La transizione interrotta

 

"La transizione non è una sola. Non si coglie un obiettivo trascurando gli altri. Non si arriva, per esempio, alla neutralità delle emissioni con costi sociali troppo elevati, penalizzando lo sviluppo." E soprattutto, ci permettiamo di aggiungere noi, penalizzando i nostri territori, il nostro ambiente, i nostri paesaggi e con essi la percezione stessa dell'Italia e finanche la priorità dei valori dell'esistere.

E' tempo di guerra e anche la corazzata Corriere della Sera oggi spara un titolo a nove colonne, in prima pagina dell'inserto L'Economia, con un cannone di grosso calibro (Ferruccio De Bortoli) contro "gli sbagli del passato" che "ci faranno rinviare scelte decisive" in materia di "transizione e i suoi costi".

Proponiamo di seguito qualche assaggio del lungo e complesso articolo di De Bortoli (i grassetti sono nostri), accompagnato da qualche nostra nota a margine, consigliando di comperare il Corriere in edicola per leggerselo tutto, assieme agli altri pezzi pubblicati oggi sullo stesso tema:

"Salvate il soldato gas. Quando c'è una guerra conta averla l'energia, non sceglierla. La transizione può attendere, le emissioni non contano... Si è passati in pochi mesi (in appena poche settimane, in realtà. Ndr) da una discussione - che ora ci appare remota - nella quale lo si voleva escludere dalle fonti su cui investire, all'affermazione del metano come arma strategica irrinunciabile."

Il di solito compassato De Bortoli è un fiume in piena:

"Ma saremmo ipocriti se addossassimo all'invasione russa dell'Ucraina tutte le colpe di questa frenata improvvisa nella transizione ecologica. Già prima del blitz di Putin, nella percezione della classe dirigente e dell'opinione pubblica in generale, il pianeta poteva riscaldarsi ancora un po' se si trattava di assicurare le forniture di gas e avere combustibili fossili a prezzi non stellari. La paura più forte era ed è quella di rimanere al freddo, non di aumentare le emissioni di gas serra o di ridurle in misura insufficiente... L'emergenza ambientale si è spostata un po' più in là. Le rinnovabili possono attendere se c'è il caro bollette, affrontato anche togliendo loro le risorse derivanti dai certificati ambientali e messi per disincentivare le produzioni inquinanti."

Segue nell'articolo di il solito pistolotto di prammatica, del tutto incongruo con quanto affermato in precedenza e che lascia sconcertato il lettore, sugli "ostacoli burocratici e locali" ai progetti (anche se, e questo è un primo indizio di qualcosa che sta cambiando, la parola "rinnovabile" non viene neppure nominata), ostacoli che impedirebbero di raggiungere anzitempo (ma perchè anzitempo?) gli obiettivi al 2030. Fortunatamente era solo una frase di circostanza, un atto dovuto sappiamo a chi. Il bello viene proprio adesso:

"La domanda non eludibile è: sono progetti seri ed economicamente autonomi o presuppongono, nel calcolo del costo di produzione, l'attesa di qualche forma di sussidio? E poi c'è un dilemma ecologico ed estetico che si fa fatica ad ammettere."

In realtà non si fa affatto fatica ad ammetterlo. La Rete della Resistenza sui Crinali è da una dozzina d'anni che lo ammette, lo proclama e lo grida, e qualcuno, come Rosa Filippini, Oreste Rutigliano, che aveva coinvolto nella lotta il compianto Carlo Ripa di Meana, Carlo Alberto Pinelli e tanti altri tra i più bei nomi della tutela dell'ambiente e del paesaggio italiano, da una ventina. Al contrario, sono stati il Corriere della Sera e gli altri giornaloni (e le TV) che hanno diffuso la falsa narrazione delle Fer elettriche "senza dilemmi" per ipotesi, al guinzaglio della sgangherata vulgata diffusa da Legambiente, ed osteggiata dalla gran parte delle altre associazioni più rispettate, riunitesi proprio per denunciare la natura irrimediabile di questi "dilemmi" nella Coalizione Articolo 9. A proposito dell'articolo 9, De Bortoli scrive:

"L'ambiente è stato giustamente tutelato e messo in Costituzione. Evviva. Ma se vogliamo veramente spingere sulle rinnovabili, il paesaggio un po' ne dovrà soffrire. O crediamo che pale e pannelli siano invisibili?"

Trascuriamo la contraddizione logica con il ragionamento precedente e la caduta di stile di De Bortoli, che fa proprio il nuovo slogan pubblicitario "E se per salvare il paesaggio un po' lo cambiassimo?", della campagna marketing della Edison per l'installazione indiscriminata degli impianti eolici, apparso con grande spazio in prima pagina proprio del Corriere della Sera (e di altri giornaloni) pochi giorni fa, e procediamo:

"Mentre le quotazioni... salgono... non assistiamo a manifestazioni di massa contro il riscaldamento climatico, nemmeno tra gli studenti che hanno altri problemi contingenti."

E di problemi ne avranno ancor di più quando la miseria, indotta dalle scellerate politiche energetiche europee degli ultimi anni, si unirà alla consapevolezza che il mostruoso debito pubblico italiano (a cui circa la metà del "Next Generation Fund" si sommerà) è stato fatto, sotto il velo di ipocrite argomentazioni buoniste, ai loro danni, ovvero per essere ripagato da essi stessi in un incombente futuro, sempre ammesso che in futuro riescano a trovare un lavoro. In quel momento, alcuni loro eroi (ed eroine) di oggi verranno maledetti.