Nel testo definitivo del PNIEC aumenta ancora il valore obiettivo per il 2030 della produzione da eolico, a danno del fotovoltaico.

 

Nel testo definitivo del Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC) per il 2030 inviato a Bruxelles - e pubblicato martedì dal ministero dello Sviluppo economico -non c'è stata nessuna diminuzione del "peso delle Fer elettriche", come invece era stato strombazzato ieri sulla stampa specializzata.

In realtà (si veda la tabella 11 a pag. 57 del testo definitivo) si è ritornati al 55% (esattamente come previsto nella Sen di Gentiloni...) del rapporto energia elettrica da Fer sul consumo

Tabella nel testo definitivo del PNIEC inviato a Bruxelles

 

interno dal 55,4% della bozza PNIEC di Di Maio (si veda la tabella 11 a pag. 46 della bozza) ma non diminuendo il numeratore - come sarebbe stato logico attendersi - bensì... aumentando il denominatore (i consumi attesi al 2030 che passano da 337 a 339 TWh). Ma che astuzia raffinata!

Tabella nella bozza del PNIEC di Di Maio

Per cui la produzione (che adesso diventerà obbligatoria, subito dopo l'approvazione pro forma del PNIEC da parte della CE) da Fer elettriche non cambia rispetto a quanto previsto dalla bozza.

L'unico modifica è nella composizione delle fonti (si confrontino le due tavole qui sopra), con... l'aumento di 1,4 TWh a favore dell'eolico ed una diminuzione corrispondente del FV. Questo significa, in termini di potenza, quasi 1000 MW di eolico in più da installare entro il 2030. Cioè ulteriori centinaia e centinaia di pale dappertutto, come se le molte migliaia già previste non fossero state sufficienti per sfregiare il paesaggio della Nazione, tutelato (tutelato?) dall'articolo 9 della Costituzione italiana.

Complimenti al governo Conte II ed in particolare a chi, subentrato nel nuovo governo rispetto al già pessimo governo precedente (Conte I), ha peggiorato ancora di più la situazione a favore dell'eolico. Tutti voi sapete bene chi è subentrato a chi.

Ricordo ai comitati ed ai simpatizzanti della Rete della Resistenza sui Crinali che domenica prossima in Emilia Romagna si vota.

 

Alberto Cuppini

Negli ultimi giorni dello scorso anno i giornali italiani hanno rimandato la notizia della causa intentata dal gruppo di difesa International Rights Advocates contro Apple, Google, Microsoft, Dell e Tesla poiché stanno consapevolmente favorendo l'uso crudele e brutale di bambini ed adolescenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) per estrarre il cobalto, un componente chiave di ogni batteria utilizzata nei dispositivi elettronici prodotti da queste aziende.

Da tempo si susseguivano articoli di denuncia con documentazioni filmate e video di quanto stava accadendo. Citiamo solo alcuni di quelli utilizzati nel loro atto da International Rights Advocates : This Is What We Die For pubblicato da Amnesty International nel 2016 documenta le orribili condizioni dei lavoratori minorenni che estraggono il cobalto nella RDC, la denuncia del Washington Post a firma di  Todd Frankel, Cobalt Pipeline, Tracing the path from deadly hand-dug mines in Congo to consumers’ phones and laptops ed infine il Mail on Sunday con l'articolo di Barbara Jones, Child miners aged four living a hell on Earth so YOU can drive an electric car, minatori di quattro anni vivono all'inferno perchè tu possa guidare un'auto elettrica.

 

La denuncia

Il gruppo americano per la difesa dei diritti umani, IRAdvocates, ha intentato una causa federale contro Apple, Alphabet ( Google), Dell e Microsoft e Tesla perchè  invece di intraprendere azioni significative per prevenire ulteriori morti e mutilazioni di bambini nelle miniere di cobalto della RDC, affermano di avere policy interne per impedirsi di usare il lavoro minorile proibito e il lavoro forzato nelle loro catene di approvvigionamento, ad esempio, la dichiarazione di Apple del 2018 sugli sforzi per combattere la tratta di esseri umani e la schiavitù nella loro catena di approvvigionamento, che afferma:

Il programma di Apple per prevenire il lavoro minorile nella sua catena di approvvigionamento della RDC si basa sulla convinzione che potenziare le voci indipendenti nella catena di approvvigionamento è fondamentale per identificare, valutare e porre rimedio ai rischi legati alla tratta di esseri umani e al lavoro involontario. Nel 2018, abbiamo continuato a fornire finanziamenti al Fondo per i diritti umani globali, un'organizzazione che supporta difensori dei diritti umani locali e attivisti locali in più paesi, tra cui la RDC. Apple ha inoltre continuato a supportare il meccanismo di segnalazione della International Tin Supply Chain Initiative della International Tin Association nella RDC che consente alle persone di esprimere in modo anonimo le preoccupazioni nella loro lingua locale relative all'estrazione, al commercio, alla manipolazione e all'esportazione di minerali in modo da poter far emergere accuse di cattiva condotta e segnalato.

