Konrad Lorenz nel libro del 1968 "Gli otto peccati capitali della nostra civiltà" anticipava le abiette motivazioni e gli esiti infausti della proliferazione incontrollata delle onnipresenti pale eoliche e degli altri impianti di produzione elettrica "ad energia pulita": "Il senso estetico e quello morale sono evidentemente strettamente collegati", scriveva allora il Nobel padre dell'etologia. "La totale cecità psichica di fronte alla bellezza in tutte le sue forme, che oggi dilaga ovunque così rapidamente, costituisce una malattia mentale che non va sottovalutata, se non altro, perchè va di pari passo con l’insensibilità verso tutto ciò che è moralmente condannabile. Coloro cui spetta la decisione di costruire una strada, o una centrale elettrica o una fabbrica che deturperà per sempre la bellezza di una vasta zona sono del tutto insensibili alle istanze estetiche."

Oltre 50 anni fa - non a caso nel 1968 (cinque anni prima di vincere il premio Nobel per la medicina e quindi diventare universalmente noto) - l'austriaco Konrad Lorenz, il padre dell'etologia moderna, scrisse di getto un agile libretto dal titolo "Gli otto peccati capitali della nostra civiltà", presto diventato un best seller della saggistica mondiale. Un libro molto controcorrente rispetto al pensiero unico sessantottino, e quindi molto pericoloso da esporre nelle vetrine delle librerie durante gli "anni di piombo".

Il tempo, come sempre, è stato galantuomo, confermando le capacità sciamaniche di Lorenz nell'intravedere le tendenze evolutive della specie umana.

Il libro deve essere assolutamente riletto oggi, quando agli "anni di piombo" e alla "lotta dura senza paura" a fianco delle "masse proletarie" sono succeduti senza soluzione di continuità gli "anni della melassa" e del buonismo politicamente corretto (come scriveva Lorenz: "Le malattie intellettuali della nostra epoca usano venire dall'America e manifestarsi in Europa con un certo ritardo").

Al filone del buonismo politicamente corretto, ossessionato da due o tre idee fisse al punto da trascurare tutta la varietà e la complessità del mondo, può essere certamente ascritto anche il ghiribizzo di risolvere i problemi planetari del cambiamento climatico piantando pale eoliche e pannelli fotovoltaici da tutte le parti, nè più nè meno di come gli indigeni dell'isola di Pasqua piantavano le statue Moai.

Proprio alle vere, abiette motivazioni degli "ecologisti del fare" (si sono spesso davvero autodefiniti così) ed ai danni cagionati dagli aerogeneratori giganti pare fare riferimento Lorenz (trent'anni prima che apparissero davvero le grandi pale!) nel capitolo che tratta del secondo peccato capitale della nostra civiltà (il primo è la sovrappopolazione, a cui Lorenz fa risalire gli altri sette): la devastazione dello spazio vitale.

Al capitolo sulla devastazione dello spazio vitale appartengono i brani riportati di seguito. I grassetti sono nostri.

Un consiglio. Anzi: due consigli. Il primo ai nostri lettori: procuratevi il libro in biblioteca e leggetevelo tutto, dall'inizio alla fine. Ne rimarrete entusiasti. Il secondo alla casa editrice Adelphi, che ne possiede i diritti: ripubblicate il libro! Oggi è più attuale di allora: sarà di nuovo un successo.

Infine, prima di lasciare la parola a Lorenz, una dedica. La frase "La totale cecità psichica di fronte alla bellezza in tutte le sue forme... va di pari passo con l’insensibilità verso tutto ciò che è moralmente condannabile" la vogliamo dedicare agli spregiudicati lobbysti delle rinnovabili organizzatori della recente manifestazione "global strike", che hanno cinicamente strumentalizzato la povera ragazzina svedese. Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli...

 

 

La fretta affannosa del nostro tempo non lascia il tempo agli uomini di vagliare le circostanze e di riflettere prima di agire. Ci si vanta anzi, da veri incoscienti, di essere dei “doers”, della gente che agisce, mentre si agisce a danno della natura e di se stessi. (...)

