Una breve rassegna stampa "controvento" sulle conseguenze in materia di energie rinnovabili e European Green Deal di una affermazione di AfD in Germania e in Europa. Persino le teste d'uovo di Bruxelles ammettono il greenlash (contraccolpo verde).

 

Per chi non avesse capito l'importanza attribuita dal blog della Rete della Resistenza sui Crinali all'agonia della politica tedesca, ecco un destabilizzante articolo di Andrea Fabbri su Money.it del 22 settembre, dopo l'ultimo, ennesimo terremoto alle elezioni nei Land: "Transizione energetica a rischio in Germania? L'Afd vuole imporre limitazioni all'eolico", che  dà una rappresentazione della disposizione decisamente avversa di Alternative für Deutschland verso l'eolico che viene ignorata (o sarebbe meglio dire censurata?) da tutti gli altri media italiani. Riportiamo qui di seguito i passaggi che più ci interessano dell'articolo di Fabbri, invitando però tutti a leggere l'articolo per intero sul sito di Money.it.

"... la crescita del partito sta già spostando il dibattito politico tedesco, e su un tema in particolare le conseguenze potrebbero farsi sentire: le energie rinnovabili e la transizione energetica. Sull’idea che l’AfD ha delle rinnovabili ci sono pochi dubbi. Nel discorso al congresso nazionale del gennaio 2025, la leader del partito Alice Weidel definì le pale eoliche «Windmühlen der Schande», i mulini a vento della vergogna... Sul programma energetico, in ogni caso, l’AfD ha le idee molto chiare: stop alle autorizzazioni per nuovi impianti eolici a terra, revisione delle distanze minime dai centri abitati, una misura che potrebbe riguardare anche le turbine già in funzione... L’AfD ha dimostrato che la strategia di diffondere sui social messaggi che accusano le rinnovabili di far aumentare le bollette riesce a fare breccia nelle comunità rurali, dove si concentrano molti dei nuovi impianti. Nei programmi elettorali l’AfD promette un piano per rimuovere gli impianti rinnovabili dal paesaggio. Oltre al blocco dei nuovi impianti eolici, prevede di fermare il solare agricolo, eliminando i finanziamenti per i grandi impianti fotovoltaici a terra..."

Dei trionfi - soprattutto nell'ex DDR - di AfD si occupa, sempre il 22 settembre all'indomani della vittoria nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, anche Edoardo Laudisi nell'intervista per il Sussidiario intitolata "Germania tra AfD e crisi di Merz", che dà un'arguta spiegazione della psicologia dei tedeschi dell'Est e della loro "affinità elettiva" con AfD:

"noi all’Est abbiamo vissuto sotto una dittatura sostenuta da un apparato politico, mediatico e culturale; oggi, secondo questa percezione, esistono di nuovo un apparato politico, un sistema dei media mainstream e un apparato culturale che stabiliscono che cosa è accettabile e che cosa non lo è. La differenza è che allora non si poteva votare ed esisteva l’ideologia marxista-leninista, mentre oggi si vota. Ma sopra questi apparati, in questa lettura, c’è anche un sistema finanziario che li sostiene. Da qui può nascere quell’affinità elettiva con l’AfD, che si presenta come il partito che vuole rompere questo schema. È sicuramente una dinamica nazionale. Nella campagna si è parlato pochissimo di politiche locali. Il candidato quasi nessuno lo conosceva, perché in primo luogo c’era il partito, l’AfD, che faceva una battaglia non sul particolare, ma sul generale: dare al Land una svolta e farlo uscire da un apparato che, secondo questa impostazione, controlla e limita la possibilità di esprimere dissenso e critica. Anche l’affluenza molto alta è significativa. Qui c’è in ballo qualcosa di grosso e, secondo me, è nazionale, non locale."

La percezione di "un sistema dei media mainstream e un apparato culturale che stabiliscono che cosa è accettabile e che cosa non lo è" e che "controlla e limita la possibilità di esprimere dissenso e critica" sta peraltro diventando un idem sentire in tutta l'Unione Europea. 

Ma l'articolo per noi più interessante è quello del 29 settembre di Federico Rampini, che potete leggere integralmente sul sito del Corriere, "«Non uscire dall'Europa, ma occuparla e svuotarla dall'interno»: così il movimento delle nuove destre minaccia l'Ue", in cui l'autore riporta che

"Un importante rapporto del Brussels Institute for Geopolitics (Il budget dell'istituto è sostenuto da contributi statali di vari paesi europei tra cui Belgio, Francia, Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Paesi Bassi e da sovvenzioni della stessa Unione Europea. NdR)... Dieci anni dopo Brexit, le destre radicali europee sono molto più forti, ma quasi nessuna vuole più uscire dall’Unione. L’obiettivo non è distruggerla bensì conquistarla, piegarla, usarla."

Questo "importante rapporto" ci conferma nelle nostre idee su che cosa accadrebbe di sicuro se AfD andasse al governo in Germania. Adesso persino uno degli innumerevoli "think tank" finanziati dalla commissione UE dà per scontate le conseguenze avverse al Green Deal (i grassetti sono nostri):

"Il cambiamento più netto riguarderebbe il Green Deal. Qui la distanza fra i due scenari si riduce. La transizione ecologica è diventata il nuovo bersaglio ideale dell’euroscetticismo. Il vecchio slogan «contro Bruxelles» acquista un contenuto concreto: contro divieti, standard ambientali, obblighi per le imprese, auto elettrica (ormai per lo più «made in China»), ristrutturazione degli edifici, vincoli all’agricoltura. Il rapporto usa il termine greenlash, contraccolpo verde. E osserva che questa svolta è già iniziata: competitività, resilienza e deregolamentazione stanno sostituendo il clima al centro dell’agenda europea. Non significa abbandonare la decarbonizzazione. Le destre possono appropriarsene cambiandone la giustificazione. Non più salvare il pianeta, ma conquistare l’indipendenza energetica. Qui entra in scena il nucleare... La transizione verde potrebbe quindi trasformarsi in una politica industriale ed energetica nazionalista: meno rinnovabili e meno regolamentazioni oppressive, più nucleare, sicurezza degli approvvigionamenti e autonomia strategica."

Ripeto:

"meno rinnovabili e meno regolamentazioni oppressive".

E se persino le teste d'uovo di Bruxelles ammettono il greenlash (contraccolpo verde), allora...

 

Alberto Cuppini