D'altra parte, circa i due terzi della fornitura globale di cobalto viene estratto nella regione della "cintura di rame" delle province di Haut-Katanga e Lualaba nella Repubblica Democratica del Congo e questo minerale è un componente imprescindibile di ogni batteria ricaricabile agli ioni di litio, che alimenta smartphone, laptop ed auto elettriche.

Questi enormi interessi hanno alimentato avidità, corruzione e indifferenza, che hanno portato allo sfruttamento della popolazione congolese che, impotente ed affamata, si è trasformata in quelli che vengono definiti minatori di cobalto "artigianali". Sono ufficialmente chiamati minatori "artigianali" per mascherare il fatto che stanno lavorando un numero indefinito di persone, compresi i bambini piccoli, che si recano nelle aree in cui si trova il cobalto e usano strumenti primitivi per estrarre il minerale senza alcuna attrezzatura di sicurezza e senza alcun supporto strutturale per le gallerie. I collassi di tunnel importanti sono comuni. I minatori vengono regolarmente mutilati o uccisi quando un tunnel crolla e spesso i corpi di coloro che sono intrappolati nell'oscurità delle macerie non vengono mai recuperati. Nessuno sa quanti bambini siano morti estraendo il cobalto nella regione del Katanga, le Nazioni Unite stimano 80 all'anno, ma molti altri decessi non vengono registrati, con i corpi sepolti nelle macerie dei tunnel crollati. Altri sopravvivono ma con malattie croniche che distruggono le loro giovani vite per portare a casa una paga che difficilmente supera i due dollari al giorno.

E’ notizia di questi giorni che nel distretto di Kasulo nei pressi della città di Kolwezi sarebbe stato scoperto un nuovo giacimento sotto una città e che per il suo sfruttamento stanno per essere cacciate dalle loro case circa 10.000 famiglie.

 

La grottesca vicenda della COP25 di Santiago celebrata a Madrid. I disastri combinati dall'Enel. L'anatomia del fallimento del summit. Alcune sagge riflessioni che proprio in quanto tali in Italia non interessano a nessuno. La politica però rimane una cosa seria, non una baracconata mediatica. Guai in vista in Italia e in Europa.

 

Perchè mai la COP25 di Santiago è stata celebrata a Madrid?

Il summit mondiale sul clima di Santiago del Cile denominato COP25 si era subito presentato sotto i peggiori auspici. Il Fato (e chi altri?) aveva provato, come nelle tragedie greche, ad avvisare gli sciagurati mortali che si stavano inoltrando per un cammino senza ritorno. Ma anche questo ennesimo segno del destino era stato colpevolmente ignorato da chi ha deciso di condannarsi (e condannarci) alla dannazione.

Nel consueto, omertoso silenzio dei giornaloni italiani, avevamo appreso dell'intrusione degli Dei nelle vicende degli uomini dall'articolo del bastian contrario di professione (per fortuna ne esiste ancora qualcuno) Franco Battaglia sul Giornale del 4 dicembre scorso "Perchè le battaglie di Greta sono destinate tutte a fallire", sottotitolato profeticamente "Poveri illusi fallirà anche questo vertice":

"La Cop25 doveva svolgersi in Cile. Ma da quelle parti avevano deciso di far funzionare le metropolitane solo col fotovoltaico. Non ci sono riusciti, ma il solo tentativo ha fatto lievitare talmente i costi dei trasporti che i cileni si sono incazzati. Ma proprio tanto. E l'evento è stato spostato a Madrid."

In realtà, l'astuto governo cileno voleva far funzionare i trasporti (a dire il vero solo "in larga parte") sia col fotovoltaico che con l'eolico.

"La metro di Santiago del Cile correrà con le energie rinnovabili" ci informava un lancio dell'ANSA del 21 giugno 2017, che sottotitolava "Dal 2018 sarà alimentata con il sole e il vento del deserto".

Splendido! Come Lawrence d'Arabia ma senza neppure bisogno dei dromedari per spostarsi.

