ogni singolo utente, l'incidenza complessiva dei sussidi alle energie rinnovabili risulta ingiustificatamente elevata; infatti, se nel periodo 2015-2021 tali oneri valevano circa il 22 per cento del totale della bolletta, dal 2024 il ripristino della componente Asos per gli incentivi alle rinnovabili copre circa il 90 per cento degli oneri di sistema, pesando in bolletta fino al 20 per cento della spesa dei consumatori;

- questo meccanismo scarica interamente sui cittadini i costi della cosiddetta «transizione ecologica», evidenziando l'insostenibilità economica delle fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, le quali continuano a reggersi sul mercato principalmente perché sussidiate dai contribuenti, anziché in virtù di un'effettiva e autonoma sostenibilità finanziaria e industriale;

- di conseguenza, per gli interroganti è urgente valutare il ripristino dei canali d'importazione a basso costo con fornitori storici quali la Federazione russa;

- appare, pertanto, inderogabile procedere ad una revisione complessiva dell'architettura degli oneri di sistema al fine di liberare le bollette e da costi impropri e restituire potere d'acquisto alle famiglie e liquidità al sistema economico nazionale -:

quali iniziative di carattere strutturale e di lungo periodo il Ministro interrogato intenda adottare, per quanto di competenza, per conseguire un drastico e duraturo abbattimento dei prezzi del gas e dell'energia elettrica a beneficio di famiglie e imprese, definendo una strategia integrata che, nell'abbattere l'impatto degli incentivi alle fonti rinnovabili, ricomprenda la riapertura di canali d'approvvigionamento con partner esteri in grado di offrire condizioni tariffarie maggiormente competitive.

 

Un appello con oltre 500 firme, tra cui quelle di più di cento sindaci, associazioni, comitati e personalità pubbliche, è stato appena inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'appello richiama le parole pronunciate da Giorgia Meloni durante la recente Assemblea di Confagricoltura: «Gli agricoltori sono custodi dell'ambiente e del paesaggio e il territorio ricevuto in eredità deve essere consegnato integro alle generazioni future». Parole che i firmatari condividono profondamente, ricordando che l'agricoltura non è soltanto produzione di cibo, ma anche presidio del territorio, custodia del paesaggio e parte essenziale dell'identità italiana. Il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale è una necessità condivisa. Tuttavia, la transizione energetica non può tradursi in una diffusione incontrollata di immani impianti industriali priva di una regia nazionale capace di distinguere tra ciò che è compatibile e ciò che non lo è. Per questo i firmatari chiedono alla Presidente Giorgia Meloni di assumere un'iniziativa politica diretta affinché la transizione energetica non comprometta il paesaggio, l'agricoltura e l'identità dei territori italiani.

 

 

Giorgia Meloni sui monti Simbruini, dalla sua pagina ufficiale Facebook.

 

Appello alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per uno sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, a tutela dell'agricoltura, del paesaggio e del patrimonio culturale italiano.

La presente iniziativa nazionale è promossa da TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, coalizione interregionale impegnata nella tutela del territorio. L'appello è rivolto alla Presidente del Consiglio affinché il Governo assicuri una pianificazione nazionale della transizione energetica capace di prevenire le speculazioni e di salvaguardare l'agricoltura, il paesaggio e il patrimonio storico e culturale della Nazione.

È sottoscritto da centinaia di firmatari, tra cui sindaci e amministratori locali, personalità del mondo accademico e della cultura, associazioni, comitati e rappresentanti della società civile provenienti da tutta Italia.

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Legge regionale sulle aree idonee per gli impianti eolici e fotovoltaici, il cui iter approderà questa settimana al voto dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna: in vista di un passaggio decisivo per il futuro del territorio regionale, questo documento della coalizione TESS ha raccolto un’ampia adesione da parte di molte associazioni, comitati territoriali e realtà civiche, che rivolgono un appello al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e all’Assessore all’Ambiente Irene Priolo affinché la transizione energetica venga governata senza alimentare fenomeni speculativi a danno di territorio, paesaggio, agricoltura e crinali appenninici.

