In un recente intervista rilasciata ad Aljazeera Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per il Green Deal, e Fatih Birol, direttore esecutivo della IEA, l’Agenzia internazionale per l'energia, hanno sottolineato come sia necessario “fare della povertà energetica dell’Africa un fatto del passato”. Intento assolutamente encomiabile poiché oggi in tutto il mondo quasi 800 milioni di persone vivono senza alcun accesso all'elettricità di cui 600 milioni sono in Africa. “L'elettricità alimenta le nostre economie: ne abbiamo bisogno nelle scuole, negli uffici e negli ospedali, dove ora refrigera i vaccini salvavita. Dobbiamo ampliare l'accesso all'elettricità su scala industriale per consentire alle famiglie dell'Africa subsahariana di aspirare allo stesso tenore di vita delle famiglie di altre parti del mondo.” sottolineano gli intervistati.

 

 

In realtà, in proiezione, i numeri sono piuttosto diversi: secondo il Center for International Policy, nel 2035 il numero di persone in età lavorativa in Africa supererà il resto del mondo nel suo complesso, ed entro il 2050 un uomo su quattro sarà africano. La stessa IEA prevede che la popolazione dell’Africa nei prossimi trent’anni aumenterà di 1,1 miliardi di persone. Al 2100, il 40 per cento della popolazione mondiale sarà in possesso di un passaporto proveniente da un paese africano. Ancora l’IEA prevede che nel 2050 la popolazione mondiale sarà di oltre 9,5 miliardi ed il reddito medio pro-capite (GDP) sarà quasi raddoppiato rispetto ai valori attuali.

Però leggendo meglio i dati IEA si scopre che viene considerato accesso all'energia un consumo annuo di elettricità per una famiglia di 50 kWh pro capite nelle aree rurali e di 100 kWh nelle aree urbane. Questo livello di consumo di elettricità è sufficiente per alimentare alcune lampadine per qualche ora al giorno, per caricare un telefono cellulare e per far funzionare occasionalmente un piccolo ventilatore. In effetti questi livelli di consumo di elettricità nelle aree rurali e urbane sono correlati a redditi di appena $ 0,27 e $ 0,57 al giorno rispettivamente.

Forse sarebbe meglio che l’IEA spiegasse che la soglia di consumo annuo di 100 kWh rappresenta una soglia di estrema povertà energetica, piuttosto che indicarla come l'obiettivo energetico internazionale per promuovere sviluppo e maggiori redditi. Esattamente come il reddito indica la soglia di povertà la stessa analisi può essere effettuata con l’energia elettrica e, vedremo successivamente, anche con altri indici.

Ad esempio, l'Energy for Growth Hub propone un minimo energetico moderno di 1000 kWh, il Modern Energy Minimum, per persona all'anno, ritenuto coerente con i paesi che raggiungono uno status di reddito medio-basso e stima che più di 3,5 miliardi di persone - quasi la metà della popolazione mondiale - vivano al di sotto di questa soglia.

Metà della popolazione mondiale: forse anche questo andava detto.

Abstract della rassegna stampa.

