Eolico in Mugello: dilettanti allo sbaraglio? O peggio?

Prosegue la nostra inchiesta sul progetto di centrale eolica industriale "Monte Giogo di Villore" presentato dall'AGSM Verona, con otto pale ciascuna alta oltre 160 metri, da collocarsi al centro delle terre giottesche - frequentate assiduamente anche dal giovane Dante - sui crinali incontaminati tra Vicchio e Dicomano, in provincia di Firenze. Un progetto caotico, dove, oltre alla consueta mancanza di un bilancio energetico-ambientale, accade persino che iI valutato escluda i valutatori, sebbene nella Relazione Generale, per ben quindici volte (15!), AGSM enfatizzi le virtù del buon progettare. Lo strano caso del Comune di Marradi. Sarebbe lungo l'elenco delle lacune (come la mancata specificazione di quale turbina installare e quale sarà la potenza definitiva dell'impianto) del progetto di AGSM, che lo ha presentato come necessario (anzi urgente!, anzi vitale!!) per la salvezza del pianeta. E perciò, secondo AGSM, non si discute neppure che l'Appennino Settentrionale, la Toscana e la Romagna si debbano lasciar sovrastare, e sfregiare, dai suoi otto giganti di acciaio e vetroresina (più quelli che non nasconde di voler installare una volta arrivata lassù) per trasformare quel pezzo di montagna in un'area industriale tutta sua.

 

 Panoramica della Colla di Villore

 

Abbiamo già rilevato qualche spunto umoristico contenuto nel progetto di centrale eolica industriale sui crinali di Vicchio e Dicomano, in provincia di Firenze, come quello di presupporre che tutte le umane attività, servizi pubblici compresi, debbano adeguarsi ai tempi e ai comodi (cioè ai profitti) di coloro che producono l'energia eolica, "pulita", cioè immacolata per definizione, e quindi priva d'ogni peccato.

A metà luglio si è chiusa la fase delle Consultazioni pubbliche per il progetto di centrale eolica “Monte Giogo di Villore”. E' quindi scaduto il termine per le osservazioni della cittadinanza e della società civile, e per i pareri scritti da Enti e Autorità della Conferenza dei Servizi: osservazioni e pareri (o “contributi”) che, fra le “Consultazioni concluse”, troviamo tutti qui.

Questi elaborati suggeriscono molte e significative considerazioni. Anche di carattere generale.

 

Un progetto caotico

 

Fino al 2 giugno compreso, i limiti alla circolazione delle persone hanno impedito ogni sopralluogo a quelli che, come noi della Rete della Resistenza sui Crinali, vivono fuori dai confini della Regione Toscana. Ma, per l'esame del progetto, un altro pesante ostacolo è il caos con cui è stato articolato.

Cos'è accaduto? In seguito al primo inoltro del 31.12.2019, come da procedura di legge, vari Enti, Regione Toscana compresa, hanno dovuto formulare molteplici richieste di colmare pesanti lacune progettuali. Il risultato è stata una proposta progettuale ambigua e caotica, perché AGSM, nella foga di rispettare i 30 giorni che per legge le erano dati (li ha rispettati?) per fornire le integrazioni al progetto, non si è curata di dar loro coerenza interna e organicità: sarebbe bastato riorganizzare le cartelle in cui collocare i singoli elaborati, eliminando quelli superati. Invece ne sono stati semplicemente aggiunti di nuovi, in buona parte alla rinfusa, senza integrarli con i rimanenti, senza appunto eliminare quelli superati o aggiornati (rimasti così in libera consultazione come se fossero validi e vincolanti), e, in diversi casi, senza neppure che gli elaborati sostitutivi contenessero la doverosa premessa di essere pubblicati ad aggiornamento o a sostituzione di altri.

Ad esempio, chiunque abbia voluto consultare lo Studio di Impatto Ambientale, ha cliccato sul link “SIA” della pagina web dedicata al progetto: e così si è trovato a prenderne per buona una versione superata, però rimasta pienamente disponibile alla consultazione. E magari neppure è mai venuto a conoscenza di una versione successiva, e quindi sostitutiva (e quindi... di riferimento), dello stesso SIA. Lo Studio di Impatto Ambientale “vero” era infatti reperibile (meglio forse sarebbe dire “nascosto”) sotto un link denominato “Int. Formali 3”, in una cartella “DVD3 pubb”, in una sotto-cartella “PDF”, a sua volta contenente una sotto-sotto-cartella “INT_19V042_SIA_Giogo_ParteII_III”. La limpidezza di una pozzanghera.

