Gli accordi sui dazi ratificano la fine del Green Deal

Improvviso e selvaggio attacco mediatico del PD e delle Sinistre di tutt'Europa ad Ursula Von der Leyen all'indomani degli accordi con Trump sui dazi, che, di fatto, sanciscono la fine dell'European Green Deal. Ora è necessario che l'Italia riconosca il fallimento delle politiche basate su eolico e fotovoltaico e sposti subito i fondi destinati dal decreto FER X all'installazione di altre pale e pannelli all'idroelettrico esistente, alla ricerca sul nucleare a fusione e alle politiche di mitigazione e di adattamento del territorio italiano ai cambiamenti climatici.

 

Improvviso e selvaggio attacco mediatico del PD ad Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione UE, che fino al giorno prima era la Stella mattutina della Sinistra europea; Speculum iustítiæ, Refugium peccatorum, Solacium migrantium...

In particolare il 29 luglio in prima pagina del Corriere della Sera (organo di stampa ultraortodosso del partito), all'indomani della pessima (pessimissima) figura (e non sto parlando solo della sostanza dell'accordo, ma di come la Von der Leyen si è rappresentata) nella trattativa con Trump per i dazi.

Leggete non solo Gramellini ("Ursula Vien dal Mare") ma anche la Reichlin ("Il Grande Cedimento").

Toni che sarebbero stati eccessivi anche per un post RRC, che pure contro di lei, fin dai tempi dell'inaudita immissione della "Piccola Greta" nella stanza dei bottoni europea, ne ha scritte di ogni.

Anche gli altri giornaloni si sono accodati. Noi non crediamo alle coincidenze. Difficile che non sia arrivato a tutti l'ordine dall'alto di abbandonare la VdL. O dalla Schlein oppure, cosa che ritengo più probabile, concordato dai vertici del gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) al Parlamento europeo.

I paragoni con l'agnellino che si trova improvvisamente di fronte a un lupo o a un leone come nelle favolette del poeta Fedro si sono sprecati. Ma la totale inadeguatezza della Von der Leyen non era certo una novità.

 

Ci dev'essere dell'altro.

Pensiamo di averlo individuato in un articolo del professor Davide Tabarelli sulla Stampa del 2 agosto intitolato "Folle triplicare gli acquisti di gas americano", da cui si può intuire il motivo (principale) dell'improvviso abbandono della Baronessa al suo destino da parte di tutta la Sinistra europea, che finora l'aveva acriticamente sostenuta in due legislature, delle quali la prima aveva già dato risultati più che pessimi. Leggiamo il passaggio rivelatore, con ironia finale di Tabarelli:

 

"... è una bella contraddizione che la Commissione sia forzata a promettere di triplicare l'acquisto di fossili quando ha come strategia portante il Green Deal che mira proprio al loro abbandono. Non è solo una questione filosofica, lo è anche tecnicamente, perché, e qui c'è un'altra contraddizione, sempre per la decarbonizzazione, da anni la Commissione ostacola la conclusione di contratti di lungo termine per l'approvvigionamento di gas, perchè fra pochi anni non ne avremo più bisogno grazie proprio alle rinnovabili."

 

Ricordo che proprio grazie alla chiusura ed ai mancati rinnovi dei tradizionali contratti a lungo termine precedentemente in vigore con la Russia, che avevano garantito all'Italia 50 anni di gas a buon mercato, nel 2021, dopo che l'UE aveva attribuito vigore di legge alla stravagante decisione della Von der Leyen di rendere l'Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050 con conseguente decollo dei mercati dell'energia, sulla Russia si sono riversati miliardi su miliardi di euro di "extra-profitti" dalla vendita di gas (a pronti) a prezzi inverosimilmente alti, che hanno permesso a Putin di reperire i mezzi finanziari per scatenare, l'anno successivo, l' "operazione speciale" in Ucraina.

Tutte le contraddizioni individuate da Tabarelli verrebbero risolte solo se il Green Deal venisse considerato fin da ora morto e sepolto. Questo è l'imperdonabile peccato mortale commesso dalla Von der Leyen, che dell'European Green Deal è considerata la madre. Ma che il Green Deal, con la puerile fissazione del "tutto elettrico", fosse già ampiamente fallito era nei fatti. Solo per quello che riguarda l'imprescindibilità del gas - a tacere della necessità degli altri idrocarburi - così conclude Tabarelli:

 

"L'anno scorso l'Unione europea ha consumato 323 miliardi di metri cubi, di cui 290 importati, una dipendenza del 90% che disturba per l'incapacità della Commissione europea nell'affrontare il problema se non con le solite e spuntate politiche verdi".

 

Ci permettiamo un suggerimento alla politica italiana: il Parlamento insorga, sull'esempio di quanto recentemente accaduto in Francia e in Spagna, e blocchi immediatamente lo sperpero di denaro pubblico a favore delle "rinnovabili" previsto dal decreto FER X per sussidiare la realizzazione di altri impianti eolici e fotovoltaici, dirottando da subito quelle decine di miliardi, oggi destinate alle tasche dei soliti speculatori green,

- alla manutenzione e alla gestione dinamica degli impianti idroelettrici esistenti,

- alla ricerca che porrebbe l'Italia all'avanguardia per accelerare il raggiungimento dell'obiettivo del nucleare a fusione, ma soprattutto

- alla mitigazione e all'adattamento, che può e deve cominciare subito, del territorio italiano ai cambiamenti climatici.

 

Alberto Cuppini