Parla il presidente grillino della commissione Industria del Senato Gianni Girotto : "Dove c'è eolico mettiamo eolico; per quanto riguarda repowering, reblading, revamping: assolutamente semaforo verde, semplificazione; non ci fermeremo assolutamente al decreto Fer 1 (per nuove incentivazioni nel prossimo triennio): è la prima misura che facciamo, poi ne seguiranno altre; parliamo di incentivare i PPA con una garanzia pubblica". Così, dopo il 2020, l’incentivazione, anziché essere diretta, come avviene adesso con il sistema delle aste, rischia di tornare ad essere indiretta, per meglio nasconderne i costi agli utenti ma soprattutto per eliminare i tetti di spesa, come all'epoca dei certificati verdi. E' una ennesima conferma del connubio romano tra i grillini e l'Anev per coprire l'Appennino di pale. Noi, come sempre, non concederemo né sconti né tregua agli amici dell'eolico. Soprattutto al momento delle elezioni.

 Il presidente della commissione Industria Girotto e il presidente dell'Anev Togni

 

Dopo lo sciagurato intervento del neo eletto ministro dello Sviluppo economico Di Maio presso l'Unione Europea per aumentare il valore obiettivo delle rinnovabili per il 2030, dopo l'incredibile, servile omaggio dello stesso Di Maio al convegno Anev-Elettricità Futura dello scorso luglio, dopo avere assistito alla invereconda sceneggiata della pubblica consultazione sullo schema del decreto ministeriale per i nuovi incentivi alle Fer elettriche (Decreto Fer 1) del 25 settembre a Roma presso il ministero dello Sviluppo economico (Mise), durante la quale decine di "stakeholders" delle rinnovabili elettriche hanno richiesto in coro e a gran voce al sottosegretario grillino Crippa maggiori incentivi perchè altrimenti sarebbe impossibile raggiungere gli obiettivi europei al 2030 (cioè quelli stessi voluti da Di Maio...), ora abbiamo un'ulteriore prova dell'innaturale connubio tra i grillini dei Palazzi romani e l'Anev, i cui impianti eolici sono stati contrastati per anni, con la massima determinazione, dagli attivisti grillini sui territori. 

Lo scorso 30 ottobre a Roma, il presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto è intervenuto, come ospite d'onore assieme al presidente dell'Anev Simone Togni, all'incontro, organizzato dalla Vestas, intitolato "20 anni di energia eolica in Italia. Cosa ci aspetta?". Girotto (a sinistra) rappresenta la punta di lancia della aggressiva e fideistica politica per l'energia rinnovabile elaborata dal brain trust grillino (vedi foto sotto) che accoglie, fin dalla scorsa legislatura, le più raffinate teste pensanti del Movimento.

 

Nel suo intervento, i cui primi otto minuti sono disponibili nel video qui sotto,

 

parlando di "obiettivo 100% rinnovabili" da anticipare persino rispetto al previsto (...) anno 2050, il presidente Girotto esordisce subito con una panzana:

"Sappiamo che le rinnovabili sono molto più job intensive."

Tutto si può dire del settore dell'energia, ed in particolare dell'energia elettrica, tranne che sia "job intensive" (in italiano: ad alta intensità di lavoro). Anzi: la prima cosa che apprendono gli studenti di economia è che, al contrario, proprio questo è il più tipico settore "capital intensive" (ad alta intensità di capitale). All'interno del sotto-settore dell'energia elettrica, poi, si distingue per scarsa intensità di lavoro per unità di capitale proprio il settore eolico, come può facilmente accertare chiunque visiti uno di questi ciclopici impianti del tutto deserti di operai, tranne nel caso dei (frequenti) guasti da riparare.

Ma questo è un peccato veniale... Proseguiamo col discorso del presidente Girotto, perchè adesso arriva il bello:    

"Dobbiamo per forza di cose valorizzare il mix. Quindi dove c'è eolico mettiamo eolico. Dove c'è fotovoltaico mettiamo fotovoltaico."

