Se la redenzione della presidente Von der Leyen sul nucleare resta solo a parole e l’apparato normativo costruito durante gli anni del fondamentalismo verde rimane intatto e pienamente operativo, ben diverso appare l'intervento del ministro tedesco dell'Economia e dell'Energia Katherina Reiche di non fissarsi sul net zero al 2050. "Se un obiettivo climatico ignora altre cose a cui bisogna pensare, specialmente disponibilità e abbondanza di energia, si deve cambiare strada". La Reiche ha quindi specificato che la crescita economica deve avere più importanza, nelle politiche, rispetto agli obiettivi climatici.

Il ministro tedesco dell'Economia e dell'Energia Katherina Reiche.
Eccellente (e non è la prima volta che capita, anche se non capita sempre) articolo di Domenicantonio De Giorgio ("Nucleare: la (finta) conversione di Von der Leyen sulla via di Parigi") sul blog della rivista Energia (a proposito: è uscito il primo numero del 2026).
Articolo eccellente ma non eccellentissimo a causa della convenzionale conclusione politicamente corretta pro-rinnovabili. Qui ne riproponiamo qualche passaggio (i grassetti sono nostri), ma il testo del professor De Giorgio dovete leggervelo tutto sul sito web della rivista Energia:
"A Parigi, Ursula von der Leyen ha pubblicamente confessato che ridurre la capacità nucleare dell’Europa è stato “un errore strategico”, ma la redenzione resta solo a parole... Il problema è che l’apparato normativo costruito durante gli anni del fondamentalismo verde – la Tassonomia Ue, lo standard europeo per i green bond, la Sustainable finance disclosure regulation (Sfdr) – rimane intatto e pienamente operativo, sancendo nella legge una visione del mondo che il suo stesso architetto ora rinnega, ma solo a parole, davanti ai microfoni. Oggi, sull’onda della crisi iraniana e del nuovo aumento dei prezzi del gas, riscoprire il pragmatismo è facile. Ma il danno è fatto e le sue radici sono più profonde di quanto qualsiasi vertice parigino possa sanare... Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, membro della Cdu come von der Leyen, ha usato lo stesso linguaggio nel gennaio 2026 con riferimento al phase out nucleare: “un grave errore strategico”. Eppure, la Germania era vistosamente assente dalle 40 nazioni presenti al vertice dell’Aiea a Parigi. Un’assenza eloquente. Il ministro dell’Ambiente tedesco, Carsten Schneider, ha liquidato la posizione della von der Leyen come una “strategia retrospettiva”, riaffermando la supremazia dell’eolico e del solare. La liturgia verde continua, anche se il tempio sta bruciando... Il comitato tecnico della Tassonomia (poi diventato la Piattaforma sulla finanza sostenibile) ha operato con l’assoluta certezza di chi possiede la verità rivelata. Chiunque fosse al di fuori del canone – in primis, nucleare e gas – era semplicemente eretico... Tra il 2019 e il 2025, la produzione netta di elettricità in Germania è crollata del 28%. I prezzi dell’elettricità industriale, un fattore critico per la competitività manifatturiera, sono più che raddoppiati rispetto alla media del 2010. Nel frattempo, la crisi con l’Iran – che ha fatto impennare i prezzi del petrolio e riattivato lo spettro dello shock energetico del 2022 – ha semplicemente accelerato la narrazione, senza modificare la sostanza normativa. I green bond rimangono tali e quali. La Tassonomia rimane tale e quale. Il nucleare rimane “transitorio”. Il gas mantiene la scadenza del 2035. L’architettura della fede è intatta. Solo il sermone è cambiato."
Dicevamo della conclusione politicamente corretta:











