Il reflusso del Green deal accelera

Sempre più spesso in Europa si verificano casi di prezzi negativi (fino a -100 euro/MWh nelle ore tra le 12 e le 15) o la necessità di tagli alla produzione da fonti rinnovabili (curtailment). Entrambi i fenomeni sono conseguenza di congestioni della rete elettrica dovuti all’eccesso di produzione da fonti rinnovabili non programmabili (in buona sostanza fotovoltaico e eolico) in determinate ore del giorno. La persistenza dei prezzi in un territorio nullo o prossimo allo zero in Spagna ha già minacciato il finanziamento di molti nuovi impianti rinnovabili e potrebbe portare alla bancarotta molti progetti, oltre a frenare la corsa dei Ppa. «L’amorevole sostegno pubblico» per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione sembra rimanere scritto in eterno nell’ordine delle cose. Ormai è chiaro che il costo di integrazione delle rinnovabili oltre una certa soglia diventa altissimo. Il costo marginale aumenta in modo più che proporzionale all’espansione della penetrazione di eolico e fotovoltaico. Ai costi per l’installazione di energie rinnovabili intermittenti e contemporanee (producono tutte insieme) si aggiungono i costi “nascosti”: non solo del curtailment e delle garanzie pubbliche per i Ppa, ma anche del capacity market (la remunerazione delle centrali a gas in stand by da accendere al picco della domanda), degli investimenti in sistemi di accumulo, del sostegno alle industrie energivore, delle reti eccetera eccetera. Da qui un’ulteriore ragione del reflusso dell'European green deal, che si va sempre più dimostrando un gioco negativo che non vale la candela. Oggi invece, come ha dimostrato il colpo di mano USA in Venezuela, serve energia abbondante e a basso prezzo: sembra finita la ricreazione dei regolamenti attraverso cui modellare un mondo inesistente.

 

Ad integrazione e supporto della recente lettera aperta della coalizione TESS a Giorgia Meloni in occasione del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea RED III, che introduce la stabilizzazione per legge del curtailment dell'energia prodotta da fonti rinnovabili non programmabili, raccomandiamo la lettura dell'articolo di Michele Soldavini (responsabile dei mercati energetici di Alens, "consulenti in sostenibilità, ESG e efficienza energetica") "Dai prezzi negativi al curtailment delle rinnovabili", pubblicato sull'ultimo numero della Rivista Energia.

 

Sempre più spesso, si osserva nell'introduzione all'articolo sul blog della Rivista Energia, in Europa si verificano casi di prezzi negativi (fino a -100 euro/MWh nelle ore tra le 12 e le 15) o la necessità di tagli alla produzione da fonti rinnovabili (curtailment). Entrambi i fenomeni, come spiega Soldavini nel suo articolo, sono conseguenza di congestioni della rete elettrica dovuti all’eccesso di produzione da fonti rinnovabili non programmabili (in buona sostanza fotovoltaico e eolico) in determinate ore del giorno. In Europa questo si traduce in prezzi orari negativi quando le rinnovabili intermittenti sono al massimo della loro produzione, appunto fino a -100 €/MWh, seguiti da balzi oltre i 300 €/MWh la sera.

Proponiamo alcuni passaggi dell'articolo di Soldavini sul curtailment disponibili sul sito web, raccomandando ai più interessati di procurarsi il nuovo numero della Rivista Energia:

“Laddove l’effetto «cannibalizzazione» è più acuto, i fenomeni di curtailment sono già frequenti. È il caso della Spagna, dove interessa sia la capacità eolica che fotovoltaica. Ciò non si accompagna per forza alla presenza di prezzi infragiornalieri nulli o negativi, comportando perciò una perdita netta in conto economico per gli operatori, pur compensati. Nel 2025, l’indice di curtailment del fotovoltaico rispetto alla generazione attesa vede in testa la Spagna con il 9,2% «decurtato» rispetto alla produzione totale, seguito da Francia (7,9%), Polonia (5,3%), Germania e Romania (4,3%)”... A causa dell’inesistente armonizzazione dei vari schemi di incentivazione in tutta Europa, l’attenzione dei produttori e dei developer (e dei governi nazionali su istigazione della Commissione UE. NdR) si è sempre concentrata sulla massimizzazione della produzione totale, portando a una sottovalutazione sistemica dei rischi connessi alla cannibalizzazione e alla «duck curve». Troppa generazione e troppo scarsa capacità per  «incanalarla» altrove: di qui i record negativi e il «contagio» ai paesi limitrofi per mezzo dell’effetto market coupling."

