Gli utenti italiani pagano (carissimo) per evitare i blackout in Francia e Germania

Dopo che il lockdown aveva miseramente sbugiardato le bufale della market parity delle rinnovabili elettriche e dei contratti PPA miracolistici senza garanzie statali, adesso crolla anche il mito dell'efficienza tedesca e della sua Energiewende basata su eolico e fotovoltaico. A metà del mese Francia e Germania, come già accaduto in California in agosto, hanno corso il rischio di colossali blackout al tramonto, quando i pannelli FV cessano di funzionare e se il vento non fa girare le decine di migliaia di pale eoliche che sfregiano il nord-ovest europeo. Per loro fortuna, a differenza della California, tedeschi e francesi hanno potuto prelevare energia elettrica dagli Stati confinanti, tra cui l'Italia, che ha un potenziale elettrico, ancorchè inefficiente, molto sovradimensionato. Ma l'ingentissimo conto in bolletta verrà fatto pagare... agli utenti italiani! Una interrogazione parlamentare ha rivelato il mal fatto, nel consueto silenzio dei mass media in materia di disastri provocati dall'eccesso di rinnovabili elettriche. Timori di comportamenti opportunistici o logiche speculative incombono anche sul Mercato del Giorno Prima (MGP). Il Mise promette di acquisire ulteriori elementi al riguardo, "anche con lo specifico fine di garantire i consumatori". L'interrogazione ha costretto il Ministero a riconoscere tutta una serie di manchevolezze e, in particolare, che la politica energetica basata sulle rinnovabili elettriche non programmabili, seguita dal Governo italiano proprio sulla scia della Francia e - soprattutto - della Germania non ha prospettive di successo nè a breve e neppure, a maggior ragione, a lungo termine.   

 

Andamento dei prezzi e dei volumi negli ultimi 30 giorni sul Mercato del Giorno Prima (MGP).

 

Ieri abbiamo appreso dall'articolo della Staffetta on line "Elettricità, Mise: nessuna preoccupazione da sbalzo prezzi del 14 settembre" che il sottosegretario PD del Ministero dello Sviluppo economico (Mise) Alessia Morani, rispondendo ad un'interrogazione dei due deputati di Forza Italia Squeri e Barelli, avrebbe affermato che non c'è stata nessuna anomalia nell'inusitato balzo del prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica  registrato lo scorso 14 settembre.

Riportiamo, per spirito di servizio, il testo integrale dell'interrogazione e, a seguire, la risposta del Mise.

"Ministero dello sviluppo economico - Per sapere - premesso che:

Il 14 settembre si è appreso dal sito del Gestore dei mercati elettrici che alle ore 20 del 15 settembre 2020, quindi dopo il tramonto del sole, quando dovrebbero entrare in funzione gli impianti termoelettrici per sostituire il fotovoltaico, il Prezzo unico nazionale dell'energia elettrica (PUN) sul Mercato del giorno prima (MGP) sarebbe salito a livelli di picco mai visti prima a 162,7 euro a MWh rispetto al PUN di 71,32 (che pure incorpora i valori di picco). Un balzo di 90 euro;

Il PUN rappresenta il prezzo di riferimento dell'energia elettrica rilevato sulla borsa elettrica italiana. L' MGP identifica la sede ove hanno luogo le negoziazioni delle offerte di acquisto e vendita di energia elettrica nel mercato libero italiano;

pur considerando la scarsa elasticità con cui gli impianti tradizionali sostituiscono la produzione da fotovoltaico e il rilevante prelievo dovuto ai condizionatori dell'aria in quei giorni afosi, giova considerare che alle 20 la gran parte delle attività produttive sono chiuse e che il tramonto del sole non può essere considerato un elemento di sorpresa;

il grafico GME mostra una anomalia, e cioè che le quantità trattate dopo il tramonto sono superiori di quelle in orario di lavoro. Trattandosi di MGP, che negozia in anticipo le quantità da vendere, non può essersi trattato di un incidente;

i siti specializzati hanno segnalato una fiammata in apertura della settimana 14-20 settembre per i prezzi dell'elettricità all'ingrosso. Staffetta online ha scritto che "... il PUN si è attestato a 71,32 euro, un valore che non si vedeva da gennaio 2019... un massimo orario è stato toccato per le ore 20..." di martedì 15;