 

Devastando in maniera cieca e vandalica la natura che la circonda e da cui trae il suo nutrimento, l’umanità civilizzata attira su di sé la minaccia della rovina ecologica. Forse riconoscerà i propri errori quando comincerà a sentirne le conseguenze sul piano economico, ma allora, molto probabilmente, sarà troppo tardi. Ciò che in questo barbaro processo l’uomo avverte di meno è tuttavia il danno che esso arreca alla sua anima. L’alienazione generale, e sempre più diffusa, dalla natura vivente è in larga misura responsabile dell’abbrutimento estetico e morale dell’uomo civilizzato. Come può un individuo in fase di sviluppo imparare ad avere rispetto di qualche cosa, quando tutto ciò che lo circonda è opera, per giunta estremamente brutta e banale, dell’uomo? (...)

 

Tra l’immagine della periferia urbana e quella del tumore esistono evidenti analogie: in entrambi i casi vi era uno spazio ancora sano in cui sono state realizzate una molteplicità di strutture molto diverse, anche se sottilmente differenziate fra loro e reciprocamente complementari, il cui saggio equilibrio poggiava su un bagaglio di informazioni raccolte nel corso di un lungo sviluppo storico; laddove nelle zone devastate dal tumore o dalla tecnologia moderna il quadro è dominato da un esiguo numero di strutture estremamente semplificate. Il panorama istologico delle cellule cancerogene, uniformi e poco strutturate, presenta una somiglianza disperante con la veduta aerea (...)

 

Il senso estetico e quello morale sono evidentemente strettamente collegati e gli uomini che sono costretti a vivere nelle condizioni sopra descritte vanno chiaramente incontro all’atrofia di entrambi. Sia la bellezza della natura sia quella dell'ambiente culturale creato dall'uomo sono manifestamente necessarie per mantenere l'uomo psichicamente e spiritualmente sano. La totale cecità psichica di fronte alla bellezza in tutte le sue forme, che oggi dilaga ovunque così rapidamente, costituisce una malattia mentale che non va sottovalutata, se non altro, perchè va di pari passo con l’insensibilità verso tutto ciò che è moralmente condannabile. Coloro cui spetta la decisione di costruire una strada, o una centrale elettrica o una fabbrica che deturperà per sempre la bellezza di una vasta zona sono del tutto insensibili alle istanze estetiche. Dal sindaco di un piccolo paese al ministro dell’economia di una grande nazione, tutti sono d’accordo nel ritenere che non valga la pena di fare sacrifici economici, e tanto meno politici, per difendere la bellezza del paesaggio. I pochi scienziati e difensori della natura che vedono lucidamente approssimarsi la tragedia sono totalmente impotenti. Avviene infatti che un comune che possiede piccoli appezzamenti di terreno sul limitare di un bosco scopra che questi aumenteranno di valore se saranno collegati da una strada; e ciò basta perché il grazioso ruscello che attraversa il paese venga deviato, incanalato e ricoperto di cemento, e perché un bel viottolo di campagna venga immediatamente trasformato in una orrenda strada di periferia.

L'affermazione politica di un Trump (o più modestamente di un Bolsonaro o di un altro Attila dell'ambiente) è ciò che ci dobbiamo attendere entro breve anche in Italia, se a Roma si continuerà ad insistere sulla balzana idea di far funzionare quella che fino a non molti anni fa è stata la quarta potenza industriale del mondo con pale eoliche e pannelli fotovoltaici, mentre la maggioranza dei suoi cittadini sta scivolando sempre più rapidamente verso una irreversibile povertà.

 

Il 2 marzo il Presidente americano Donald Trump è intervenuto a National Harbor nel Maryland all'annuale CPAC (la Conferenza dell'Azione Politica Conservatrice americana). Nell'occasione, ben conscio di giocare in casa, Trump ha parlato a braccio per due ore, godendosi l'adulazione di tutti i presenti. In particolare, Trump non si è lasciato sfuggire la ghiotta opportunità di prendere di mira, senza alcuna misericordia, la proposta Democratica di affrontare di petto il cambiamento climatico con uno smisurato, costosissimo ed irrealistico "Green New Deal".

Trump (che - ricordiamolo per inciso - è l'uomo più potente del mondo) ha detto sarcasticamente: "Penso che il new green deal o come diavolo lo chiamano... Il Green New Deal, giusto? Lo incoraggio! Penso che sia davvero qualcosa che loro dovrebbero promuovere!"

Tra sghignazzi, acclamazioni, applausi e risate, Trump ha così concluso la sua sceneggiata, in tono sempre più derisorio (si veda la nostra breve clip):

“No planes... No energy... When the wind stops blowing, that’s the end of your electric. ‘Let’s hurry up! Darling! DARLING! Is the wind blowing today? I’d like to watch television, darling.’ It's true... it's true...”