"Per il Cile, la nuova El Dorado dell'energia pulita, è una scommessa già vinta in partenza", si esultava nel sito di As solar nel post "Cile: la metro di Santiago correrà grazie alle rinnovabili":

"Le aste hanno permesso al Paese di rendere eolico e fotovoltaico in molti casi più convenienti delle fonti fossili, e al governo di impostare un piano per l’indipendenza energetica. Entro il 2050, le rinnovabili dovranno fornire il 70 per cento del mix elettrico rispetto all’attuale 15 per cento... In questo contesto, il progetto della capitale ha un ruolo di primo piano. La metro di Santiago, con i sui 2,4 milioni di passeggeri quotidiani e oltre 84 km di tracciato, è uno dei più grandi consumatori di energia della città. Il progetto, accolto con entusiasmo dal Presidente Michelle Bachelet, prevede di ottenere il 60 per cento dell’elettricità necessaria alla metropolitana con l’energia solare ed eolica. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la statale Metro SA ha firmato due differenti accordi della durata di 15 anni grazie ai quali riuscirà a coprire il 42 per cento della potenza del sistema attraverso una centrale fotovoltaica da 100 megawatt situata nel deserto di Atacama. Ben 254.000 pannelli solari copriranno una superficie delle dimensioni di 370 campi di calcio. Il restante 18 per cento sarà fornito da un parco eolico sviluppato di recente e situato poco più a nord rispetto l’impianto fotovoltaico... Ma diversi esperti si sono spinti anche oltre, proponendo di aumentare ulteriormente la quota di rinnovabili impiegata dalla metro di Santiago."

Capofila del progetto di elettrificazione dei trasporti cileni era l'Enel.

 

Guasti paesaggistici, eccezione Italia per l'eolico, no garanzie pubbliche per i PPA, basta incentivi occultati in bolletta, bond europei per la transizione energetica, ImEA, recupero dell'enorme potenziale dell'idroelettrico a bacino esistente. Questi i principali argomenti sollevati da Oreste Rutigliano e Alberto Cuppini nel corso dell'audizione del Comitato Nazionale per il Paesaggio di lunedì 25 novembre presso la X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati sulla SEN e il PNIEC per il 2030.

 

A seguire l'abstract del documento - fortemente critico verso le politiche di contrasto al cambiamento climatico fin qui seguite - trasmesso dal CNP alla X Commissione:

Il Comitato Nazionale per il Paesaggio, assieme alle associazioni ambientaliste fautrici delle fonti rinnovabili (di seguito FER) ma consce dei limiti di quelle elettriche intermittenti - e delle conseguenze della colossale speculazione finanziaria e territoriale che caratterizza il loro sviluppo – ha sempre partecipato con le proprie osservazioni critiche e con le proprie proposte al dibattito pubblico sulle politiche energetiche e ambientali, intervenendo alle consultazioni indette dale istituzioni competenti. Lo ha fatto anche sulla "Strategia Energetica Nazionale" (di seguito SEN), allo scopo di richiamare una più rigorosa valutazione, delle gravi conseguenze derivanti dal perdurare di una politica disinvolta in materia di insediamento di centrali eoliche.

Oggi, commentando il "Piano Nazionale integrato Energia e Clima" (di seguito PNIEC) confermiamo la richiesta di fermare il non necessario disastro urbanistico, territoriale, ambientale, paesaggistico in atto con la corsa all'eolico (e ad alcune altre tecnologie impattanti), e di dirottare più utilmente le risorse finanziarie verso serie politiche di contrasto e mitigazione del cambiamento climatico. Lo scorso anno la produzione dell'intero settore eolico in Italia, con tutti i danni ambientali e paesaggistici che gli oltre 7.000 aerogeneratori esistenti hanno già arrecato, ha corrisposto a circa il 5% dei consumi elettrici nazionali, pari a, si badi bene, 1,5% del fabbisogno energetico complessivo!

Purtroppo, nonostante tutte le evidenze, i limiti principali della SEN sono stati riproposti nel PNIEC. L'obiettivo di produzione di energia da FER è stato ulteriormente elevato al 30%. La produzione del fotovoltaico, che dovrà passare da poco più dei 20 TWh del 2018 ai 74,5 del 2030, è destinata a quasi quadruplicare e la produzione da eolico, che dovrà passare dai 17 TWh del 2018 ai 40,1 del 2030, dovrà più che raddoppiare.

Nel PNIEC vengono tradotti in cifre gli obiettivi italiani al 2030 illustrati nella Strategia Energetica ed in particolare quelli della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che ci appaiono, per l'entità sproporzionata dei costi sottesi, il vero traguardo a cui si punta nel documento: ci dobbiamo attendere, in prospettiva 2030, l'installazione di una quantità stragrande di pale eoliche. Il PNIEC, se approvato (come sarà approvato) dalla CE, diventerebbe infatti vincolante per l'Italia e renderebbe tale installazione (cha la nuova SEN faceva vagheggiare pressoché a costo zero), di fatto, obbligatoria. Si dovranno quindi costruire a tutti i costi impianti eolici dovunque. "A tutti i costi" si deve intendere sia in senso stretto (come esborso finanziario per la collettività) sia in senso metaforico. E cioè, crediamo di potere anticipare, con l'allentamento dei già flebili vincoli ambientali e paesaggistici ed il superamento di ultra decennali tutele amministrative, da considerarsi a quel punto alla stregua di puri e semplici impacci.