Finora la deflagrazione dei costi energetici (e quindi a maggior ragione le sue cause) era stata tenuta sotto silenzio. Ma le bollette con le brutte notizie arriveranno presto agli utenti italiani. Per la smania di essere la prima della classe (e perchè influenzata dalla lobby green) l'Europa alza costantemente il livello di riduzione di anidride carbonica. Le utilities non possono fare altro che ribaltare sul mercato finale parte degli aumenti dei costi. Questo rincaro fa il paio con l'aumento delle materie prime necessarie alla "rivoluzione verde". Il basso prezzo di mercato del gas naturale degli ultimi anni aveva finora permesso di limitare gli effetti sulle tasche degli italiani dell'esplosione degli incentivi alle rinnovabili elettriche inseriti surrettiziamente in bolletta come "oneri di sistema". Già ora il caro prezzi e il timore di una inflazione fuori controllo, tale da costringere presto le banche centrali ad alzare i tassi di interessi pur in presenza di livelli di indebitamento potenzialmente esplosivi, comincia a far più paura del cambiamento del clima. Intanto si scopre anche che, con l'avvento delle rinnovabili non programmabili, uno dei pilastri più scontati del funzionamento degli stati moderni, la continuità dell'energia elettrica, è in realtà meno solido di quanto fossimo abituati a pensare. Sapelli: "La follia dirigistica di contrastare l’innalzamento delle temperature non con politiche che emergono dalla contrattazione nel mercato e con il mercato, ma con decisioni tecnocratiche legittimate solo dallo stordimento ecologico, ha appena iniziato a produrre i danni immensi di una transizione non contrattata del tipo di quella che va inverandosi in una Ue sempre più simile all’Urss. Le politiche energetiche prevalenti affermatasi per contrastare l’aumento delle temperature medie sono guidate da un mix di ignoranza e di sudditanza alle lobbies dell’industria elettrica mondiale". Clò: "Se si continuerà ad insistere che di petrolio non c’è più bisogno, che le imprese non dovrebbero più investire in ricerche minerarie, come ha fatto Faith Birol direttore esecutivo dell'AIE, ebbene i prezzi potrebbero schizzare da qui a pochi anni a 150 o 200 dollari al barile. Pari a 3 e più euro al litro di benzina. Le salvifiche rinnovabili non potranno farci nulla. Diversamente dalle fantasie che molti propagano a piene mani da qui a metà secolo – quando nessuno potrà chiederne loro conto – per quelle odierne si potrà farlo, addossando loro la responsabilità di quello che il noto economista petrolifero Philip Verleger prospetta come possibile “catastrofe economica”. Tabarelli: "I permessi di emissione dell'ETS (i permessi a emettere CO2, un'invenzione del protocollo di Kyoto che solo l'Europa ha adottato) sono un elemento fondamentale della transizione energetica e una causa importante dell'aumento dei prezzi. L'Europa ha deciso che entro il 2030 le emissioni di CO2 dovranno essere abbattute del 55%. Un obiettivo semplicemente irraggiungibile. E' folle pensare che in soli 9 anni riusciremo a passare da un -20%, fatto in 30 anni, a un -55%. Ogni permesso consente di emettere una tonnellata di CO2, che vorrei ricordare non è veleno bensì uno dei mattoni della vita sulla terra. Cina e Usa non fanno nulla di tutto ciò. L'Europa sta penalizzando la propria industria a vantaggio di altri Paesi". I programmi europei di transizione energetica, in cui la nuova religione ambientalista si fonde con l'ideologia ordoliberista di matrice tedesca, hanno una forte componente irrazionale che purtroppo sta prevalendo. Ne è stata un'ennesima dimostrazione l'imprevista sovra-reazione all'operazione mediatica globalizzata "Piccola Greta", in particolare la pazzesca decisione della Von der Leyen della "decarbonizzazione integrale" del continente entro il 2050, che, se non altro, ha riportato l'Europa a fare immediatamente i conti con la realtà, con una decina di anni di anticipo rispetto a quanto sarebbe accaduto senza il "bug" Greta.

 

 

Due settimane fa il PUN (il prezzo di riferimento dell'energia elettrica all'ingrosso in Italia) aveva sfondato quota 100 euro al MWh. La settimana scorsa abbiamo passato quota 110. Oggi sfioriamo quota 120. Ricordo che nel maggio dello scorso anno la media del PUN era stata 21,8 euro al MWh e che nel maggio di quest'anno eravamo già a 69,9. Adesso, con i primi caldi, il PUN è decisamente decollato. Finora la deflagrazione dei costi energetici (e quindi a maggior ragione le sue cause) era stata tenuta sotto silenzio. Ma le bollette con le brutte notizie arriveranno presto agli utenti italiani. Attendiamo rese dei conti (con la realtà) a breve. Questo aumento fa il paio con l'aumento delle materie prime necessarie alla "rivoluzione verde". Vedremo che cosa succederà agli sciagurati politici (agli sciagurati e alle sciagurate, per essere rigorosamente p.c.) che un bel giorno si sono alzati da letto ed hanno deciso, tra l'entusiasmo di tutti i media, che l'Europa sarebbe stata il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Si è trattato della classica previsione auto-avverantesi, ma non nel senso - credo - immaginato dai suoi ideatori (ideatrici).