 

 

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e l’Assessore all’Ambiente Irene Priolo difendano territorio, agricoltura e Appennini.

La coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazioni) e le associazioni aderenti, già firmatarie del documento inviato alla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del percorso di definizione della legge sulle aree idonee agli impianti eolici e fotovoltaici, chiedono alla Regione di perseguire con coraggio la tutela del territorio, in un contesto segnato da pressioni speculative sempre più aggressive.

La transizione energetica è una necessità. Ma non può diventare il pretesto per trasformare il territorio emiliano-romagnolo in un grande distretto industriale energetico. Oggi assistiamo alla proliferazione di centinaia di progetti presentati da società con capitali sociali irrisori, spesso prive di qualunque solidità industriale e finanziaria, che avanzano richieste per impianti dal valore di decine o centinaia di milioni di euro. Una gigantesca operazione speculativa che rischia di travolgere territori, comunità locali e istituzioni.

Il rischio concreto è quello di vedere distese di pannelli fotovoltaici prendere il posto dei campi agricoli, sottraendo suolo fertile alla produzione alimentare, mentre enormi pale eoliche alte oltre 200 metri vengono previste lungo i crinali appenninici, accompagnate da nuove strade, sbancamenti e abbattimenti boschivi irreversibili. In Emilia Romagna, inoltre, la scarsa ventosità rende gli impianti eolici poco produttivi, confermando il timore che tali progetti rispondano a logiche speculative.

Difendere il paesaggio e l’agricoltura non significa essere contro le energie rinnovabili. Significa pretendere una transizione energetica governata, equilibrata e rispettosa dell’identità dei territori. Esistono alternative concrete: utilizzare tetti, aree produttive dismesse, parcheggi, superfici urbanizzate e infrastrutture già esistenti, evitando di sacrificare ambienti integri e paesaggi che rappresentano una risorsa economica, culturale e ambientale fondamentale per la nostra Regione, come evidenziato anche dai rapporti ISPRA sul consumo di suolo e sull’utilizzo prioritario delle superfici già artificializzate.

Occorre inoltre aprire una riflessione seria sulla sostenibilità economica di questo modello. Negli ultimi quindici anni in Italia sono stati destinati circa 170 miliardi di euro agli incentivi per le fonti rinnovabili, con costi annuali di oltre 10 miliardi di euro trasferiti puntualmente sulle bollette di famiglie e imprese attraverso gli oneri di sistema, come riportato nei dati ufficiali del GSE, di TERNA e ARERA.

A questo si aggiunge un tema gravissimo e troppo spesso sottovalutato: molti di questi impianti vengono dichiarati opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, aprendo la strada a procedure espropriative sui terreni agricoli dei privati. Un potere enorme che rende ancora più indispensabile una legge rigorosa sulle aree idonee e sulle incompatibilità territoriali.

La Regione Emilia-Romagna non deve arretrare. Deve invece perseguire con determinazione un percorso di adeguata regolamentazione, accogliendo le proposte di modifica formulate dalle associazioni e dai territori, affinché la legge sulle aree idonee possa realmente prevenire conseguenze nefaste e irreversibili per il paesaggio, l’agricoltura, i crinali appenninici e l’equilibrio delle comunità locali.

La vera sostenibilità non è coprire i campi di pannelli o riempire le montagne di pale eoliche.
La vera sostenibilità è riuscire a tenere insieme energia, ambiente, agricoltura, paesaggio, economia e qualità della vita delle comunità.

Bologna, 25 Maggio 2026

 

 

 

Lettera aperta del presidente di Italia Nostra Toscana Francesco Pratesi al WWF: "Aver trasformato le gigantesche pale eoliche nell’icona indiscutibile della salvezza del Pianeta riflette un approccio dogmatico piuttosto lontano dalla realtà".

 

Alberto Conti, per anni al nostro fianco come presidente del WWF di Forlì-Cesena nella difesa dei crinali tosco romagnoli dalle pale eoliche. In memoriam.

