“Non si possono addebitare agli italiani tecnologie che non sono ancora mature e caratterizzate da costi elevatissimi; costi, ad esempio, per l'eolico offshore che da solo sarebbe costato oltre 200 euro a MWh”. La prospettiva di una devastante stagflazione per carenza di combustibili fossili ha anticipato l'inevitabile fine delle politiche "tutto green", costringendo i decisori politici europei ad improvvisi ed imbarazzanti contrordini.
Non tutti i mali vengono per nuocere. Il prevedibilissimo shock del blocco dello stretto di Hormuz ha dimostrato la totale insipienza dell'Unione Europea che, dopo vent'anni trascorsi a combattere istericamente contro i combustibili fossili a cui era stato addebitato il cambiamento climatico, nulla aveva fatto per prevenire un'improvvisa carenza di tali combustibili, dimenticandosi, come ha affermato nell'intervista a Le Monde di martedì scorso Vaclav Smil (il principale esperto mondiale di storia dell'energia), che "Tutto ciò che facciamo d'importante nel mondo moderno dipende dai combustibili fossili". I decisori politici europei - che avevano puerilmente indicato come alternative... le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici - sono ora costretti (costrette) ad imbarazzantissimi contrordini.
La grandissima notizia contenuta nel titolo di questa nostra rassegna stampa non è di oggi venerdì 13 marzo e neppure di ieri. Per meglio dire: ieri se n'è avuta notizia on-line dalla Staffetta Quotidiana, dopo che dalla lettura dei quotidiani non se n'era trovata traccia. Mercoledì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha violentemente attaccato in Senato (!) l'eolico off-shore per i suoi costi "elevatissimi". Così la Staffetta (in un articolo peraltro favorevole a quella tecnologia):
"La presidente del consiglio Giorgia Meloni ieri in Senato, in sede di replica sulla crisi del Golfo, ha detto tra l’altro: “non si possono addebitare agli italiani tecnologie che non sono ancora mature e caratterizzate da costi elevatissimi; costi, ad esempio, per l'eolico offshore che da solo sarebbe costato oltre 200 euro a MWh”."
La Meloni deve essere stata consigliata da qualcuno (vorremmo tanto sapere chi) che ha letto il report (o ha fatto lo stesso ragionamento) dell'Eurasia Group (analisti americani alieni dai diktat woke tanto cari ai "think tank" europei sempre citati dai nostri giornali) parzialmente riproposto nell'articolo "Secondo shock energetico in soli 4 anni: ma l'Europa ha imparato qualcosa?" di Federico Rampini (consiglio di leggerlo tutto in linea su Corriere.it):
"Prezzi dell’energia elevati alimenteranno una crescente opposizione politica alle politiche climatiche dell’Ue. Verranno contestate quelle misure percepite come responsabili di costi elevati nel breve periodo per imprese e consumatori".
Nello stesso articolo troviamo un'altra devastante notizia per le politiche "tutto green" dell'UE ignorata dai media italiani:
"Il continente — e in particolare la Germania — ha già avviato una parziale sostituzione del gas con il carbone nella produzione elettrica, limitando la pressione su scorte in calo".
Ancora l'immondo carbone! E "in particolare" proprio nel Paese dell'Energiewende e della madre dell'European Green Deal, la presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen!
Intanto, un'altra disastrosa notizia per l'ideologia del "green-elettrico" è arrivata da tutt'altra fonte: il rapporto di adeguatezza della Terna, che ci dice che tutti gli impianti termoelettrici attuali dovranno essere mantenuti attivi per sempre (con un capacity market perpetuo, ovviamente a carico di Pantalone).
Ma tornando alla presidente della Commissione Ue, all'estero è stata data l'attenzione che meritava (e che è mancata in Italia) al suo brusco dietro-front sul nucleare. Ieri Le Figaro, ad esempio, le ha dedicato il titolone di prima pagina "Lo spettacolare voltafaccia della Von der Leyen" ("Riconoscendo che ridurre la quota dell'energia nucleare è stato un "errore strategico", la presidente della Commissione europea pone termine a vent'anni di ostilità all'atomo civile") che ha introdotto un lunghissimo articolo interno dal titolo "L'inversione a 180 gradi dell'Europa sull'energia nucleare".
Ora aspettiamo solo che la presidente chiuda il cerchio e ponga termine anche a vent'anni di pervicace ed irremovibile benevolenza all'eolico, ammettendo che, prima ancora di un errore strategico, si sia trattato di un errore culturale.
Alberto Cuppini
