La “Coalizione Articolo 9”, nata per tutelare il paesaggio e la biodiversità in nome dell’articolo 9 della Costituzione, giovedì alle 10 organizza un presidio in piazza Montecitorio per evitare che il decreto “Semplificazioni”, varato a supporto del PNRR (e in particolare le norme specificamente dedicate alla velocizzazione degli impianti eolici e fotovoltaici a terra), sancisca la più grande trasformazione dei territori di pregio naturalistico e paesaggistico in una sterminata zona industriale senza confini. E' inaccettabile che i problemi globali possano essere risolti in modo autoritario con la frettolosa approvazione di un decreto che si limita ad azzerare le possibilità di opporsi e ad esautorare le autorità di garanzia e di tutela.

 

Lettera al Parlamento della Coalizione Articolo 9

Gentili Deputate e Deputati, gentili Senatrici e Senatori,

Vi scongiuriamo di evitare che il decreto “Semplificazioni” varato a supporto del PNRR, in particolare le norme specificamente dedicate alla velocizzazione degli impianti eolici e fotovoltaici a terra, sancisca la più grande trasformazione dei territori di pregio naturalistico e paesaggistico in una sterminata zona industriale senza confini. Determinando il più rilevante consumo di suolo che sia mai avvenuto nel nostro Paese, con effetti irreversibili, anche in danno all’agricoltura e all’attività turistica delle aree interne. E che ciò avvenga senza alcuna pianificazione, anzi senza la minima cautela per valori fondanti della Repubblica affermati nella prima parte della Costituzione, limitando gravemente i poteri esercitati dalle autorità preposte al loro esercizio da una normativa consolidata e condivisa.

Siamo preoccupati che non vi sia consapevolezza della gravità delle trasformazioni territoriali in atto. Su questo, non è stata diffusa una corretta informazione, né a voi che siete i nostri rappresentanti, né alla maggioranza dei cittadini che non ha idea della dimensione e del numero di questi impianti, anche a causa dell’assenza di dibattito pubblico intorno a questi temi.

Siamo la “Coalizione Articolo 9”, nata per tutelare il paesaggio e la biodiversità in nome dell’articolo 9 della Costituzione, anche sulla spinta del messaggio lanciato all’opinione pubblica nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha sottolineato con chiarezza come “gli insulti al paesaggio e alla natura, il loro abbandono, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità…”.

La Coalizione è costituita da sedici associazioni ambientaliste e culturali che si battono da sempre affinché questo principio venga tutelato, perché il contrasto alla lesione del paesaggio, al consumo indiscriminato di suolo, al depauperamento della biodiversità trovino un riscontro nella legislazione, negli atti concreti di governo, negli interventi amministrativi, a livello nazionale e locale.

Le forze che hanno dato vita alla Coalizione, negli ultimi anni, hanno in ogni modo cercato di dare un contributo costruttivo per una razionale e intelligente pianificazione delle installazioni di impianti fotovoltaici ed eolici, puntando sull’individuazione dei criteri e delle modalità idonee a collocarli in modo da evitare una selvaggia distruzione del paesaggio e della biodiversità, elementi fondanti per una vera transizione ecologica.

Questo contributo positivo non ci è stato consentito e le nostre voci sono state isolate, riteniamo a causa delle fortissime pressioni esercitate dalla lobby dei facilitatori di impianti a fonti rinnovabili che possono disporre di grandi mezzi di propaganda e condizionamento in forza delle rendite costituite dai lucrosi incentivi – i più alti del mondo! - di cui ancora godono gli impianti già installati per onorare gli impegni europei del 2020.

La Coalizione nasce anche per ottenere lo spazio di rappresentanza che le spetta nell’organismo di consultazione previsto dall’articolo 3 del decreto Semplificazioni.

Alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica chiediamo di stralciare dal decreto semplificazioni tutte le norme che si riferiscono all’installazione degli impianti eolici e fotovoltaici nei territori agricoli, collinari e montani. Per questa specifica materia esiste già l’art. 5 della legge delega europea n. 53/2021 che fissa i criteri su cui dovrà basarsi la disciplina per l’individuazione delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti. Disciplina che dovrà essere emanata con il Decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (c.d. RED 2), che deve essere recepita entro il prossimo 30 giugno.

Tra i criteri contenuti nella legge delega vi sono: il rispetto delle esigenze di tutela del paesaggio e delle aree agricole e forestali, l’utilizzo di superfici di strutture edificate quali capannoni industriali, parcheggi e aree non utilizzabili per altri scopi.

Il decreto legislativo da emanare dovrà, inoltre, uniformarsi all’art. 5 del Regolamento UE 2021/241 che istituisce il Recovery Plan, che stabilisce che il PNRR finanzi unicamente le misure che rispettano il principio “di non arrecare un danno significativo” agli obiettivi ambientali, compresa la biodiversità. Ciò significa che la valutazione ambientale dei progetti di fonti rinnovabili, anche non compresi in aree protette o vincolate, non potrà essere attenuata, evitata o ignorata in nome della velocizzazione delle realizzazioni.

In quella sede, potranno essere definite anche le regole e le modalità per l’informazione e la consultazione delle comunità e delle popolazioni locali, oltre a garantire le condizioni per il rispetto dei diritti dei portatori di interesse nei territori coinvolti dalle installazioni progettate, così come stabilito dai regolamenti europei.

Desideriamo chiarire che le nostre associazioni sono favorevoli a misure efficaci per il contrasto al cambiamento climatico e attive in molti campi – dall’efficienza energetica ad ogni altra misure o soluzione tecnologica per la decarbonizzazione – e continueranno ad essere attive in questo senso ciascuna secondo le proprie competenze e convinzioni. Le nostre associazioni accettano anche l’apporto alla transizione energetica delle fonti cosiddette rinnovabili elettriche intermittenti, purché gli impianti siano collocati in modo consono al grande valore naturalistico e paesaggistico del nostro paese, tenendo anche conto degli obblighi a cui l’Italia si è impegnata con la ratifica delle convenzioni internazionali di protezione dei beni culturali, del patrimonio archeologico e della natura.

Occorre però che ogni previsione di incremento di tali tecnologie sia valutata alla luce delle loro criticità unanimemente riconosciute dalle autorità esperte. Purtroppo, queste criticità non sono note all’opinione pubblica. Per questo vogliamo presentarle a voi, nostri rappresentanti in Parlamento. In estrema sintesi, le elenchiamo:

Criticità delle fonti rinnovabili elettriche intermittenti

1.      Le nuove fonti rinnovabili, segnatamente solare ed eolico, a mezzo secolo dall’avvio della loro penetrazione, contribuiscono per appena il 2% al soddisfacimento della domanda mondiale di energia primaria, contro l’80% delle fonti fossili, e per il 9% della generazione elettrica, contro il 64% delle fonti fossili.

2.      Nel nostro paese il contributo delle nuove rinnovabili è stato relativamente superiore alla media mondiale, coprendo circa il 15% della produzione lorda di energia elettrica, grazie ai forti incentivi - i più alti al mondo- che gli sono stati riconosciuti. Una cifra valutabile – nell’intero periodo di incentivazione – nell’ordine di 240 miliardi di euro che gravano ancora sulle bollette elettriche delle famiglie e delle piccole medie imprese che pagano l’elettricità a prezzi molto più elevati della media europea, in ragione anche della scarsa concorrenza che contraddistingue il mercato finale dell’elettricità.

3.      La penetrazione delle nuove rinnovabili, nonostante la forte caduta dei suoi costi di produzione, ha seguito strettamente la curva degli incentivi. Nel 2010 si sono registrate installazioni nell’ordine di 10.000 MW di potenza. Successivamente, con la riduzione della curva degli incentivi, le installazioni si sono aggirate sui 1.000 MW di potenza.