 

Caro WWF, scrivo con un sentimento che mescola gratitudine e incredulità. Gratitudine per ciò che il WWF ha rappresentato in Italia e in parte ancora rappresenta: una delle esperienze più limpide di difesa della natura. Incredulità nel vedere oggi un’associazione che, agli occhi di chi le è stato vicino, appare talvolta irriconoscibile.

Mio padre, Fulco Pratesi, considerava il paesaggio italiano un bene primario, non replicabile. Aveva ben chiaro che l’installazione di impianti rinnovabili non dovesse compromettere l’unicità del nostro territorio, ben diverso dalle lande del Nord Europa spazzate dal vento o dalle aride steppe spagnole. Dal 2010, oltre 200 miliardi sono stati presi dalle nostre bollette per disseminare di pale e pannelli alcuni dei contesti più preziosi del Paese, con effetti insignificanti sulla decarbonizzazione globale, se è vero, come è vero, che la produzione di elettricità italiana pesa per circa lo 0,15% delle emissioni mondiali e solo un quinto di questo 0,15% è stato convertito all’eolico e fotovoltaico. Aver trasformato le gigantesche pale eoliche nell’icona indiscutibile della salvezza del Pianeta riflette un approccio dogmatico piuttosto lontano dalla realtà.

Colpisce nell’odierno WWF l’incapacità di interrogarsi con coraggio sulle nefaste conseguenze, culturali ma anche sociali, di una trasformazione irreversibile dei mille diversi paesaggi identitari italiani verso un unico modello di paesaggio industriale, la cui utilità – al di là del valore simbolico – è tutta da dimostrare. E colpisce il doppio standard sul consumo di suolo. Quando riguarda urbanizzazione o infrastrutture, viene giustamente denunciato. Quando invece è quello oggi prevalente legato a impianti industriali di rinnovabili, sembra scomparire dal vostro orizzonte critico. Eppure si tratta dello stesso suolo: fertile, vivo, parte integrante di ecosistemi e paesaggi. Un patrimonio che in Italia è unico – per biodiversità, storia e densità di siti UNESCO – e che viene progressivamente trasformato senza che si levi, da parte del WWF nazionale, una voce critica.

Non è solo una questione di paesaggio. È l’impatto complessivo di un modello industriale che tende a nascondere al pubblico il costo ambientale per l’adeguamento della rete, per la produzione, il trasporto, l’installazione e lo smaltimento degli impianti, con effetti tutt’altro che trascurabili e non solo in Italia. Ed è anche il costo pagato dalla fauna: gli uccelli, spesso rapaci e migratori, simbolo stesso della libertà naturale, sono tra le vittime più evidenti della diffusione incontrollata degli aerogeneratori i cui progetti affollano ormai anche zone prospicienti le vostre stesse riserve naturali. Tutto questo mentre sulle aree protette, vere trincee contro il cambiamento climatico, non si investono miliardi ma solo pochi milioni di euro l’anno.

In sintesi, resta difficile comprendere l’allineamento del WWF a posizioni che un tempo ne erano lontane. Quella che si proponeva come un’associazione autonoma, capace di giudizi indipendenti e talvolta scomodi, sembra oggi, su questa materia, muoversi all’unisono con un fronte indistinto, in un contesto caratterizzato anche da interessi economici rilevanti, rinunciando a quella coraggiosa libertà che ne costituiva la forza dirompente.

Eppure, nei territori, qualcosa resiste. Molte sezioni locali continuano a difendere luoghi insostituibili – da Orvieto alle Crete Senesi, dalle colline del Morellino alla Gallura, fino ai crinali appenninici romagnoli. Lo fanno spesso in solitudine, talvolta persino in contrasto con una direzione nazionale che appare distante dalle loro ragioni. Come presidente di Italia Nostra Toscana, ma prima ancora come figlio di Fulco, non posso non esprimere amarezza nel vedere nel WWF non più un alleato naturale, ma talvolta un interlocutore che rischia di indebolire le battaglie per la tutela del territorio, anche nei passaggi decisivi sul piano legislativo. Ancora una volta vi chiedo di aprirvi a un dialogo davvero laico e alla pari, per salvare la credibilità del fronte ambientalista italiano.