Qui ci vengono fatte capire, anche senza esplicitarle, due cose gravissime:

1) Il "mix" grillino delle rinnovabili elettriche si limita, di fatto, a eolico e fotovoltaico. Già lo sapevamo. Bastava guardare come il decreto Fer 1, che in questi giorni viene rimpallato tra Mise e ministero dell'Ambiente per gli ultimi aggiustamenti, prevedeva di ripartire tra le varie fonti i contingenti da incentivare. Gli impianti per la produzione dell'energia elettrica con le biomasse ormai sono stati completamente squalificati perchè qualcuno si è finalmente accorto che, per la salute ambientale, bruciare legna (o inverosimili porcherie di tutti i tipi, come abbiamo annusato in questi ultimi anni) per produrre energia, a parità di potere calorifico, è persino peggio che bruciare carbone. Già la Sen di Calenda-Gentiloni ed il loro successivo decreto per l'incentivazione delle Fer elettriche, che il nuovo governo sta per riproporre in termini sostanzialmente identici, lo lasciavano intendere. Ora i grillini, che a Roma hanno monopolizzato tutte le poltrone afferenti alle energie rinnovabili, pare abbiano deciso la fine anche per i nuovi impianti geotermici, con i loro danni ambientali che si prevedono superiori ai benefici, a cui verrebbero negati gli incentivi. La stessa sorte sembra essere riservata dai 5 Stelle, sempre scorrendo le modifiche presenti nell'ultima bozza conosciuta del decreto Fer 1, anche all'idroelettrico, cosa che ha suscitato le proteste della Lega. Non sappiamo se tale decisione derivi dal benemerito desiderio di evitare che i torrenti, in particolare quelli alpini molto più numerosi e capienti, finiscano tutti dentro ad una tubazione con danni ecologici enormi oppure, considerando che le Alpi sono al Nord, se non derivi piuttosto dalla meschina volontà di non favorire la Lega, sottraendo flussi di denaro (degli utenti delle bollette) destinati alle sue roccaforti alpine, in modo tale da veicolarli in misura maggiore al Sud, dove viceversa sono concentrati gli elettori dei 5 Stelle e gli impianti eolici.

Vergogna anche alla Lega, in questo caso, che favorisce il "mini idro"; e vergogna ancor maggiore perchè si tratta di un movimento (sedicente) identitario. A testimonianza, come per i 5 Stelle, che i valori sono una gran bella cosa, ma le clientele, specie quando si dimostrano generose, sono più belle ancora. Inutile parlare delle altre fonti rinnovabili, come le maree, ancora relegate nell'àmbito della fantascienza. Da questa prima ammissione deriva necessariamente la seconda:

2) Il potenziale necessario per la "decarbonizzazione integrale" entro il 2050 (o prima...), da realizzarsi in particolare attraverso il "vettore elettrico", è talmente enorme che l'Italia dovrà essere rapidissimamente ricoperta da pale e pannelli. Perciò, ovunque ci sia una qualsiasi, teorica potenzialità di produzione da eolico, come dice Girotto: "mettiamo eolico". Con buona pace degli anti-eolici che hanno votato 5 Stelle; ed in attesa di "scoprire", prima o poi, che anche l'eolico procura più danni e che benefici.

Ma continuiamo ad ascoltare Girotto, proprio a proposito di eolico:  

"Per quanto riguarda repowering, reblading, revamping (come vogliamo chiamarli): assolutamente semaforo verde, semplificazione. Tra l'altro adesso siamo in attesa proprio di un decreto semplificazione, quindi noi spingiamo per l'inserimento di un emendamento, di un articolo, appunto, che semplifichi la procedura appunto per effettuare queste operazioni."

 

E ancora: "Fer 1 e Fer 2... Come è stato detto più volte dal sottosegretario Crippa, dai vari membri del ministero, non è certamente l'ultima misura. Non ci fermeremo assolutamente qui. E' la prima misura che facciamo, poi ne seguiranno altre".

Giunti a questo punto, invitiamo gli ingenui elettori grillini dei comitati a leggere il documento Anev "Proposte per la predisposizione del piano nazionale energia e clima", perfettamente sovrapponibile alle dichiarazioni di Girotto, per farsi venire qualche fastidioso dubbio.

Sfortunatamente il video si conclude prima della parte più interessante. Ci dovremo perciò fidare (la base grillina si fiderà?) di come presenta la relazione dell'incontro la Staffetta Quotidiana, che individua già nel titolo del suo articolo del 31 ottobre il nocciolo dell'intervento del presidente Girotto: "Rinnovabili, Girotto: al lavoro su garanzia pubblica per i Ppa".

Leggiamo:

"Il presidente della Commissione Industria al Senato ha parlato poi di incentivare lo strumento delle PPA attraverso una garanzia pubblica: "ne stiamo ancora parlando tra noi, quindi è ancora presto per parlare di dove prevedere l'eventuale misura. Sicuro ci stiamo ragionando per valutare se può servire, almeno in una fase iniziale a dare il kick off".

