L'eclissi del Sole 24 Ore

Se la stampa, ed in primis il Sole, rinuncia a fare il proprio dovere di fornire alla cittadinanza una corretta informazione sull'esplosione dei prezzi delle materie prime, ed in particolare quello del gas naturale, provocata dalle deliberate e scelleratissime scelte politiche dell'Unione Europea, il disastro è destinato ad accentuarsi. Ma per cambiare, e per condurre con efficacia la lotta ai cambiamenti climatici, sono necessari uomini nuovi. Uomini non compromessi con l'ideologia delle rinnovabili salvifiche. Nella politica, nelle istituzioni, nell'economia, nell'università, nelle organizzazioni ambientaliste e nella stampa.

 

 

Nel recentissimo post sul sito della Rete della Resistenza sui Crinali, avevamo ironizzato sul fatto che in Italia, trattando di politiche energetiche, i quotidiani mainstream per mesi avevano ignorato il disastro dell'esplosione dei prezzi all'ingrosso delle materie prime, ed in particolare quello del gas naturale, provocata dalle deliberate e scelleratissime scelte politiche dell'Unione Europea. I giornaloni italiani, tutti sostenitori della nuova religione delle rinnovabili salvifiche (che sono tali solo per chi gode delle enormi rendite parassitarie che esse generano), avevano preferito dedicarsi alle disquisizioni della piccola Greta e dei vari ecologisti nostrani. Ma attenzione: solo quelli "radical chic", come li ha definiti il ministro Cingolani, ignorando chi si preoccupava dell'ambiente e del paesaggio italiano messo in pericolo dalla prevista invasione di impianti eolici e fotovoltaici.

Per pura combinazione, da giovedì scorso, i giornaloni si sono improvvisamente accorti che quest'autunno accadrà una catastrofe: il primo ottobre l'Autorità dell'Energia dovrà aggiornare le tariffe di elettricità e gas e proprio quel giorno, per convenzione, verranno avviati i contratti annuali di fornitura ai grandi consumatori e alle imprese. A meno di un miracolo, molti finiranno rovinati.   

Il  battistrada, in questa agnizione della Nemesi, è stato l'articolo di Jacopo Giliberto di giovedì "Stangata sulle imprese. Quadruplicati i costi dell'energia elettrica", in prima pagina sul Sole 24 Ore, che ha usato espressioni come "botta rintronante", rinnovi dei listini "da cavar la pelle", "telefonate tra clienti e fornitori con toni luttuosi" eccetera. Nell'articolo, Giliberto ha avuto la spudoratezza di riportare la testimonianza di un operatore che sostiene: "Ci ha colpito la scarsa attenzione data al fenomeno". Un altro operatore ha ammesso che "le aziende non si sono ancora rese conto... siamo assediati da fideiussioni pazzesche".

Il giorno successivo, sempre in prima pagina del Sole, è comparso un altro articolo di Giliberto in cui campeggiava la parola "stangata": "Stangata senza precedenti sulle bollette: +30% per il gas, +20% per l’elettricità".

Sabato "Stangata", presente nei titoli a nove colonne degli altri giornaloni, era diventato il ritornello dell'estate che si spegne ed accompagna gli spensierati italiani vacanzieri nel ritorno in città.

Evidentemente la Confindustria è stata folgorata (al contrario) sulla via di Damasco, dopo che, per mesi, aveva ignorato l'escalation dei prezzi dell'elettricità all'ingrosso, innescati dalla politica di transizione energetica accelerata da essa stessa sponsorizzata. Questa sponsorizzazione era culminata con una massiccia campagna stampa, con violentissimi attacchi - proprio sul Sole a firma dello stesso Giliberto - a chi si opponeva alla costruzione, nel giro di pochissimi anni, di innumerevoli, ciclopici, assurdi, costosissimi e controproducenti impianti eolici e FV, che mai potranno sostituire, ma al massimo duplicare, gli impianti tradizionali esistenti. Gli attacchi si sono concentrati sulle Soprintendenze, che intendono fare rispettare le leggi ed il principio della tutela del paesaggio della Nazione espresso nell'articolo 9 della Costituzione, e sui comitati locali, che combattono a mani nude contro preponderanti gruppi di un potere denso e pervasivo. Obiettivo paradigmatico degli strali di Giliberto, forse per l'inflessibile tenacia dimostrata contro tutti e tutto, il comitato di Vicchio.