L’IEA nel suo recente “The Role of Critical Minerals in Clean Energy Transitions” sostiene che un sistema energetico in evoluzione richiede un diverso approccio alla sicurezza energetica. Con l'accelerazione della transizione all'energia pulita a livello globale e la diffusione dei pannelli solari, delle turbine eoliche e delle auto elettriche, i mercati in rapida crescita dei minerali chiave potrebbero essere soggetti a volatilità dei prezzi, influenze geopolitiche e persino interruzioni dell'offerta.

Il rapporto identifica il conseguente ruolo dell’Agenzia nell'analisi dei rischi per i minerali e i metalli chiave,che , se non affrontati, potrebbero rendere più lento o più costoso il progresso globale verso un futuro a basse emissioni di carbonio e quindi ostacolare gli sforzi internazionali per affrontare i cambiamenti climatici.

 

 

In realtà dopo aver trascorso un secolo a combattere guerre per gli idrocarburi ora, nel tempo di una generazione, li vediamo diventare marginali mentre assistiamo alla balcanizzazione dell'economia mondiale. Mentre la Cina è concentrata sulla propria sicurezza energetica, trasformazione industriale, elettrificazione, sul miglioramento dell'ambiente eliminando l'inquinamento idrico, e quello atmosferico diventano evidenti le paure dell'Europa e degli Stati Uniti che devono garantire, a loro volta, la loro intera catena di approvvigionamento che deve condurli alla neutralità climatica.

E così mentre ogni blocco inizia a preoccuparsi delle implicazioni per la sicurezza energetica nazionale della propria catena di approvvigionamento assistiamo alla balcanizzazione di quella che è stata l'economia mondiale perfettamente integrata negli ultimi anni, diventa intrinsecamente inflazionistica ed impone la duplicazione degli sforzi.

Stiamo assistendo alla crescita vertiginosa del prezzo delle materie prime e siamo solo nelle prime fasi di un mutamento dell'economia mondiale: ogni paese sta improvvisamente cercando di capire dove posizionarsi a cominciare dal governo degli Stati Uniti che si rende conto che dovrebbe lanciare una guerra commerciale contro la Cina ma comprende anche che non è così semplice farlo.

Il denominatore comune è la decarbonizzazione ma anche l’esigenza per le popolazioni dell’accesso all’acqua potabile ed all’energia e per i governi risolvere le istanze della propria popolazione e quello che sta accadendo in Cile è probabilmente solo l’inizio. Questa trasformazione energetica ed industriale creerà sicuramente vincitori e vinti: si guadagneranno o si perderanno enormi fortune.

Ma elettrificare davvero l'economia mondiale è un'impresa enorme che cambierà la percezione del mondo nei confronti delle compagnie minerarie, come ha ricordato Robert Friedland fondatore di Ivanhoe Mines, poiché le persone si renderanno conto che l'estrazione mineraria è un settore fondamentale della transizione verde. Transizione che dipenderà dalle compagnie minerarie esattamente come l’attuale sistema ne dipende per l’approvvigionamento dei combustibili fossili.

 

Importantissima (anche se trascurata dai mass media) constatazione del governatore della Banca d'Italia sull'esistenza di due differenti "rischi climatici" per l'economia ("le stesse politiche di contrasto ai cambiamenti climatici possono essere fonte di rischio economico"). I "rischi di transizione", come vengono definiti nella relazione annuale, si aggiungono agli effetti ormai pienamente visibili sull'inflazione, provocata dai costi di una "transizione ecologica" europea raffazzonata, velleitaria e sbagliata nei modi e - soprattutto - nei tempi.

 

 

Lunedì è stata presentata dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco la consueta relazione annuale.

Quest'anno un'intera sezione monografica è stata dedicata a "Banche centrali, rischi climatici e finanza sostenibile". In particolare il primo paragrafo della sezione, a pag. 200, è intitolato "I rischi climatici per l’economia e il sistema finanziario".