Cioè:

"Niente aerei... Niente energia... Quando il vento smette di soffiare, è la fine della tua elettricità. 'Diamoci una mossa! Cara! CARA! Oggi il vento soffia? Vorrei guardare la televisione, cara.' E' vero... è vero..."

Il "Green New Deal" è un'idea della democratica statunitense Alexandria Ocasio Cortes, che è la personificazione di quanto gli elettori di Trump più detestano in politica, e che sintetizza in sè tutto il peggio della "politically correctness" sia di Obama che della Clinton.

Significativo il fatto che il "Green New Deal" abbia ottenuto un immediato successo anche da noi, nella nostra Sinistra ormai orfana del voto operaio, come testimoniato dall'articolo della Staffetta Quotidiana "Il Green New Deal sbarca in Italia, tra i firmatari Zingaretti e Pizzarotti".

Tra i firmatari italiani, come riporta la Staffetta, Nicola Zingaretti, in qualità di presidente della Regione Lazio, Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi europei, Maurizio Martina, deputato Pd, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e presidente di Italia in Comune, Rossella Muroni, deputata LeU, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, Chiara Braga, deputata Pd, Francesco Ferrante, vice presidente del Kyoto Club, Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia.

I soliti noti, insomma, a parte la new entry del neo eletto segretario del PD Nicola Zingaretti, che sembra intenzionato a recuperare i voti lasciati lo scorso marzo al M5S (che appare ora in pieno disfacimento per manifesta incapacità, ben testimoniata dall'incomprensibile e ferale abbraccio all'Anev) appropriandosi della più sconclusionata retorica di Grillo in materia di rinnovabili. Se il buon giorno si vede dal mattino, uno Zingaretti in un futuro governo, in materia di supporto all'eolico e alle Fer elettriche non programmabili, potrebbe fare persino peggio dei suoi compagni di partito Renzi, Calenda e Gentiloni.

Non sappiamo più cosa pensare. Le cose si dissociano, come diceva il Poeta. E la pura anarchia si rovescia sul mondo... Magari la Ocasio Cortes è finanziata da Trump, che si vuole assicurare il secondo mandato. E l'esordio nella grande (...) politica di Zingaretti (non solo per il "Green New Deal" ma anche per le aperture indiscriminate ai "migranti") appare la realizzazione dei sogni più reconditi di Salvini.

Alberto Cuppini

 
 

Lo strano caso del M5s, Dottor Jekyll sui territori e Mister Hyde a Roma. Un promemoria grafico a uso e consumo di Di Maio, CrippaGirotto e compagnia grillina al potere, che, con il loro connubio ostentato e spericolato con l'Anev e per il tramite del Piano Nazionale Energia e Clima, vorrebbero trasformare l'Italia da "Bel Paese" a "Paese dei Puntaspilli".



Il promemoria potrebbe essere utile anche ai loro elettori dello scorso 4 marzo in vista delle prossime elezioni europee.

 

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Sabato 16 febbraio pubblico dibattito a Monzuno (BO). Il caso Acqua Fresca.

 

Energia eolica e tutela dell’ambiente

nell’Appennino Bolognese.


Il caso di Acqua Fresca.

 

Sabato 16 febbraio 2019 ore 16.00

Sala M. Marri

Via Luigi Casaglia, 1 Monzuno (BO)

 

Intervengono

 

Dr. Fausto Bonafede  -  WWF Bologna
Considerazioni ambientali sugli impianti eolici con particolare riferimento all'Appennino.


Alberto Cuppini - Portavoce della Rete della Resistenza dei Crinali per l’Emilia Romagna.
Il nuovo Piano Nazionale Energia Clima: dal mini eolico al mega eolico.


Avv. Federico Gualandi - Professore di diritto amministrativo all’Università Iuav di Venezia.
Gli strumenti normativi nelle autorizzazioni degli impianti eolici.


Prof. Gian Battista Vai - già Ordinario di Geologia Stratigrafica all'Università di Bologna
Gli aspetti geologici dell'Appennino.

 

 

Siete tutti invitati per approfondire temi che coinvolgono da vicino il nostro territorio e non solo l'impianto di Acqua Fresca. Non si tratta di un evento accademico ma di un dibattito pensato per permettere ai presenti di porre le loro domande e di confrontarsi con i Relatori sulla tutela dell'ambiente e del paesaggio, sulla sicurezza dei Cittadini, sulla fragilità del nostro territorio, su chi paga tutto questo e su molto altro.