Questa lettera è condivisa da persone che hanno dato molto alla difesa dell’ambiente in Italia – tra cui Arturo Osio, cofondatore del WWF Italia e Carlo Alberto Pinelli cofondatore di Mountain Wilderness International e consigliere nazionale del WWF Italia per ben 12 anni.

Non è troppo tardi per ritrovare lo spirito originario. Ma il tempo, per i paesaggi che perdiamo ogni giorno, non è rinnovabile.

Francesco Pratesi

Negli ultimi anni la dorsale appenninica è interessata da una crescente proliferazione di progetti di impianti eolici industriali. Attualmente dieci di questi progetti insistono sull’Alto Tevere e sul Montefeltro con 60 aerogeneratori alti dai 180 ai 200 metri che minacciano i paesaggi di Piero della Francesca e borghi come Sansepolcro, Pennabilli e Casteldelci: Cactus Wind, Scirocco Energy, Poggio Tre Vescovi, Badia del Vento, Maestrale Energy, Sestino, Poggio delle Campane, La Fonte, Poggio dell’Aquila, Monte Petralta.

 

 

Negli ultimi anni la dorsale appenninica è interessata da una crescente proliferazione di progetti di impianti eolici industriali. Un fenomeno che impone una riflessione seria, equilibrata e lungimirante. La transizione energetica è senza dubbio necessaria, ma non può e non deve avvenire a scapito di ciò che rende unico e irripetibile il nostro territorio.

L’Alto Tevere e il Montefeltro, al confine tra Romagna, Toscana e Marche, rappresentano uno dei contesti più ricchi e stratificati dal punto di vista storico, artistico e paesaggistico dell’intero Appennino. Qui, in un equilibrio costruito nei secoli tra uomo e natura, si trovano emergenze culturali di straordinario valore: dai centri storici di Sansepolcro, Casteldelci, Pennabilli, Sant’Agata Feltria fino ai percorsi legati a Piero della Francesca, senza dimenticare la vicinanza a sistemi ambientali di rilievo nazionale come la riserva dell’Alpe della Luna e il Parco del Sasso Simone e Simoncello.

Questi territori non sono semplicemente luoghi da attraversare: sono depositari di memoria, identità e relazioni profonde tra paesaggio naturale e presenza umana. Chiese, borghi, pievi, emergenze archeologiche e paesaggi storici costituiscono un patrimonio diffuso che non può essere considerato marginale nelle scelte di pianificazione energetica.

La presenza capillare di beni culturali e aree protette rende evidente l’incompatibilità tra impianti eolici industriali di grande scala e la tutela del contesto paesaggistico e identitario. L’inserimento di tali infrastrutture comporterebbe una trasformazione radicale e irreversibile di questi luoghi.

Il danno che verrebbe imposto sarebbe enorme: un territorio massacrato e ridotto a periferia industriale, con conseguenze pesantissime per la biodiversità e per l’economia locale, a partire proprio da quelle attività turistiche e culturali che oggi rappresentano una delle principali risorse di sviluppo sostenibile.

Non possiamo non rilevare come il concetto stesso di sostenibilità e di transizione energetica, spesso richiamati per giustificare tali interventi, rischino di svuotarsi del loro significato, riducendosi a slogan utili a legittimare forme di speculazione e di pressione sui territori che nulla hanno a che vedere con una visione equilibrata e lungimirante.

Siamo purtroppo di fronte a una condizione di inganno concettuale in cui diviene possibile una contrapposizione elettiva tra il Bene e la Bellezza, una distinzione astratta e strumentale tra l'ambiente e il paesaggio, tra idealismo delle istanze estetiche/paesaggistiche e realismo delle necessità economiche. La narrazione corrente parla infatti di "sacrificio necessario". Il sacrificio della Bellezza.

Ma questo sacrificio non è necessario.

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Parchi eolici nell'Appenino

Mappa interattiva delle installazioni proposte ed esistenti