In mezzo a questo caos può anche essere accaduto che qualche osservante, o qualche Ente, abbia speso tempo nel rilevare, in buona fede, carenze progettuali già nel frattempo sanate.

In casi come questi, la “bussola” per la consultazione di progetti complessi dovrebbe trovarsi in un elaborato che è... l'elenco degli elaborati. Ma quello di AGSM è risultato di per se stesso fuorviante, poiché non solo NON è stato aggiornato dopo il 31.12.2019, ma neppure era esaustivo in origine: NON elencava quelli riferiti alle matrici ambientali, agli aspetti paesaggistici o agli impatti acustici. Neppure indicava la posizione della Sintesi Non Tecnica, prevista per legge come documento di primo orientamento per chi non abbia specifiche esperienze.

E' stata redatta? Sì, ok. Ma trovarla è un altro discorso.

Paradossalmente, il Computo Metrico Estimativo delle opere era invece presente due volte: quello ripresentato come integrativo (o sostitutivo, non si sa), è infatti identico a quello originario.

Il lato umoristico? Nella Relazione Generale, per quindici volte (15!) AGSM enfatizza la celebrazione del buon progettare, cioè del progetto “di qualità”.

 

Il valutato che esclude i valutatori

 

Al momento di verificare la completezza degli elaborati di progetto (quindi PRIMA della sua formale e definitiva presentazione, avvenuta a marzo), la Regione Toscana aveva chiesto ad AGSM “di individuare eventuali altri Comuni potenzialmente interessati dagli impatti indotti dal progetto in esame, con riferimento non solo agli aspetti paesaggistici, ma anche agro-forestali, socio economici e turistici, prendendo anche in esame le altre attività produttive presenti quali ad esempio aziende agricole, agrituristiche e turistiche.

Ci torna in mente Gigi Marzullo, quando all'intervistato di turno diceva “Si faccia una domanda e si dia un risposta”.

E questa è stata la (sconcertante) risposta di AGSM:

...ovviamente tutti i comuni che si ritengono coinvolti dalle ricadute del progetto, come anche altre Istituzioni, Associazioni, cittadini, potranno esprimersi nell’ambito della procedura in corso, inviando osservazioni in merito alle valutazioni effettuate.

Sotto il profilo dell’iter per il rilascio della Autorizzazione Unica ai sensi del D.Lgs 387, si ricorda che le opere costituenti l’Impianto e ad esso accessorie (aerogeneratori, cabina elettrica d’impianto, cavidotto, sottostazione di connessione) interessano solamente aree dei 4 comuni già attualmente coinvolti nell'iter autorizzativo: Vicchio, Dicomano, Rufina e San Godenzo. Anche le modifiche alla viabilità di accesso all’impianto di carattere permanente interessano solamente i 4 Comuni indicati.

Come già indicato nel Progetto Definitivo depositato, altri comuni, quali: Borgo San Lorenzo, Scarperia e San Pietro Sieve e Barberino, sono interessati solamente dal transito dei mezzi eccezionali (transito limitato ad un periodo di 2 mesi), che sarà reso possibile da lavorazioni sui sedimi stradali, e sulle strette loro aree attigue, di modesta entità e comunque provvisorie (saranno ripristinate immediatamente dopo al transito dei mezzi). (...)

Considerata la modestia degli interventi e il loro carattere provvisorio, si è ritenuto e si ritiene che il coinvolgimento di 3 ulteriori comuni nell’iter autorizzativo di VIA e di AU avrebbe costituito un appesantimento sproporzionato rispetto al carattere di provvisorietà degli interventi nonché alla loro modesta entità. Si ritiene quindi di poter confermare che i Comuni preposti al rilascio di specifiche e necessarie autorizzazioni, in forza di proprie specifiche competenze, per la realizzazione delle opere di Impianto e accessorie, sono tutti e soli i 4 indicati.

 

 Il Mugello visto dal Giogo di Villore.

 

Non è questa la sede per eccepire se potesse o dovesse essere la Regione stessa a individuare direttamente tali Enti: altri, ben più titolati di chi scrive queste note, potrebbero farlo, se vogliono fare la debita chiarezza. Certo, le mappe dell'intervisibilità presentate da AGSM non brillavano per leggibilità... Ma allora che cosa è risultato, in soldoni, dalla richiesta della Regione ad AGSM di elencare i Comuni da considerarsi impattati, cioè da convocare al tavolo dell'analisi del progetto ?