Sarà un'occasione, visto che è stato notificato a Bruxelles il decreto con gli incentivi Fer, il cosiddetto Fer 1, disponibile in allegato, di capirne significati, impatti e potenzialità.

Per ogni chiarimento o informazione potete inviate una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o attraverso la nostra pagina Facebook.

Comitato Via le pale dall'Acqua Fresca

 

L'intervento del presidente della Repubblica ferma l'emendamento del M5S per ridurre le sanzioni a chi incassa gli incentivi sulle rinnovabili violando le regole.

 

Bloccato nel modo più inaspettato il colpo di mano grillino, da noi denunciato, a favore dei "furbetti del pannellino".

Riconosciamo, oltre alla nostra profonda soddisfazione e alla gratitudine al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il nostro sconcerto e le nostre difficoltà. Non è frequente riportare per i nostri lettori una buona notizia dai Palazzi romani e ci rendiamo conto, dopo tanti anni, di essere diventati del tutto disavvezzi a commentarle. Affidiamoci allora alla stampa nazionale.

"Ieri la presidenza di Palazzo Madama ha dichiarato inammissibili diversi emendamenti approvati dalle commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici, sembra su pressioni del Quirinale, critico sull'allargamento a dismisura del provvedimento. Per quanto approvate dalle commissioni referenti, saltano tra l'altro la sanatoria sulle sanzioni Gse, le semplificazioni per la geotermia" (anche in questo caso: meno male! Ndr), eccetera eccetera.

Questo è quanto si leggeva lo scorso 29 gennaio nell'articolo della Staffetta Quotidiana dal titolo "DL semplificazioni, salta la sanatoria Gse". 

E ancora, dall'articolo del Sole del 28 gennaio a firma Nicola Barone "Dl Semplificazioni al Senato, tagliati 62 emendamenti": "Dunque strada bloccata per i quasi 90 emendamenti... che hanno portato il decreto a essere una sorta di "omnibus". A quanto si è appreso da fonti parlamentari la decisione sarebbe maturata nella maggioranza dopo l'indicazione informale da parte del Quirinale che la disomogeneità delle norme avrebbe potuto non avere la firma del presidente della Repubblica".

Ancor più esplicita la Staffetta, che parlava senza mezzi termini di "dubbi sulla costituzionalità": "Secondo le ricostruzioni della stampa, avrebbe indirizzato verso questa scelta lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Quirinale avrebbe fatto pervenire i suoi dubbi sulla costituzionalità del provvedimento".

E dunque, proseguiva l'articolo sul Sole, 

"Non è passata neanche la cosiddetta "sanatoria sulle rinnovabili" che riduce il taglio dell'incentivo che il Gse può disporre in caso di violazione delle regole (attualmente compresa tra il 20 e l'80 per cento a seconda dell'entità della violazione), fissandola tra il 10 e il 50%".

Aggiungiamo, per una valutazione politica da parte dei comitati e delle associazioni contrarie agli eccessi speculativi e alle illegalità sulle rinnovabili elettriche, che questo emendamento per la sanatoria alle rinnovabili, approvato e poi dichiarato inammissibile dalla presidente del Senato Casellati, è stato rubricato come 3.0.15 (testo 2) e porta le firme dei Senatori Patuanelli (capogruppo M5S al Senato), Grassi (M5S), Santillo (M5S), Puglia (M5S), Turco (M5S) e Girotto (M5S presidente della commissione Industria del Senato).

Ora teniamo la guardia alta per evitare che questo - o un analogo - sotterfugio sia riproposto in altra forma o in altra sede.