 

Qui troviamo il passaggio che più ci interessa:

 

I cambiamenti climatici comportano due tipologie di rischio per il sistema economico e finanziario. Il “rischio fisico” è legato al verificarsi di fenomeni naturali determinati dai cambiamenti climatici sia cronici, come la progressiva deviazione delle temperature e delle precipitazioni dalle tendenze storiche, sia acuti, come gli eventi che presentano una bassa probabilità di manifestarsi, ma hanno un alto impatto potenziale (ad es. alluvioni e ondate di calore). Il “rischio di transizione” deriva dal passaggio a nuove tecnologie produttive che permettano di ridurre le emissioni di gas serra. In questo ambito le stesse politiche di contrasto ai cambiamenti climatici possono essere fonte di rischio economico da prendere in considerazione: variazioni della regolamentazione repentine o inattese, non ben pianificate o non armonizzate a livello internazionale, possono infatti cogliere impreparate le imprese operanti nei settori economici più esposti, con potenziali ripercussioni negative sulla loro attività e su quelle collegate.

 

Il 10 giugno prima manifestazione pubblica in Piazza Montecitorio per salvare il paesaggio e la biodiversità in nome dell’articolo 9 della Costituzione.

 

 

Nasce la “Coalizione Articolo 9” per salvare il paesaggio e la biodiversità in nome dell’articolo 9 della Costituzione.

L’hanno creata quindici associazioni ambientaliste (Altura, Amici della Terra, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Assotuscania, CNP, Comitato per la Bellezza, ENPA, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, Pro Natura, Rete della Resistenza sui Crinali, Wilderness Italia)  anche sulla spinta del messaggio lanciato all’opinione pubblica nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha sottolineato con chiarezza come “gli insulti al paesaggio e alla natura, il loro abbandono, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità…”.

Queste Associazioni si battono da sempre affinché questo principio venga tutelato, perché la lesione del paesaggio, il consumo indiscriminato di suolo, il depauperamento della biodiversità non trovino riscontro nella legislazione, negli atti concreti di governo, negli interventi amministrativi, a livello nazionale e locale.

Da questo punto di vista preoccupano non poco le novità contenute nel decreto “Semplificazioni”, varato a supporto del PNRR. Le forze che hanno dato vita alla Coalizione negli ultimi mesi si sono molto spese per una razionale e intelligente pianificazione delle installazioni di impianti fotovoltaici ed eolici, ad evitare una selvaggia distruzione del paesaggio e dell’ambiente naturale, puntando sull’individuazione dei criteri e delle modalità idonee a collocarli in modo da non danneggiare il paesaggio e la biodiversità che una vera transizione ecologica deve contemplare.

Ora la Coalizione chiede con forza di avere il suo spazio di rappresentanza nell’organismo di consultazione previsto dall’articolo 3 del decreto Semplificazioni.

Nei prossimi giorni la “Coalizione Articolo 9” per salvare il paesaggio e la biodiversità illustrerà le ragioni che hanno portato alla sua costituzione ai Presidenti delle Camere, ai ministri competenti, ai parlamentari, alle forze politiche, ai Presidenti delle Regioni.

Dà appuntamento per una prima civile protesta in Piazza Montecitorio nella mattina del prossimo 10 giugno.

 

Roma, 3 giugno 2021

 

La risposta di Italia Nostra alle dichiarazioni di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, riportate nell'articolo pubblicato da Repubblica, dal titolo "Legambiente accusa: le soprintendenze frenano la transizione ecologica".

 

 

 

Le dichiarazioni, riportate oggi da Repubblica, di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, contro le Soprintendenze, colpevoli di cercare di salvare quel che resta del paesaggio italiano dal dilagare dei pannelli fotovoltaici su terreno agricolo e delle torri eoliche, non sono una novità. Che Legambiente sia acriticamente schierata con i colossi dell’energia rinnovabile e strumentale ai loro interessi, è cosa nota. Come altrettanto chiaro pare essere il ruolo di Repubblica, diventato ormai l’organo ufficiale di un ambientalismo di facciata e mai di sostanza.

Parchi eolici nell'Appenino

Mappa interattiva delle installazioni proposte ed esistenti