Che, sull'onda della possibilità (il “privilegio”, vorremmo dire, ma non possiamo) di... selezionarsi gli esaminatori, AGSM ha comunque risposto che... no, certi Comuni dovevano accontentarsi di mandare banali osservazioni, dall'esterno della stanza dei bottoni, come qualsiasi privato o associazione, eccependo sull'opportunità di appesantire il procedimento con la convocazione di tutta quella fastidiosa marmaglia istituzionale. Come se la titolarità del procedimento di autorizzazione fosse... di chi la richiede, nell'insolito ruolo di colui che se la suona e se la canta.

Sia come sia, nella seconda pagina dell'Avviso di Pubblicazione dell'avvenuto deposito di progetto, la Regione ha comunque considerato, fra i Comuni interessati dal lavori, anche Barberino del Mugello, Scarperia e San Piero (tutti in provincia di Firenze), e “a livello di impatti” anche: “Borgo San Lorenzo (FI), per il traffico dei mezzi pesanti; Marradi (FI) e Portico e San Benedetto (FC), per potenziale impatto paesaggistico”.

Esaminando con pazienza e dedizione (beninteso, dopo averle trovate) le carte dell'intervisibilità redatte da AGSM (ben povere di riferimenti toponomastici), sarebbero risultati almeno altri tre territori comunali (Londa, Premilcuore, Palazzuolo sul Senio) impattati paesaggisticamente dall'impianto a pieno titolo (cioè entro il raggio degli 11 km): i primi due lo sarebbero per le rispettive porzioni di territorio incluse nel perimetro del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Un altro territorio comunale (Tredozio) sarebbe impattato FORSE solo marginalmente, ma comunque, ancora, nel territorio del Parco Nazionale.

Eppure, dalla terza pagina dello stesso Avviso di Deposito, oltre a Borgo San Lorenzo (impattato sia paesaggisticamente, entro gli 11 km, che per l'accessibilità), tutti questi quattro Comuni risultano ESCLUSI dal deposito della documentazione “a disposizione del pubblico per la consultazione, negli orari di apertura degli Uffici”. Salvo Londa, le rispettive cittadinanze (e i rispettivi uffici tecnici comunali), per consultare il progetto, dovevano prendere l'auto e bussare agli uffici di un comune... del versante opposto, o connettersi al sito della Regione e attendere i tempi geologici a loro necessari per lo scarico di elaborati pesantissimi, facendo i conti con il loro isolamento digitale. Isolamento digitale che non pare problema nevralgico per la politica italiana, peraltro solerte a facilitare i facoltosi investitori eolici, italiani e no, i cui proventi miliardari ancora non ci è chiaro dove vadano investiti. E le popolazioni di montagna... “ringraziano”.

Bene ha fatto, quindi, il sindaco di San Godenzo che, forse sentendo su di sé la responsabilità di essere l'unico sindaco di Comune del Parco Nazionale convocato al tavolo (ma, ci dicono, interpellato da AGSM quando pareva proprio di non poterne fare più a meno), ha preso carta e penna per sollevare, senza polemica e nella giusta sede, tali “grane”, tutt'altro che banali.

 

Lo strano caso del Comune di Marradi

 

Appare peculiare la vicenda di Marradi, Comune contiguo ma esterno al Parco Nazionale, e parimenti emarginato sia da AGSM che dalle consultazioni (salvo le osservazioni, ovvio, ma quelle, per legge, può farle chiunque). Sta di fatto che il sindaco di Marradi, il 13 luglio 2020, ha sottoscritto una pagina di osservazioni, giustamente obiettando che, per il suo Comune, “coinvolto dall'aspetto visivo in modo estremamente rilevante”, l'impianto eolico “contrasta con la vocazione promossa dall'Amministrazione Comunale di turismo slow del territorio dell'Alto Mugello, andando ad incidere in maniera significativa sulle risorse territoriali tipiche di questo turismo; in particolar modo tagliando i percorsi escursionistici che trovano valorizzazione in un territorio incontaminato e andando a creare effetti visivi importanti di impatto sui crinali oggetto di particolare tutela.” Forse il Sindaco pensava alle iniziative di cui, in prima persona, si occupa.

A noi, che siamo meno diplomatici, viene da obiettare che destinare quel tratto di crinale ad area industriale non faccia proprio scopa con i progetti di percorsi escursionistici previsti a celebrazione del settimo centenario della morte di Dante (1321).