Senza scendere troppo nel dettaglio in questa sede, chiariamo ai non addetti ai lavori che i PPA (Power Purchase Agreement) sono un contratto di acquisto dell'energia, sul libero mercato, che un acquirente offre al produttore al fine di ottenere alcuni vantaggi reciproci. Fin qui niente di male: i PPA sono già in uso anche in Italia. Il Male si manifesta invece quando un presidente di una commissione parlamentare parla di incentivarli "attraverso una garanzia pubblica". Il rischio (concreto, anzi: concretissimo) è che si spalanchi un pozzo senza fondo, così come già accaduto in passato, quando l'ultimo governo Prodi aveva prestato una analoga garanzia pubblica per l'acquisto dei certificati verdi (CV) al fine di compiacere la lobby delle rinnovabili elettriche (e dell’eolico in particolare) che negli anni precedenti si era arricchita ed era diventata, già allora, in grado di condizionare sempre di più la politica. La garanzia pubblica rappresentò il vulnus che avrebbe distrutto definitivamente la logica stessa del sistema dei CV (che erano anch'essi contratti di acquisto tra privati) ed aperto le cateratte degli incentivi senza fine all’eolico, facendo carico allo Stato (attraverso il GSE) di acquistare i CV prodotti in eccedenza ad un prezzo altissimo e predeterminato. A quel punto il sistema era definitivamente impazzito e da allora avrebbe proceduto secondo logiche talmente eterodosse da fare affermare nel 2010 a Giulio Tremonti, all’epoca Ministro dell’Economia del successivo governo Berlusconi: “quello dell’eolico è un business ideato da organizzazioni corrotte che vogliono speculare”.

Non ci mancherà occasione di occuparci dei PPA nei prossimi mesi. Intanto lanciamo l'allarme, in particolare agli acquirenti finali dell'energia elettrica (gli utenti), per metterli in guardia da questa possibile costosissima gherminella, da contrastare con il massimo vigore. A prescindere dal tipo della "eventuale misura" che i grillini vorranno adottare per ricoprire l'Italia di pannelli e di pale eoliche al fine di raggiungere i loro obiettivi di produzione di energia elettrica (inutile, se non dannosa, perché non programmabile), quello che importa sapere è che, dopo il 2020, l’incentivazione, anziché essere diretta, come avviene adesso con il sistema delle aste, rischia di tornare ad essere indiretta, per meglio nasconderne i costi agli utenti ma soprattutto per eliminare i tetti di spesa, come all'epoca dei certificati verdi.

Presto si manifesteranno su tutti i crinali appenninici le contraddizioni del Movimento 5 Stelle di lotta e (ora) di governo: appena il governo fornirà le garanzie finanziarie agli speculatori, ricompariranno gli anemometri su tutte le montagne. Per il momento, la base di attivisti costituita da piccoli gruppi impegnati in battaglie ecologiste locali e sparsi sul territorio nazionale, presso cui il movimento ha raccolto messi di sostenitori, continua a credere alle teorie della cospirazione, negando persino l'ormai evidente appoggio dei grillini a Roma alla speculazione eolica. Ma è proprio presso di loro, i più fiduciosi, che inizierà, al comparire dei primi progetti per nuovi o più grandi impianti, la frana del movimento, che rischia di diventare una valanga in grado di travolgerlo.

Come noto, all'atto della costituzione della Rete della Resistenza sui Crinali abbiamo stabilito che non ci sono preclusioni di carattere politico nei confronti di alcuno. Le uniche preclusioni sono nei confronti di chi è favorevole all’eolico industriale. Abbiamo già dato prova dell'importanza del nostro piccolo (piccolo?) contributo nel danneggiare i politici amici dell'eolico. Il PD  che alle ultime elezioni politiche proprio nei collegi elettorali sull'alto Appennino è stato preso a bastonate, ha provato sulla propria pelle quanto conti l'ostilità di piccoli gruppi locali esasperati e sul piede di guerra.

Il Movimento 5 Stelle non creda di ricevere trattamenti di riguardo per vere o presunte benemerenze passate. Se continuerà questa aberrante corrispondenza tra il M5S e l'Anev e se la politica energetica del governo favorirà la speculazione eolica, non concederemo alcuna tregua, garantendo loro un tormento costante e senza sconti da oggi fino alle prossime elezioni del 26 maggio (sempre ammesso che non si torni alle urne prima).

Con il prolungarsi di questi comportamenti ambigui, il "kick off" evocato da Girotto verrà dato da chi li aveva votati il 4 marzo scorso e lo riceveranno i grillini stessi. Sul sedere.

Alberto Cuppini