È una decisione piuttosto nuova. La prefettura di Orne ha ordinato uno stop temporaneo al parco eolico di Heatour, vicino a L'Aigle, perché sta facendo troppo rumore. Da quando due anni fa sono state commissionate turbine eoliche su campi che si affacciano sul villaggio, i residenti si sono lamentati dell'acufene e del rumore insopportabile che impedisce loro di dormire. Gli studi acustici, condotti dal settembre 2019, confermano che il rumore è maggiore del volume acustico consentito.
L'operatore del parco eolico, Voltalia, dovrà smettere di far funzionare i suoi rotori entro 24 ore dalla pubblicazione del decreto prefettizio, che dovrebbe essere pubblicato entro pochi giorni. Contattata, l'azienda riconosce che "gli studi acustici effettuati riportano occasionali emergenze sonore. Sono oggetto di studi e azioni che abbiamo intrapreso finora con l'obiettivo di garantire la conformità del parco eolico."
Voltalia spera, dopo un nuovo studio condotto da un esperto nominato dalla prefettura, di poter riprendere il funzionamento del parco. Come afferma il vice prefetto Christine Royer, "il riavvio sarà possibile solo dopo il completamento di una perizia di terze parti, per esaminare le misure correttive da a mettere in atto, che sono un prerequisito per la ripresa di questo parco eolico". In altre parole, il rumore delle turbine eoliche deve essere ridotto, altrimenti il parco potrebbe non riavviarsi mai.
 

 
Per chi vuole approfondire:

Gli amici anti-eolici calabresi ci hanno segnalato un interessantissimo articolo comparso ieri su Il Quotidiano del Sud: "Il sud è la zona più adatta in Europa per lo sviluppo delle fonti rinnovabili".

Non lasciatevi ingannare: il titolo dell’articolo appare del tutto incongruo rispetto al contenuto, fortemente critico sull’economia verde, almeno così come viene ammannita all'opinione pubblica. E pure - ammettiamolo - ricco di ambiguità. Però, visti i tempi iper-conformistici che corrono e quello che scrivono (e soprattutto non scrivono) gli altri economisti, l'autore merita non solo una segnalazione ma anche una menzione d'onore.

Si tratta del presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, che lo scorso anno ci aveva magnanimamente degnati della sua attenzione, sia pure con atteggiamento critico, in un altro articolo, allora sul Mattino, a cui avevamo risposto sul nostro sito web.

Tabarelli, in questi ultimi anni, è stata una delle poche voci critiche verso troppo facili e demagogiche soluzioni green. Di lui ci siamo occupati più volte, come si può facilmente constatare con il motore di ricerca "Cerca" del nostro sito web. Ne abbiamo riportato un'importante posizione anche recentissimamente, come ispiratore di una svolta, da noi auspicata, della Confindustria in materia di transizione energetica.

Ma questa volta ci va giù durissimo.

Torniamo perciò all'articolo in questione con il quale il Quotidiano del Sud, che invitiamo tutti i nostri amici di Calabria, Basilicata e Campania a recuperare in edicola, conferma, almeno questa volta, di essere, come orgogliosamente riportato nella testata, "l'altra voce dell'Italia".

Declino, impoverimento, deindustrializzazione (del Sud. E il Nord, invece? Tutto bene, con questi oneri sull'energia?). Leggiamo, a seguire in grassetto, i passaggi più significativi:

“il facile entusiasmo per una supposta riconversione all’economia verde allontana tutti dalla realtà delle cose. L’esempio tipico è quello degli incentivi alle fonti rinnovabili, uno dei pilastri della transizione energetica, dell’economia circolare, della sostenibilità, concetti di cui tutti si riempiono la bocca senza sapere bene di che cosa si tratta”.

Dopo che noi l’avevamo fatto rilevare fin da subito, finalmente qualcuno, nell'orbita del Palazzo, riconosce che i dati della SEN e del PNIEC sono sbagliati (volontariamente, aumentando la produttività attesa di eolico e fotovoltaico per il 2030) per cui non 50 mila megawatt si dovranno costruire, ma 70 mila:

 “Nei prossimi 10 anni, in base agli impegni europei, si dovrebbero costruire in Italia, soprattutto al Sud, circa 70 mila megawatt di nuovi impianti di fonti rinnovabili, quasi il triplo di quelli che abbiamo realizzato negli ultimi 20 anni con generosi incentivi.”