Le conseguenze sui famigerati Ppa  e l'inevitabilità di un aiuto pubblico crescente e perpetuo sono l’oggetto della terza parte dell’articolo:

“La persistenza dei prezzi in un territorio nullo o prossimo allo zero in Spagna ha già minacciato il finanziamento di molti nuovi impianti rinnovabili e potrebbe portare alla bancarotta molti progetti, oltre a frenare la corsa dei corporate Ppa. Alcuni operatori starebbero già cercando di dismettere gli asset green (compresi 70 GW di capacità in corso di realizzazione), poiché i prezzi accettati dai clienti finali rischiano di non coprire i costi operativi”.

L’overgeneration delle rinnovabili intermittenti ha infatti depresso i prezzi in area negativa in crescenti ore della giornata, con effetti perniciosi sullo sviluppo degli investimenti rinnovabili, inceppando così anche il motore del mercato dei contratti a lungo termine. Per sopperire a questa eventualità, conclude l’autore con ironia,

“il ritorno «dell’amorevole sostegno pubblico» per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione sembra rimanere scritto nell’ordine delle cose, nonostante la ventata elettorale e politica decisamente avversa ai proclami del Green deal degli anni passati”.

Analoga ironia faceva anche Patrizia Feletig nel suo articolo pubblicato sul Sussidiario del 6 novembre scorso "Energy release 2.0/ Il meccanismo che fa uno sconto alle imprese facendo pagare gli italiani", ampliando il discorso dei costi associati alle rinnovabili non programmabili ben oltre al curtailment ed all'«amorevole sostegno pubblico» ai Ppa:

"Tutto per il meglio, dunque, soprattutto se, come sottolinea Antonio Gozzi, Presidente di Federacciai e numero uno del consorzio delle prime 80 imprese italiane energivore, questa è una “misura che non ha oneri per lo Stato”. Infatti, graveranno sulla bolletta di tutti, dalle famiglie alle utenze non domestiche. Perché ormai è chiaro che il costo di integrazione di rinnovabili oltre una certa soglia diventa altissimo. Il costo marginale aumenta in modo più che proporzionale all’espansione della penetrazione delle rinnovabili. Ai costi per l’installazione di energie rinnovabili intermittenti e contemporanee (producono tutte insieme) si aggiungono i costi “nascosti”: del curtailment (energia eccedente buttata via per il bilanciamento della rete), del capacity market (la remunerazione delle centrali a gas in stand by da accendere al picco della domanda), degli investimenti in sistemi di accumulo."

Rileggiamo: "Il costo marginale aumenta in modo più che proporzionale all’espansione della penetrazione delle rinnovabili". Per la prima volta qualcun altro parla di costi marginali crescenti, finora cavallo di battaglia della solitaria Rete della Resistenza sui Crinali, ad esempio nell'articolo "Rinnovabile non significa alternativo: i costi marginali crescenti di eolico e fotovoltaico svelati dall'apagòn".

Così concludeva la Feletig:

"Questi costi associati, dovuti alla necessità di rendere le rinnovabili compatibili con il funzionamento del sistema elettrico, sono rilevanti e – finalmente – esplicitati nei documenti degli organi istituzionali come si legge nella figura 48 nel Piano 2050 di Terna. Sicché, per effetto di questo cortocircuito, a un risparmio di 10 sulla materia prima equivale un esborso di 10 volte in costi associati."

Come commenta il professor Alberto Clò nella sua introduzione all'ultimo numero della Rivista Energia:

"Da qui, un’ulteriore ragione del reflusso del Green deal che si va sempre più dimostrando un gioco negativo che non vale la candela, in termini di effettiva riduzione delle emissioni climalteranti... il confine tra politica climatica e politica sociale si assottiglia pericolosamente portando a una inevitabile collisione dagli esiti nefasti."

Il "reflusso del Green deal" ha trovato ulteriore e definitiva conferma nello sbrigativo e violentissimo colpo di mano USA in Venezuela. Chiosa Sergio Giraldo su La Verità del 4 gennaio:

"la transizione energetica all'europea è ormai un logoro vessillo nel pieno di un uragano... Oggi serve energia abbondante e a basso prezzo, sembra finita la ricreazione dei regolamenti attraverso cui modellare un mondo inesistente".

Per i Paesi europei è suonata la sveglia. Per la puerile ideologia del "tutto elettrico"  prodotto da pannelli fotovoltaici e pale eoliche conficcate ovunque, alla base dell'European Green Deal:

Parce sepulto.

 

Alberto Cuppini