Staffetta ha affermato che ci si sarebbe ritrovati "in un contesto di significativa contrazione dell'offerta e di volumi scambiati in ripresa...". Ma il più che raddoppio del prezzo lascia intravedere ipotesi preoccupanti, quale può essere, ad esempio, l'indisponibilità contemporanea di molti impianti termoelettrici;

a fronte della necessità di un rafforzamento delle capacità di controllo e di intervento degli enti regolatori, quali spiegazioni sia in grado di fornire il Ministro sulla questione esposta in premessa, anche considerando la necessità, al momento del prossimo passaggio al libero mercato, di garantire ai consumatori una offerta a prezzi non soggetti a balzi repentini o a tensioni speculative.

FIRME: SQUERI, BARELLI

 

Chiariamo che il citato prezzo "PUN", che si determina sull' "MGP" (che è il mercato di riferimento per i consumatori), è fondamentale per la definizione del prezzo dell'energia elettrica nella bolletta dell'utente finale e lo è in particolare per i clienti che hanno scelto di rimanere nel servizio di maggior tutela.

Questa la risposta all'interrogazione del sottosegretario Morani (i grassetti nel testo sono nostri):

"Con l'atto in esame gli interroganti rilevano come, nella sessione del mercato elettrico del 15 settembre, il prezzo medio giornaliero si sia attestato a 71,32 euro al MWh, toccando alle ore 20 il valore di 162,57 euro.

A riguardo evidenzio che tale aumento del prezzo ha riguardato tutto il contesto europeo. Infatti, alla medesima ora del giorno in esame, secondo quanto pubblicato dai gestori della borsa elettrica in Francia e Germania, i prezzi sono saliti a livelli anche più elevati di quello italiano (circa 189 euro).

Detti picchi di prezzo sui mercati esteri riflettono criticità nei sistemi elettrici di Francia e Germania, legati ad aumenti della domanda per l'eccezionale ondata di caldo che ha colpito il nord Europa (con anomalie fino a 6-8°) e a contestuali ridotte disponibilità sia dell'offerta nucleare in Francia che di quella eolica in Germania che quindi non ha contribuito, come di consueto, al soddisfacimento del fabbisogno. In tale situazione, una parte della produzione italiana si è diretta verso i mercati esteri, risultando esportatrice verso la Francia e saturando la capacità di transito su quella frontiera.

Quando la situazione di scarsità in Francia e Germania è gradualmente rientrata, in Italia i prezzi sono tornati alla sostanziale normalità del periodo nei giorni immediatamente successivi. A conferma della tenuta del mercato italiano, sottolineo che, sempre secondo quanto pubblicato dai gestori della borsa elettrica in Francia e Germania, nella sessione MGP relativa al 21 settembre, i prezzi in quei territori (Francia e Germania) all'ora 20 sono tornati nuovamente a salire su livelli molto elevati, mentre il prezzo all'ingrosso in Italia si è mantenuto su livelli decisamente più contenuti.

In conclusione, i prezzi alti registrati in Italia e la loro volatilità sono stati influenzati, nella giornata e nell'ora in esame, dal particolare contesto di scarsità di offerta registrato nei sistemi elettrici centro-europei. Si tratterebbe quindi di una circostanza straordinaria che, allo stato attuale, non desta particolari preoccupazioni in termini di potenziale impatto sui prezzi finali dell'energia elettrica nella misura in cui rimane limitata ad un evento puntuale.

