Le ventate di incoerenza dell'Anev

Il governo avrebbe da subito la concreta possibilità, nei prossimi dodici mesi, di recuperare 12 miliardi, con i quali reperire le risorse necessarie per migliorare la sanità pubblica senza nuove tasse e senza firmare cambiali. Basterebbe sospendere (o tutt'al più spostare in avanti di un anno) le vergognosissime rendite parassitarie, elargite sotto forma di "incentivi", di cui godono oggi le Fer elettriche (che hanno già ampiamente ammortizzato i loro investimenti), che invece le vogliono (almeno) raddoppiare entro il 2030, oltre tutto sfregiando, senza più limiti e tutele, il nostro Paese.

Anev, le Fer per ripartire, non servono soldi ma snellimenti burocratici.

Così titolava il Quotidiano Energia del 23 aprile, con un sottotitolo ancora più esplicito:

Il presidente Togni: “Il settore eolico ha investimenti privati pronti per miliardi di euro”

Così giovedì scorso si esprimeva il presidente della potente "associazione nazionale energia del vento e di protezione ambientale", intervenendo al workshop online "The green deal and the national energy and climate plans in Italy (sic) organizzato da Eufores, Energy Efficiency Watch e Renewables Networking Platform (sic et sic) in collaborazione - niente meno - con il Senato della Repubblica. Un consesso serio, dunque, autorevole ed al di sopra degli interessi di parte.

Poi, però, il giorno dopo 24 aprile leggevamo, sempre su Quotidiano Energia:

Anev: Aziende eoliche a rischio default” 

“Il settore penalizzato più di altri dall’emergenza sanitaria e dai bassi valori del Pun, il Governo intervenga”.

Leggiamo qui sotto il primo capoverso dell'articolo dell'altro ieri del Quotidiano Energia:

“In questa fase di depressione straordinaria e imprevedibile dei prezzi, la sofferenza delle aziende del settore delle rinnovabili è gravissima e si somma alla esponenziale crescita dei costi e rischia di far fallire alcune realtà”. E’ il grido d’allarme lanciato oggi dall’Anev, secondo cui il settore eolico è “penalizzato più di altri dall’emergenza sanitaria e dai bassi valori dell’energia".

Contrordine compagni! Altro che "investimenti privati pronti per miliardi di euro", come sostenuto il giorno prima dal suo presidente: venerdì l'Anev ci dice addirittura che le "aziende eoliche sono a rischio default", ovvero che rischiano di saltare per aria e che deve intervenire il governo!

Amici cari, mettetevi d'accordo. Almeno tra voi. Altrimenti potreste dare l'impressione di essere dei contaballe.

In realtà non si tratta di fandonie, ma più semplicemente di due mezze verità che, sommate, non fanno una verità intera ma una figuraccia a tutto tondo.

E' vero infatti che sono pronti miliardi di investimenti privati per devastare l'Italia con molte migliaia di nuove pale eoliche colossali, ma, oltre a "semplificazioni e snellimento burocratico" che si pretendono fin da subito, saranno poi necessarie le garanzie statali e quindi nuovi incentivi alle Fer elettriche per raggiungere gli obiettivi del Pniec al 2030. Questi si andranno ad aggiungere ai 230 miliardi di euro di incentivi già impegnati finora dallo Stato a carico delle bollette elettriche, per un importo annuo prossimo ai 12 miliardi di euro.

L'altra mezza verità è che le aziende eoliche sono sì a rischio default, ma solo quelle che in futuro non godranno più della tariffa feed-in attualmente in vigore a loro beneficio, che garantisce loro (enormi) ricavi certi, e che perciò avranno dei ricavi solo dalla vendita dell'energia elettrica, oltre tutto tanto più tendenti allo zero quante più pale eoliche verranno installate in Italia. Non per niente, come da noi fatto rilevare nel post "Il virus svela in anticipo i disastri di un sistema elettrico incentrato su eolico e fotovoltaico", il settore delle Fer elettriche incentivate è uno dei pochi settori economici che in Italia sta facendo "business as usual", alla faccia di tutti gli altri italiani, molti milioni dei quali (che comunque prima o poi dovranno pagare la bolletta e gli incentivi) sono ridotti alla disperazione.

E dunque, per ammissione implicita della stessa Anev, il sistema delle rinnovabili elettriche non programmabili si conferma insostenibile senza un sistema perpetuo di sussidi statali. Il resto sono frottole.

A questo proposito, in attesa di esaminare più a fondo il disperante problema del "Che fare dopo il Coronavirus?", il governo avrebbe da subito la concreta possibilità, nei prossimi dodici mesi, di recuperare 12 miliardi, con i quali reperire le risorse necessarie per migliorare la sanità pubblica senza nuove tasse e senza firmare cambiali. Basterebbe sospendere (o tutt'al più spostare in avanti di un anno) le vergognosissime rendite parassitarie di cui godono oggi questi Signori (che hanno già ampiamente ammortizzato i loro investimenti), che invece le vogliono (almeno) raddoppiare entro il 2030, oltre tutto sfregiando, senza più limiti e tutele, il nostro Paese.

 

Alberto Cuppini

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