Alberto Cuppini

La quota di Fer elettriche è stata di nuovo innalzata nella bozza del Piano Energia Clima (PEC) per il 2030 inviata a Bruxelles, passando dal già velleitario 55% della SEN al 55,4%. Quando il PEC sarà accettato dalla UE, i suoi valori obiettivo diventeranno vincolanti per l'Italia. Come da noi temuto, questo aumento è concentrato su fotovoltaico ed eolico. L'elettricità prodotta dall'eolico è prevista al 2030 a 40,1 TWh, superiore a quanto indicato nella Sen di Gentiloni-Calenda e superiore persino al massimo del "potenziale eolico italiano" recentemente indicato in 36,4 TWh dalla stessa associazione di categoria (Anev), con uno spettacolare aumento, rispetto ai 17 TWh prodotti nel 2018 di 23,1 TWh, pari ad un incremento percentuale del 135%. Per aumentare del 135% l'attuale produzione eolica è ragionevole attendersi, a causa dell'esaurimento dei siti più produttivi, l'installazione di nuovo potenziale eolico grosso modo corrispondente ad una volta e mezza quello attuale. E' perciò verosimile aspettarsi al 2030 altri 15 GW di eolico in aggiunta agli attuali 10 GW. Si deve dedurre, in assenza di breakthrough tecnologici e di significativi segnali di riduzione dei prezzi degli aerogeneratori, che si intende ritornare ad un sistema di incentivazione più prodigo e privo sia di contingentamenti che di tetti di spesa, analogo a quello dei certificati verdi adottato fino al 2012. Lo strumento individuato per realizzare questa immensa operazione speculativa, gabellata in market parity, è il PPA (Power Purchase Agreement). Dopo il 2020, l’incentivazione, anziché essere diretta, come avviene adesso con il sistema delle aste competitive, rischia perciò di tornare ad essere indiretta, per meglio nasconderne i costi agli utenti ma soprattutto per eliminare i tetti di spesa, come all'epoca dei certificati verdi. Intanto, tutti i trends sono fuori linea rispetto a quelli attesi dalla Sen.

 

Pochi giorni fa il governo italiano ha inviato a Bruxelles una prima proposta di Piano nazionale integrato per l'Energia e il Clima.

Nel Piano Energia e Clima (PEC) verranno tradotti in cifre gli obiettivi italiani al 2030 illustrati nella Strategia Energetica Nazionale ed in particolare quelli della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che ci appaiono, per l'entità sproporzionata dei costi sottesi, il vero traguardo a cui si punta.

In attesa di esaminare nel dettaglio tutto il voluminoso documento di programmazione con la necessaria accuratezza e l'opportuno approccio multidisciplinare, possiamo anticipare alcune delle osservazioni sull'eolico, l'argomento che più ci preme, che faremo in occasione dell'annunciata prossima pubblica consultazione.

Proposte del M5S per ridurre le sanzioni a chi incassa gli incentivi sulle rinnovabili violando le regole.

 

I grillini al potere ormai non smettono più di stupirci. In negativo. E non crediamo che questa volta saranno contentissimi neppure i loro sostenitori più accalorati, che nelle piazze ritmavano a gran voce lo slogan "Onestà Onestà" quando al governo c'erano Renzi e compagnia bella.

Leggiamo dall'articolo del Sole del 12 gennaio "Spiagge e fonti rinnovabili: in arrivo una doppia sanatoria" a firma Carmine Fotina che "nel decreto semplificazioni si affaccia una doppia sanatoria: una per ridurre le sanzioni a chi incassa gli incentivi sulle rinnovabili violando le regole, l'altra per lo stop alle cartelle esattoriali destinate agli stabilimenti balneari... Sulle rinnovabili sono state presentate due proposte gemelle dal Movimento 5 Stelle, primi firmatari Gianni Girotto (presidente della commissione Industria) e Stefano Patuanelli (capogruppo a Palazzo Madama)... Un diverso emendamento, sempre targato M5S, estende l'area di esenzione dell'accisa".

La sanatoria per le rinnovabili non è affatto così irrilevante come potrebbe sembrare dall'articolo. Leggiamo infatti, sempre da Sole (questa volta del 16 novembre scorso) nell'articolo  "Energie rinnovabili, la Guardia di Finanza scopre maxi frode da un miliardo" di Ivan Cimmarusti che "complessivamente, gli incentivi sono stati erogati a 954.175 soggetti... verifiche sulla regolarità delle richieste e sugli incentivi erogati sono state fatte anche dallo stesso Gestore, che ha svolto 5mila 260 controlli... Stando ai dati, il Gse ha rilevato 4mila 212 violazioni".

Ovvero, se la matematica non è un'opinione, con una incredibile percentuale di violazioni, superiore all' 80% delle verifiche effettuate, anche questo a conferma di quel clima di indulgenza diffuso tra gli investitori del settore rinnovabili, convinti di essere, al contrario dei comuni mortali, al di sopra delle leggi in quanto salvatori del Pianeta dai cambiamenti climatici, come da noi più volte denunciato.