Ma come ha risolto, la Regione Toscana, il dilemma sul ruolo del Comune di Marradi? Annoverando la missiva del suo Sindaco sia fra le “osservazioni” (di “chiunque”), che fra i “contributi” (cioè i pareri degli Enti coinvolti): manca, ahinoi, un'istruttoria paesaggistica, visto che i tecnici del comune di Marradi nessuno li aveva avvertiti.

 

Lo spunto umoristico? AGSM, una volta escluso il comune di Marradi dalla dignità di chi siede al tavolo delle valutazioni del suo stesso progetto, ha poi dovuto produrre un rendering (sconfortante) di simulazione dell'impatto visivo delle pale eoliche, così come incomberanno sulla località di Campigno, ben nota ai cultori di Dino Campana (sopra ritratto in una sua gita del 1912 all'Acquacheta): Campigno, sì, è una semplice frazione, ma, guarda un po', proprio nel Comune di Marradi...

Il rendering da Campigno non è proprio come l'immagine che ne avrebbe ricavato il vicchiese Beato Angelico, ma anche lui avrebbe fatto fatica a farsi passare per belle le pale eoliche, come pure prova a convincerci qualche fantasioso personaggio.

Alla fine viene quindi spontaneo chiedersi chi, in tutta questa faccenda, sia “padrone a casa propria”: se cioè, a cavallo del crinale, comandino i toscani o i veronesi.

 

Un bilancio ambientale?

 

A proposito di qualità, non solo progettuale, alla pagina 17 della Relazione Generale di progetto si trova un accorato, sofferto appello, lanciato da AGSM stessa, alla qualità delle Valutazioni di Impatto Ambientale:

Gli iter autorizzativi. Anche qui è necessario un salto di qualità! Innanzitutto nel comprendere che una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) va condotta pesando con attenzione TUTTI gli interessi Ambientali: indubbiamente qualsiasi realizzazione può talvolta implicare impatti negativi locali, ma questi vanno soppesati correttamente (e non esasperando sempre la logica della 'cautela') e poi congruentemente raffrontati con i benefici (da verificare altrettanto attentamente) globali e locali che il medesimo impianto genera.

Capito cosa ci insegna AGSM Verona Spa? Che non dobbiamo star lì a prendere tutte quelle fastidiose “cautele” nel valutare gli impatti di un progetto sull'ambiente, sul paesaggio e sul tessuto socioeconomico. Suvvia, uno sguardo più largo, più moderno! (Basta che non arrivi dal versante romagnolo dell'Appennino...)

PECCATO che il principio di precauzione sarebbe sancito dalle normative europee, e recepito in uno dei primi articoli del Testo Unico sull'Ambiente (D.Lgs. 152/2006) della Repubblica Italiana:

“ART. 3-ter - Principio dell'azione ambientale

  1. La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché al principio "chi inquina paga" che, ai sensi dell'articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale.

 

PECCATO anche che AGSM, nel suo progetto (o asserito tale...), non abbia minimamente affrontato il bilancio energetico-ambientale dell'intervento che propone, e quindi non abbia affatto dimostrato che si chiuda in positivo. Uno degli strumenti-cardine per tentare un bilancio del genere è il calcolo della LCA (Life-Cycle Assesment): non è banale, ma le vigenti “Linee Guida per la Valutazione di Impatto Ambientale degli Impianti Eolici”, redatte dalla Regione Toscana, liberamente disponibili in rete, ne affrontano criteri e procedure.

Anche altri sono entrati nel merito, come desumibile dalla pubblicazione delle osservazioni.

Ci si perdoni dunque se, in proposito, citiamo uno stralcio delle nostre stesse osservazioni, formulate alla Regione Toscana:

 

(...) il Proponente (AGSM – ndr) non fornisce risposte, e neppure dati in grado di darne, a domande quali le seguenti, certo non esaustive delle questioni che sono all'origine della scelta di installare un impianto eolico o correlate al suo esercizio e alla sua fine-vita:

- quante centinaia di tonnellate di acciaio sono necessarie per una torre e una turbina eolica e per le sue fondamenta?

- quanta combustione di carbone necessita per la produzione di questo acciaio?