Rimane fermo il principio per cui, in un mercato interconnesso, il sistema dei prezzi è sempre influenzato da quanto succede in altri contesti e nei mercati collegati, a prescindere dai confini amministrativi.

Per quanto attiene il controllo dei mercati, voglio precisare che sono già operativi strumenti e disposizioni che consentono all'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente e all'Autorità garante della concorrenze e del mercato, ciascuna nell'ambito delle proprie specifiche competenze,di intervenire in presenza di comportamenti opportunistici o logiche speculative. Sarà cura, comunque, degli uffici competenti del Ministero dello sviluppo economico acquisire ulteriori elementi al riguardo, anche con lo specifico fine di garantire i consumatori del mercato di riferimento."

Al termine, l'onorevole Squeri si è dichiarato soddisfatto della risposta. Ne ha ben donde. Ha costretto il Ministero a riconoscere tutta una serie di manchevolezze e, in particolare, che la politica energetica basata sulle rinnovabili elettriche non programmabili, seguita dal Governo italiano proprio sulla scia della Francia e - soprattutto - della Germania non ha prospettive di successo nè a breve e neppure, a maggior ragione, a lungo termine. E meno male che la Staffetta di ieri titolava che non c'è nessuna preoccupazione ed esordiva dicendo che non c'è stata nessuna anomalia!

Le giustificazioni addotte dal MISE sono puerili. Gli utenti italiani devono forse pagare prezzi esagerati perchè i francesi e tedeschi chiudono le loro centrali atomiche e fanno affidamento, al loro posto, sulle pale eoliche? Il Ministero stesso nella sua conclusione ne riconosce l'estrema gravità ed i rischi di reiterazioni

1) quando usa un cauto condizionale ("Si tratterebbe di una circostanza straordinaria").

2) quando ammette, sia pure indirettamente, che la situazione è destinata a peggiorare ("Allo stato attuale non desta particolari preoccupazioni") in futuro con la realizzazione in ogni Paese dell'Unione Europea dei Piani Nazionali integrati Energia Clima (Pniec) al 2030.

3) quando pone la - irrealistica - condizione che simili episodi non si verifichino contemporaneamente a livello continentale ("Nella misura in cui rimane limitata ad un evento puntuale").

Spero perciò che l'opposizione parlamentare voglia dare seguito alla faccenda in sede di commissione Attività produttive, al di là di quello che promette lo stesso Ministero nell'ultimo capoverso. Se non altro perchè, quando - entro breve - si realizzeranno le stesse condizioni strutturali della California, i blackout diventeranno inevitabili anche in Europa.

Cerchiamo di evidenziare le magagne nel ragionamento del Mise. Cominciamo dalle contraddizioni sull'episodio contingente per poi risalire agli errori di politica energetica.

La prima domanda è: gli operatori dell' MGP come facevano a sapere il giorno prima che il giorno dopo alle 20 (nè un'ora prima nè un'ora dopo) non ci sarebbe stato vento? E perché i “regolatori” non si sono regolati di conseguenza, come il Mise riconosce che hanno fatto il giorno 21, visto che già sapevano tutto in anticipo, invece di far schizzare i prezzi alle stelle? Non si era detto che abbiamo potenza termoelettrica sovradimensionata e sottoutilizzata al punto da sopprimere centrali a carbone ancora funzionanti? O siamo alle solite, cioè di fronte ad un tentativo, abituale sull' MSD ma in questo caso dell' MGP più grave perchè sottintenderebbe complicità molto diffuse, di produrre scientemente meno per vendere a prezzi maggiorati quel poco che si prodotto (come tutto il mondo ha scoperto essere pratica comune nel caso Enron-California)? Diceva Kenneth Lay, CEO di Enron :”Per quante regole possiate mettere, ho qui un esercito di furbacchioni pagati apposta per aggirarle...”

Il grosso scandalo, finora, si era verificato su un altro mercato, quello, appunto, del dispacciamento (MSD), dove i volumi sono più bassi e dove è possibile manipolare il mercato e spuntare prezzi equivalenti ad alti multipli del PUN (si veda il mio ultimo post sulla pagina Facebook RRC).

