La Staffetta Quotidiana riporta l'intervento di ieri a Ecomondo dell'assessore all'Ambiente dell'Emilia Romagna Irene Priolo: Sulle rinnovabili “nei nostri territori sta avvenendo un approccio predatorio, lasciato agli operatori che arrivano e decidono in nome e per conto degli enti territoriali e della Regione”.
Ieri, nella sede più inaspettata (a Rimini durante il convegno di apertura di Ecomondo, manifestazione in cui si celebrano le magnifiche sorti e progressive dell'universo "green"), è accaduto ciò che noi emiliano-romagnoli ci auguravamo da tempo. Un importante politico regionale, l'assessore all'Ambiente dell'Emilia Romagna Irene Priolo, ha messo pubblicamente in dubbio il sacro dogma delle "rinnovabili" pure ed immacolate e, con esso, l'indulgenza plenaria a loro garantita fino ad oggi.
Lo abbiamo appreso, nel consueto silenzio dei più importanti media nazionali, da un articolo apparso già ieri sul sito web della Staffetta Quotidiana ed intitolato "Rinnovabili, Priolo (Emilia-Romagna): approccio predatorio, serve pianificazione".
Va bene l'interesse pubblico per questi impianti, ha detto la Priolo, d'accordo che gli obiettivi sulle rinnovabili sono fondamentali, ma anche gli impianti eolici e fotovoltaici vanno sempre e comunque condivisi con enti territoriali e imprese, "altrimenti non si può pianificare in modo appropriato".
Forse la Priolo non se n'è resa conto (o forse sì), ma nel suo intervento ha violato le parole d’ordine sulle quali è incardinata la religione new age-ambientalista impostaci negli ultimi anni, che ha già provocato inenarrabili disastri territoriali, oltre che energetici ed economici.
A margine del convegno, la Staffetta ha anche intervistato il presidente della Regione Michele De Pascale sull'impianto eolico di Badia del vento, di cui proprio ieri ci eravamo occupati.
Riportiamo un breve passaggio dell'intervista, invitando i nostri lettori a leggere tutto l'articolo sul sito web della Staffetta Quotidiana:
"Non è pensabile che su impianti di queste dimensioni le Regioni autorizzino al confine senza sentire il parere degli altri perché peraltro, e lo dico in amicizia anche quasi in un rapporto di fratellanza con il presidente Giani, questo è un impianto che è amministrativamente in Toscana ma paesaggisticamente in Emilia-Romagna... pretendiamo che l'Emilia-Romagna venga rispettata”.
Da ieri, per la prima volta dopo quasi vent'anni di solitaria resistenza sui crinali dell'Appennino tosco emiliano-romagnolo, ci sentiamo meno soli.
Alberto Cuppini