- o, meglio, quali e quante risorse minerarie e combustibili devono essere consumate, con le correlate emissioni di inquinanti e di CO2, per l'estrazione, la lavorazione, la produzione, il trasporto, la costruzione, l'assemblaggio di materiali e componentistica necessari all'installazione di un impianto eolico come quello proposto?

- qual è il costo ambientale della produzione e dello smaltimento delle tonnellate (quante?) di fibra di vetro (non riciclabile) che costituiscono le eliche?

- quali costi ecologici, sociali e finanziari comportano l'estrazione, la lavorazione, la raffinazione e il trattamento chimico dei materiali in terre rare necessari ai magneti impiegati nelle turbine eoliche?

- da che zone provengono queste terre rare? sono conosciute le aree cinesi circostanti le località di Baotou e Ganzhou, e i problemi che le affliggono?

- la radioattività, che scongiuriamo (o meglio, vorremmo scongiurare – puntualizzo tardivamente qui) a casa nostra rimpiazzando il ricorso all'energia nucleare con l'energia eolica, non affligge forse questi processi industriali e queste aree?

- e, in generale, da dove provengono tutti i materiali (litio, cobalto, rame, i primi che vengono in mente e certo non unici) necessari alla gestione delle sempre maggiori quantità di energia elettrica connaturate alla centralizzazione della sua produzione, soprattutto se non programmabile e intermittente (come appunto nel caso dell'energia eolica)?

- quali sono le condizioni sociali, sanitarie, ambientali di queste aree di estrazione e produzione, e delle popolazioni che le abitano?

- possiamo prescinderne solo perché sono distanti da noi?

- gli immani costi ambientali sopportati da queste aree e da queste comunità sono tollerabili solo perché di contesto extraeuropeo?

- quali sono invece, in sito, i costi ambientali e socioeconomici correlati alle attività di cantiere e di esercizio di impianti come questi, e quali i guadagni?

- che bilancio ne risulta?

Nulla di tutto ciò viene affrontato dal Proponente, e se lo facesse solo a seguito di sollecitazione avremmo di che dubitare dei suoi calcoli che, se avessero condotto a un risultato positivo, certo sarebbero stati esplicitati.

 

 

Il sito della Rete della Resistenza sui Crinali affronta da tempo tali argomenti, grazie alla specifica competenza dell'ing. Giovanni Brussato. Sono affrontati anche nel recente, discusso documentarioPlanet of the humans”, finalmente tornato liberamente visibile anche su Y0UTUBE, dopo un periodo di censura pretestuosa. Qui, oppure qui, se ne trova anche una versione sottotitolata in italiano: a volte occorre fermare il filmato, per qualche secondo, per leggere con attenzione le didascalie. Ma ne vale davvero la pena, per capire quanto sia tossico il culto acritico delle “rinnovabili” industriali.

 

Pensieri e parole. Opere e... omissioni

 

Oltre a qualsiasi discussione sul reale bilancio costo-beneficio dell'impianto proposto, sarebbe lungo l'elenco delle lacunosità (le... omissioni, appunto) del progetto di AGSM, che ce lo ha presentato come necessario (anzi urgente!, anzi vitale!!) per la salvezza del pianeta (basta che non si parli, ad esempio, di miniere di neodimio e di intermittenza di produzione elettrica, e quindi di Mancata Produzione Eolica – ma noi ne parleremo presto). E' talmente imprescindibile devastare il crinale appenninico che AGSM si è dimenticata di ottemperare all'obbligo, ribadito due volte nel Testo Unico Ambientale, di considerare e descrivere, nello Studio di Impatto Ambientale allegato al progetto, le “principali alternative ragionevoli del progetto (quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, quelle relative alla concezione del progetto, alla tecnologia, all'ubicazione, alle dimensioni e alla portata) prese in esame dal proponente, compresa l'alternativa zero, adeguate al progetto proposto e alle sue caratteristiche specifiche, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell'impatto ambientale, e la motivazione della scelta progettuale, sotto il profilo dell'impatto ambientale, con una descrizione delle alternative prese in esame e loro comparazione con il progetto presentato”.

AGSM ha considerato solo le alternative riferite alla più conveniente viabilità di accesso e connessione alla Rete di Trasmissione elettrica Nazionale. Ma secondo AGSM non si discute che l'Appennino Settentrionale, la Toscana e la Romagna si debbano lasciar sovrastare, e sfregiare, dai suoi otto giganti di acciaio e vetroresina (più quelli che non nasconde di voler installare una volta arrivata lassù) per trasformare quel pezzo di montagna in un'area industriale tutta sua.