Credo che sia difficile (ma non impossibile) tentare qualcosa di analogo sull' MGP (anche per la struttura stessa del mercato) senza mettersi d'accordo con l'amplissima concorrenza. Eppure troppe coincidenze, in questo caso, fanno temere di essere, per usare le parole del Mise, "in presenza di comportamenti opportunistici o logiche speculative".

A prescindere dal caso in oggetto, il rischio di blackout incombe in Italia anche per un motivo strutturale, noto ormai da anni.

Già leggevamo sul Sole del 2 dicembre 2016 un articolo, rara avis, di Jacopo Giliberto "Ogni sera rischio blackout per inseguire il fotovoltaico", che illustrava al suo pubblico di lettori "generalisti" uno studio ("Le rinnovabili nel sistema elettrico") redatto dal Wec (World Energy Council) e dal centro ricerche energetiche Cesi:

"Abbiamo centrali elettriche per ogni dove, molte più centrali di quante non ne servano, ma il rischio di blackout torna a proporsi... Al tramonto le centrali solari si spengono velocemente e gli impianti termoelettrici sono forzati in accelerazione per soddisfare la domanda... e ogni sera si ripete il miracolo (il grassetto è nostro. Ndr) che, in quel paio d'ore a piena manetta, tutto è andato liscio... gli scherzi normativi sugli incentivi hanno generato distorsioni pesanti..."

Non è ciò che è accaduto nella crisi di dieci giorni fa, ma la spada di Damocle di roventi notti estive senza energia elettrica incombe anche sui letti degli italiani.

Tedeschi e francesi hanno commesso gli stessi errori di velleitaria politica energetica "green" dei californiani. La differenza nei risultati è stata determinata dal fatto che ai confini della California non c'erano le centrali italiane a soccorrerli, facendo poi pagare il conto salatissimo ai loro incolpevoli cittadini-utenti.

Avevamo di recente scritto sui "Rolling blackout" verificatisi lo scorso agosto in California, stigmatizzando la censura della stampa italiana sulle vere cause del fenomeno.

Solo Alberto Clò, tra i personaggi pubblici, aveva avuto il coraggio e l'onestà intellettuale di denunciare la stessa cosa, sul blog della Rivista Energia in un articolo del 31 agosto dal titolo "Cosa fa notizia in Italia? Idrogeno vs blackout": 

"Cosa rende nel nostro Paese una notizia sull’energia notiziabile? Perché eventi importanti vengono trascurati, mentre altri secondari riempiono le pagine dei giornali? Questa estate offre alcuni esempi lampanti: gli immaginifici sviluppi dell’idrogeno godono di una netta sovraesposizione, mentre vengono ignorati gli eclatanti blackout della California, che dovrebbero far riflettere sulle difficoltà di una dirompente penetrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico (anche per l’Italia)...

È curioso notare come al blackout – di una sola giornata – che l’8 settembre 2011 colpì la città di San Diego (e buona parte della California), la nostra stampa nazionale riservò molti articoli per diversi giorni. Sebbene la portata degli attuali blackout sia molto più rilevanti di quella di allora, questa volta non si ritiene opportuno parlarne.

Sarebbe invece importante farlo in considerazione dell’aumento anche da noi verificatosi, e ancor più previsto in prospettiva, della quota delle rinnovabili nella complessiva generazione elettrica, se non altro, per rimarcare la miglior situazione in cui ci troviamo rispetto agli Stati Uniti, grazie ad una maggior potenza suppletiva e a una miglior regolazione.

Si è preferito tacere, ad essere malevoli, per non mettere in cattiva luce (è il caso di dirlo) il mondo delle rinnovabili".