Ricordiamo che il totale degli incentivi concessi alle Fer elettriche sono complessivamente stimabili, fino alla loro scadenza, nell'ordine dei 230 miliardi di euro (equivalente, per dare un ordine di grandezza, a un decimo del mostruoso debito pubblico italiano, che sta trascinando a fondo sia la Repubblica che la Nazione), per produrre, al massimo, energia elettrica equivalente ad appena il 20% dei consumi interni lordi.

Nel 2016 si era toccato il tetto massimo di spesa annua per incentivi, superiore ai 14 miliardi, che, con l'aggiunta degli inevitabili costi ancillari dovuti alla non programmabilità delle fonti eoliche e fotovoltaiche, aveva innalzato l'onere a carico degli utenti nelle bollette elettriche ad una cifra spaventosa, ben superiore all'uno per cento del PIL.

Proprio per cercare di ovviare a questa emorragia "imprevista" e completamente sfuggita di mano, il governo Renzi nel 2014 aveva presentato il cosiddetto decreto spalma incentivi ma mal concepito, disposto per importi scarsamente rilevanti (in percentuale), senza dimostrare la necessaria determinazione e subendo ulteriori depotenziamenti del provvedimento in seguito alla violentissima azione dei lobbysti delle rinnovabili in Parlamento. I risultati sono stati, come facilmente prevedibile, trascurabili ed hanno anzi cagionato una marea di cause legali, che sono ancora in corso in innumerevoli sedi giudiziarie.

Ci saremmo perciò attesi dal nuovo "governo del cambiamento" ben altri provvedimenti per arrestare questo sanguinamento mortale di cui sono vittime gli Italiani. Il primo naturale provvedimento sarebbe stato di potenziare gli strumenti ed il personale ispettivo a disposizione del GSE e della Guardia di Finanza per aumentare il numero dei controlli, estremamente bassi rispetto al numero dei beneficiari degli incentivi, che tuttavia, come abbiamo visto, ha dato esiti (almeno potenzialmente) positivi per il recupero totale o parziale delle somme irregolarmente concesse in oltre l'ottanta per cento dei casi. Stiamo parlando del recupero di cifre - complessivamente - enormi.

Ancora, ci saremmo attesi che il governo tassasse almeno gli extra profitti dei furbissimi che, dopo avere ottenuto gli incentivi, hanno rapidamente alienato e quindi monetizzato i loro impianti, che vengono sempre più spesso incettati da "mani forti" (anche straniere) in cerca di questi rendimenti finanziari garantiti dal governo italiano, del tutto inverosimili sui mercati finanziari internazionali.

Risulta dunque sconcertante, adesso, riscontrare come l'esecutivo a maggioranza grillina, nei primi mesi di governo, abbia decurtato persino le pensione già in essere ma trascurato di tassare questi arricchimenti ingiustificati. In questo caso non ci sarebbe nemmeno il flebile paravento dell'ideologia ambientalista. Ben difficilmente questi astuti speculatori del "mordi e fuggi rinnovabile" potrebbero apparire "salvatori del Pianeta". Neanche ai grillini più creduloni.

E invece: ecco questa iniziativa di Girotto e Patuanelli in soccorso dei "furbetti del pannellino". A chi non comprende l'entità delle enormi somme in gioco, quelle in ballo nella sanatoria potrebbero sembrare cifre trascurabili; in realtà sono spesso in grado di modificare la vita a quegli autentici miracolati dei loro beneficiari.

La Rete della Resistenza sui Crinali conosce per innumerevoli esperienze dirette che cosa e soprattutto quanto c'è in gioco, e tutta la congèrie di trucchi, trucchetti, irregolarità, astuzie e reati penali che sono stati concepiti per ottenere illecitamente quegli incentivi ai danni della collettività. Specie dopo la recente esperienza in provincia di Bologna, in cui un nostro comitato ha contribuito, a servizio delle pubbliche autorità, a far luce su quella grottesca vicenda.

I grillini, dunque, vanno sempre peggio. Molto bene: ne prendiamo atto. In assenza di conversioni vertiginose ad U, peraltro a loro abbastanza comuni, nei prossimi quattro mesi, almeno nei territori sul crinale tosco emiliano-romagnolo, troveranno qualcuno che NON farà campagna elettorale a loro favorevole per le elezioni europee. Invitiamo gli altri comitati contro la speculazione delle rinnovabili elettriche di tutt'Italia (e sono moltissimi) a seguire il nostro esempio.

Alberto Cuppini