Economisti contro. Clemens Fuest (direttore dell'IFO di Monaco): "Impianti solari ovunque, si veniva pagati tramite le tariffe di immissione. È come se uno aprisse una pizzeria in mezzo alla Foresta Nera, senza clienti: tanto passa lo Stato a ritirare le pizze". Davide Tabarelli (presidente di Nomisma Energia): "L’Europa sembra un po’ fuori dalla realtà: con l’abbandono sostanziale del carbone e quello ricercato dei derivati del petrolio è come se volesse autofustigarsi in una sorta di purificazione mistica". Come la demagogia green ha contribuito a corrompere la democrazia ed a compromettere il benessere collettivo.
Non più tardi di una settimana fa ci era capitato di leggere sull'home page del sito web del Corriere della Sera uno sbalorditivo articolo a firma Mara Gergolet sulla Germania (sbalorditivo per la sincerità dell'intervistato, perchè in realtà a noi non raccontava niente di nuovo) "Germania, parla l'economista Fuest: «Il Pil regge solo grazie alla spesa pubblica (finanziata a debito)»".
L'econo-star tedesca Clemens Fuest (direttore dell'IFO di Monaco, che molti giornaloni tedeschi considerano il più influente centro di studi economici della Germania) diceva (tra l'altro) che
«Abbiamo commesso errori noi stessi, per esempio con una politica energetica molto costosa. E ci siamo adagiati».
Il presidente degli industriali, Peter Leibinger, ha parlato di caduta libera, della peggiore crisi del dopoguerra. È d’accordo?
«Sì. Non solo l’economia ristagna. Se guardiamo agli investimenti privati — che rappresentano il 90% del totale — sono in calo dal 2019, addirittura siamo tornati al 2015. Vuol dire che il Pil regge solo grazie alla spesa pubblica, finanziata a debito».
È la fine del modello tedesco?
«Spero di no. Ma dipende da noi. Faccio un esempio: finora si potevano costruire impianti solari ovunque, si veniva pagati tramite le tariffe di immissione. È come se uno aprisse una pizzeria in mezzo alla Foresta Nera, senza clienti: tanto passa lo Stato a ritirare le pizze. Serve meno burocrazia.
Il contenuto di questa intervista non è un caso. I sondaggi elettorali tedeschi danno in crescita AfD, ormai consolidatosi come primo partito nelle intenzioni di voto, con un distacco costantemente in aumento sulla CDU (il partito del cancelliere Merz) che appare in caduta libera nonostante il sostanzioso incremento della spesa pubblica (in deficit).
Appena due giorni prima dell'intervista sul Corriere a Fuest, su Euronews era balenato un autentico fulmine a ciel sereno: "Germania: il partito Cdu fa pressioni su von der Leyen per tagli delle istituzioni 'Ue":
"Il gruppo tedesco Cdu/Csu vuole fare pressioni sulla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per smantellare le istituzioni europee, attraverso un taglio drastico della burocrazia e la cancellazione di alcune norme. Von der Leyen è ella stessa appartenente alla Cdu".
Nientepopodimenoché. Leggetevi, vi prego, tutto l'articolo sulla bozza del gruppo parlamentare CDU (che avrebbe potuta essere scritta negli stessi termini dal gruppo parlamentare AfD), che chiede in definitiva la cancellazione della pazzesca legislazione Esg (anche se nell'articolo non viene nominata), che è stata via via costruita negli ultimi vent'anni (ovvero da quando la Merkel è diventata cancelliere per la prima volta) soffocando progressivamente la libertà delle imprese (e dei cittadini) e facendo esplodere i costi e con essi l'inflazione.
La "E" di Esg sta per "environmental", ovvero, per semplificare, "European Green Deal", ovvero, alla fine della festa, pale e pannelli dappertutto.
La bozza della CDU è stata scritta perchè i parlamentari democristiani sentono che il consenso popolare gli sta sfuggendo di mano. Ed era stata scritta addirittura prima di conoscere i sondaggi elettorali in cui la CDU era data al nuovo minimo storico del 21% e dove si confermava che il distacco rispetto a AFD come primo partito è ai suoi massimi (-5%).
Del pari, l'altro partito di governo, l'SPD (l'altro baluardo politico, assieme alla CDU, del Wirtschaftswunder post-bellico e poi del Modell Deutschland), risulta in difficoltà, cedendo sempre maggiori quote di elettorato alle estreme (Grünen e Linke).
Lo stesso giorno dell'intervista a Fuest avevamo letto un altro articolo rivelatore della condizione da malato terminale della Germania democratica, dove con "Germania democratica" non si intende fare riferimento alla vecchia DDR ma allo stato catatonico della democrazia nell'attuale Repubblica Federale tedesca: "La Germania molla il freno sul debito e rischia di sbandare su pensioni e assistenza".
L'autore è Giuseppe Timpone, il capo redattore dell'economia di Investire Oggi. Vi invito a leggerlo tutto (nonostante ci sia solo un breve accenno al "caro energia" in Germania) perchè recita il De profundis (anche) dell'Italia democratica (gli argomenti e la logica per l'Italia sarebbero gli stessi), se non altro perchè compare per la prima volta un accenno al letale debito pubblico "implicito" degli Stati europei.
Ieri è stata la volta di un economista italiano: il professor Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, scatenato nell'intervista sul Sussidiario "Tabarelli: l'Ue "nega" la crisi e continua ad autofustigarsi":
"L’Europa sembra un po’ fuori dalla realtà: con l’abbandono sostanziale del carbone e quello ricercato dei derivati del petrolio è come se volesse autofustigarsi in una sorta di purificazione mistica.
Di fatto non fa che aggravare da sola la crisi che la colpisce?
Sì, anche se a sentire le parole di Ursula von der Leyen e del commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen non sembra esserci una crisi così grave. Dato che questi politici sono espressione della democrazia europea, vuol dire che forse per noi europei la crisi non è poi così grave."
Altro passettino in avanti del travagliato parto di Tabarelli nel dare alla luce quello che pensa veramente (che è la stessa cosa che pensiamo noi) della politica energetica dell'Europa e del Green Deal in particolare, dove tutto funzionerà con l'energia delle pale eoliche e dei pannelli fotovoltaici.
Adesso aspettiamo che anche i suoi colleghi economisti dell'energia si accodino a queste sue critiche all'ideologia del "tutto-green". Capisco il loro imbarazzo a riconoscere che, causa opportunismo, per vent'anni hanno tenuto gli occhi chiusi fingendo di non capire quale follia si stesse realizzando. Ma adesso che è incombente il disastro della carenza fisica degli idrocarburi (causata dalla mancanza di investimenti per differenziare l'offerta) è tempo di recitare il Mea Culpa per tutti gli appelli ecumenici a "disinvestire il prima possibile dall’economia dei combustibili fossili".
Oltre al benessere diffuso, a rischio, come abbiamo visto, c'è anche la democrazia.
Alberto Cuppini