Leggiamo, a mero titolo di esempio, dal suo articolo dell'otto giugno scorso dal titolo "Rinnovabili, nuova gelata di investimenti":

"Per spiegare la paralisi si ricorre alla burocrazia delle conferenze di servizio... alle sovrintendenze arrabbiate; ai comitati del no...  In questi giorni a Loreo (Rovigo) sono tutti contro i pannelli solari e a Vicchio (Firenze) contro i ventilatori eolici dell'Agsm Verona, diventata parafulmine su cui si proiettano tutti i mali del Mugello."

Nessuna parola sul fatto che i cittadini hanno ormai mangiato la foglia ed hanno capito benissimo che questi mega progetti, improvvisamente ricomparsi dopo anni di sussidi relativamente bassi, hanno natura puramente speculativa e che gli speculatori, per attivarsi, stanno attendendo che gli incentivi pubblici vengano alzati a dismisura, onde permettere di raggiungere gli stragrandi obiettivi europei di produzione elettrica da rinnovabili previsti per il 2030.

Giliberto, nel suo zelo di Salvatore del Pianeta, aveva toccato punte di raro cattivo gusto, culminate nel titolo dell'articolo sul Sole - che nessuno ha ritenuto opportuno censurare - "Le rinnovabili che investono: burocrazia peggio del virus".

Negli articoli di questi ultimi giorni, però, non c'è nessun accenno sull'ovvia constatazione, che il professor Alberto Clò sta ripetendo da anni e che anche il professor Davide Tabarelli ha più recentemente fatto propria, che l'impennata della materie prime, ed in particolare quella del gas naturale, è correlata alle scelte strategiche della sgangherata transizione ecologica accelerata. Voluta, ricordiamolo sempre, dalla Von der Leyen sull'onda emotiva degli happening dei ricchi (e furbetti) ragazzini piazzaioli della ricca (ancora per poco) Europa Occidentale.

In questo modo, negando l'evidenza e la causa prima del disastro, la Confindustria contribuisce ad accentuarlo. Ne è testimonianza l'intervista di Milano Finanza di ieri all'amministratore delegato dell'Enel Starace, miracolato dalla cascata di soldi pubblici affluiti nelle casse dell'Enel sotto forma di sussidi alle rinnovabili e dal capacity market (per mantenere in attività gli impianti termoelettrici che non lavorano ma che devono fungere da tampone per le rinnovabili che non programmabili), dal titolo: "Elettroshock. La cura dell'energia pulita darà la scossa all'Italia?", in cui leggiamo:

"Sui prezzi roventi di elettricità e gas (Starace) dice: lasciateci fare più impianti rinnovabili e non ci saranno più stangate."

Un'analoga pretesa, come c'era da aspettarsi, è stata espressa anche dai (troppi) furbacchioni presenti all'assemblea annuale di Elettricità Futura, svoltasi proprio questa settimana.

E' evidente che se la stampa, ed in primis il Sole, rinuncia a fare il proprio dovere di fornire alla cittadinanza una corretta informazione, al fine di perseguire un (enorme) interesse di bottega, il tracollo diventerà irreversibile. La realtà, come sta avvenendo già adesso, prenderà comunque il sopravvento ed i primi ad andare a fondo, assieme all'economia italiana, saranno proprio gli speculatori delle rinnovabili.

Ma per cambiare, e per condurre con efficacia la lotta ai cambiamenti climatici, sono necessari uomini nuovi. Uomini non compromessi con l'ideologia delle rinnovabili salvifiche. Nella politica, nelle istituzioni, nell'economia - ed in particolare nelle aziende partecipate - , nell'università, nelle organizzazioni ambientaliste. E nella stampa.

Alberto Cuppini