L'unica cosa fondamentale che AGSM NON ha scelto, neppure a progetto presentato (progetto che, per essere autorizzato, dovrebbe rispondere ai requisiti di un definitivo, ai termini di D.P.R. 207/2010), è QUALE turbina installare, fra i tredici modelli (13!) a cui... sta pensando.

Il che suona come presentare un'auto al mercato senza aver scelto il motore da montarci dentro.

Ve l'avevamo detto che gli spunti umoristici sono più di uno...

Ma... senza una scheda tecnica del “motore” dell'impianto, che riferimenti si hanno per valutare la velocità delle eliche, le emissioni sonore, i carichi sulle fondazioni, gli impatti ambientali in genere?

 

E la potenza stessa dell'impianto?

 

Ecco, qui invece c'è poco da ridere.

AGSM dichiara di dover bandire, DOPO aver ottenuto l'Autorizzazione Unica, una procedura competitiva negoziata o una gara Europea per l'acquisto degli aerogeneratori. E... i capitolati?

Ma, nel NON dichiarare il modello di turbina, AGSM neppure ha optato per un preciso dato di potenza della singola turbina, e quindi dell'intero impianto, che di turbine dovrebbe averne otto. Scrive infatti AGSM, a pag. 117 della sua Relazione Generale, che “per ottimizzare la produzione si è scelto di mantenere costante le dimensioni degli aerogeneratori (al fine di un corretto inserimento paesaggistico), ma di consentire in sede di gara l’utilizzo sui singoli aerogeneratori di generatori elettrici di potenza nominale variabile all’interno di un range.”

Piaccia o no, in cinque punti della Relazione Tecnica generale, AGSM dichiara di voler impiegare turbine la cui potenza di generazione OSCILLA fra un minimo di 3,2 MW e un massimo di 4,2 MW, con una media pari a ~ 3,7 MW (il segno “circa” non ce lo siamo inventato: è tratto dalla pagina 59 della Relazione Generale).

Bene, direbbe qualcuno: 3,7 x 8 = 29,6 MW, cioè la potenza dichiarata per l'impianto: che problema c'è?

Eccolo. Non c'è ancora risposta al dubbio che ci ha colto alla fine del precedente post su questo progetto: perché riservarsi la possibilità di installare turbine anche solo di 0,1 MW in più? Basta infatti che, dalle procedure interne ad AGSM, quando GIA' avrà ottenuto l'Autorizzazione Unica, risulti una turbina appena sopra i 3,7 MW per oltrepassare la soglia della potenza complessiva di 30 MW.

Dice l'aritmetica: 3,8 MW x 8 turbine = 30,4 MW (potenza complessiva possibile per l'impianto).

L'ingenuo ancora insisterebbe: dov'è il problema?

 

 

Eh, secondo il Testo Unico Ambientale, l'autorizzazione per installare un impianto eolico di potenza complessiva superiore ai 30 MW, NON è di competenza stessa della Regione, ma del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare... Cioè di un ALTRO palazzo. Questo nella foto qua sopra.

Non siamo nati ieri. Abbiamo visto anche impianti eolici, installati grazie a uno specifico procedimento autorizzatorio, raggiungere poi dimensioni e potenze per le quali quello stesso procedimento non sarebbe stato sufficiente: nella boscaglia sottostante ne abbiamo persino trovato i pezzi sostituiti, dismessi e mai recuperati (in Toscana, eh, mica nel terzo mondo...).

Tutto ciò a meno che AGSM non abbia già, nel cassetto, un'altra versione del progetto, che però non ha sottoposto a consultazione, e non ha mostrato come alternativa progettuale, come avrebbe dovuto.

Ma allora, a noi cittadini, e agli Enti convocati alla Conferenza dei Servizi, quale progetto è stato sottoposto? Viste, fra l'altro, le numerose altre lacune e perplessità rilevate dagli Enti convocati alla Conferenza dei Servizi...

Avremmo ancora di che divertirci, magari parlando anche di compensazioni.

Per oggi ci sembra che basti, no?

 

Andrea Benati

 

 

La rielaborazione del dettaglio dalla pala d'altareDeposizione dalla Croce”, di Beato Angelico e Lorenzo Monaco (conservata al Museo Nazionale di San Marco, a Firenze) è frutto della cortesia di Anna e Massimo, del Comitato “Salviamo Poggio 3 Vescovi”, che ringraziamo con affetto.