Qui Tabarelli sbaglia. Sono “solo” il doppio e non il triplo, secondo gli obiettivi energetici PNIEC al 2030. Ma sarebbe comunque un disastro epocale. Nel caso dell’adozione di quanto lasciato intendere in sede europea dalle farneticazioni sul Green Deal (che almeno nessuno nella UE, per un minimo di serietà, chiama più “New”), invece, potrebbero essere... il quadruplo!

Un altro riconoscimento di quanto da noi fatto rilevare  prima che il PNIEC venisse inciso sulla pietra per il tramite della Commissione UE, alla quale è stato inviato per ottenerne l'imprimatur:

Proseguiamo con l'outing di Tabarelli:

 “Una delle ragioni per cui le rinnovabili non crescono molto è che gli investitori vogliono la certezza dei passati incentivi.”

Anche questo era stato da noi più volte denunciato.

Ancora, niente meno, leggiamo di  “frastuono delle politiche verdi nel tintinnio dei soldi che vi sono attaccate.”

Amici dei comitati, prendetene nota.

Bravo Professore! Però, se queste stesse cose le avesse scritte almeno un anno fa, nel novembre 2019, quando noi siamo andati, solitari, a criticare duramente  con questi stessi suoi argomenti (e altri ancora) la bozza del PNIEC durante le audizioni alla Camera, sarebbe stato meglio. E gli avremmo scritto: “Bravo Professore. Bravo e coraggioso!”

 

Alberto Cuppini

 

 

 

Tecnologie verdi ma inquinanti, riciclo impossibile…

Questa vasta indagine condotta in tutto il mondo rivela gli effetti perversi delle soluzioni pulite per realizzare la transizione energetica.
Di fronte al cambiamento climatico, molti paesi hanno intrapreso la transizione energetica. Dalla COP21 del 2015, che ha fissato obiettivi impegnativi di riduzione dei gas a effetto serra, le energie verdi sono in aumento. L'auto elettrica è così diventata la mascotte di questa rivoluzione tecnologica. Ma i produttori restano discreti sull'impronta di carbonio delle loro auto con il marchio ZE ("emissioni zero"). Perché non solo consumano elettricità non sempre pulita ma, come i pannelli solari e gli aerogeneratori, sono avidi di metalli rari (neodimio, cerio, cobalto, litio, ecc.) La cui estrazione provoca scompiglio all'altro capo. del mondo. Affinché l'aria nei nostri centri cittadini sia ridotta in particelle fini, l'inquinamento viene trasferito a fuori dalla vista, nei paesi emergenti che sperano di trarre profitto dai loro minerali, senza riguardo per i loro abitanti. In Cina, ad esempio, paladina dei metalli rari, nella provincia dell'Heilongjiang, un tappeto di polvere tossica copre le regioni agricole, strappando i contadini dalle loro terre, provocando il cancro e facendo dei minori le "bocche nere" del 21 ° secolo. secolo.

Nuova dipendenza


Per mostrare gli effetti perversi della rivoluzione verde, questa ambiziosa indagine, ispirata al saggio di Guillaume Pitron, The Rare Metal War(I collegamenti che liberano, 2018), viaggia da un'estremità all'altra del pianeta.  Ci porta dalla Francia, dove il settore dei pannelli solari ha subito il dumping cinese, al Cile devastato dall'estrazione del rame attraverso la Germania, dove le pale delle turbine eoliche sono ammucchiate all'esterno. consuetudine, la Cina, che già controlla tutta la sua catena del valore verso la Bolivia, che non vuole più accontentarsi della sola estrazione di minerali. Perché scommettendo su queste ingannevoli energie verdi, i paesi occidentali hanno scambiato la loro dipendenza dal petrolio per una dipendenza dai metalli rari, una scelta che potrebbe costar loro cara. Un numero impressionante di interviste, con lavoratori, ricercatori, ingegneri, attivisti, industriali, ministro attuale o ex - tra questi, Arnaud Montebourg, disgustato.

 

Link al video    Realizzazione: Jean-Louis Perez  Guillaume Pitron  Paese: Francia  Anno: 2020



Il 98,8% del territorio della Sardegna non può ospitare parchi eolici. Così il TAR della Sardegna ha motivato la sentenza con cui rigetta il ricorso contro il no ad un impianto a Florinas, a due passi dalla basilica di Saccargia. L'articolo completo riportato dall'Unione Sarda.