Anche questa volta la stampa italiana, che pure non si lascia scappare nemmeno una parola pronunciata dalla "Piccola Greta", ha taciuto sull'episodio di metà settembre e la pubblica opinione continua ad essere tenuta all'oscuro circa gli effetti delle scelte sbagliate di politica energetica dei governi francesi e tedeschi, che i governi italiani amano scimmiottare.

Ma oggi appare ancor più preveggente un altro nostro post dello scorso anno, che riportava tra l'altro un frammento di un articolo del Quotidiano Energia del 29 aprile, "Phase out, appello dei Tso europei", con la candida ammissione, da parte della Terna, della validità delle nostre critiche al sistema elettrico basato sulle Fer non programmabili:

"La sicurezza degli approvvigionamenti non può essere data per scontata" perchè siamo legati alle leggi della fisica e ad impedimenti tecnici, aspetti non negoziabili". E' l'avvertimento degli amministratori delegati di 15 Tso europei, - tra cui Luigi Ferraris di Terna - secondo i quali occorre un "forte coordinamento delle politiche energetiche nazionali" per evitare di mettere a repentaglio l'adeguatezza del sistema elettrico"... "I Paesi stanno prendendo decisioni sulla loro capacità di produzione elettrica, come la chiusura di impianti a carbone o nucleari, spesso senza discuterne con gli altri... è più facile prendere decisioni sulla chiusura delle centrali piuttosto che avviare nuova capacità di generazione".

Le prime, nefaste conseguenze sono proprio quelle viste dieci giorni fa.

Questo non è però il guaio peggiore. Il problema irrisolvibile è che in questo modo viene distrutto il mercato elettrico, come già di fatto accaduto in Germania (dove il prezzo di Borsa ormai non rappresenta più un indice dei costi ai clienti o uno stimolo a investire in generazione). Come osservava Alessandro Clerici sul periodico Nuova Energia nell'articolo "Facciamo (bene) i conti con la transizione energetica", nessuno investirà più in nuovi impianti (rinnovabili o non rinnovabili) senza incentivi. Gli impianti termoelettrici ancora esistenti cercheranno di recuperare (con forti aumenti del prezzo dell'elettricità) quanto perso nelle ore di prezzo basso o nullo nel resto della giornata, in particolare in serata, al calar del sole. Aggiungeva Clerici: "Un forte aumento di fotovoltaico ed eolico, come previsto dal Pniec, enfatizzerà tali problematiche, e renderà sempre meno conveniente mantenere in servizio capacità termica disponibile (che è crollata secondo Terna in 5 anni da 71 GW a 58 GW) salvo modifiche del sistema regolatorio e adeguati capacity market".

Alessandro Clerici è Nostradamus?

Il triste, inevitabile risultato sarà proprio quanto da noi previsto con largo anticipo già nel 2016, nel post "Verso il baratro energetico", di cui riproponiamo un passaggio:

"In un futuro non lontano avremo dunque due settori elettrici da mantenere (uno rinnovabile non autosufficiente ed uno a idrocarburi fossili – si presume a gas – perfettamente autosufficiente ma subordinato al primo ed utilizzato di conseguenza solo come sua riserva “calda”), entrambi a carico dell’utente in bolletta, e ciascuno dei quali quasi completamente sottratto ad ogni logica di mercato. Imperverseranno perciò lobby e pesanti condizionamenti delle decisioni politiche (molto più di oggi, quando già non si scherza…). Nel lungo periodo ciascuno di questi due settori paralleli avrà – da solo – costi per la collettività maggiori di quello tradizionale sottoposto ai vincoli della domanda e dell’offerta su un libero mercato; costi che, ovviamente, dovranno essere sommati, fino a raggiungere livelli insostenibili per il pubblico dei consumatori."

Va da sè che ciò comporterà, prima o poi, la totale delocalizzazione delle industrie europee in altri Paesi dove l'ideologia della transizione energetica basata sulle rinnovabili ed il mantra della "decarbonizzazione integrale" non saranno state neppure prese in considerazione.

 

Alberto Cuppini