4.      Per conseguire gli obiettivi fissati a livello europeo, 30% dei consumi finali, esse dovrebbero crescere ad un ritmo annuale intorno ai 6.500 MW. È evidente – anche alla luce delle ultime aste andate deserte - che per riuscirvi sia necessario ripor mano a ulteriori incentivi, nonostante che i loro costi di produzione siano fatti passare per competitivi con le altre tecnologie di generazione elettrica.

5.      Mentre i costi delle nuove rinnovabili ricadono sulla gran moltitudine di consumatori, dei vantaggi beneficia un ristretto numero di operatori, e soprattutto le imprese straniere, segnatamente quelle cinesi, da cui gli impianti vengono quasi interamente importati. Limitati sono stati, per contro, gli impatti occupazionali. Secondo le statistiche dell’ex Ministero dello Sviluppo Economico, l’occupazione diretta e indiretta dell’eolico e fotovoltaico ammontava nel 2018 a 9.400 addetti (sostanzialmente installatori e manutentori). Cifra drasticamente inferiore a quelle propagandate dalle associazioni di categoria e dai loro sostenitori.

6.      L’onerosità è una delle principali criticità che attraversano l’insieme delle nuove rinnovabili, se si considera l’interezza dei costi da sostenere. Ai loro costi diretti di investimento, a fronte di costi operativi insignificanti, bisognerebbe infatti aggiungere i costi indiretti legati alla capacità di generazione, sostanzialmente a metano, in grado di supplire alla discontinuità sia del solare che dell’eolico. Considerare solo i costi diretti ha quindi scarso significato. A tali costi devono poi aggiungersi quelli conseguenti alla necessità di rafforzare le reti elettriche per renderle compatibili con l’esplosione delle unità di produzione da poche migliaia alle attuali 900.000.

7.      Altra criticità è quella legata alla dipendenza tecnologica/manifatturiera cui le nuove rinnovabili costringono nei confronti del quasi-monopolio cinese. Alla dipendenza certamente critica dai fornitori di petrolio e metano, in numero comunque molto elevato, si va sostituendo una dipendenza ancor più critica, per diversi decenni, dal controllo cinese quasi esclusivo dell’intera filiera di queste risorse; una dipendenza resa ancor più rischiosa dalle restrizioni all’esportazione imposte da Pechino. Né possono essere sottaciuti i disastri ambientali e sociali conseguenti all’estrazione delle terre rare e dei metalli necessari a soddisfare il fabbisogno dell’industria dell’eolico e del fotovoltaico, disastri provocati prevalentemente in paesi poveri.

8.      La criticità ambientale è rilevantissima: ovvero l’impatto dell’installazione di queste nuove rinnovabili sul paesaggio e sulla biodiversità, tanto più rilevante più aumenta la dimensione delle turbine eoliche (che hanno raggiunto i 250 metri di altezza) e l’estensione delle superfici con pannelli solari. Per raggiungere gli obiettivi 2030, il consumo di suolo per il solare sarebbe di almeno 4.000 chilometri quadrati pari ad una superficie come quella del Molise, come ha dichiarato il Ministro Cingolani. E, per l’eolico, abbiamo calcolato una lunghezza lineare pari ad almeno 5.000 chilometri, a fronte di una lunghezza complessiva della catena appenninica di 1.200 chilometri. Tale criticità va sollevando una generalizzata opposizione delle comunità locali, dovuta anche all’assenza di ogni dialogo da parte delle imprese e degli “sviluppatori”; all’ostracismo opposto dai media nazionali alle voci critiche; al mancato riconoscimento dei danni arrecati alle comunità di residenti - dal valore catastale degli immobili alle attività produttive e turistiche compromesse -, all’insufficiente regolamentazione normativa.

9.      Se collocati nei posti sbagliati gli impianti fotovoltaici ed eolici arrecano danni gravi, talvolta irreversibili, agli habitat e alle specie – come provato da studi scientifici -; provocano effetti barriera e causano morte per collisione, soprattutto in corrispondenza delle rotte di migrazione. Solo un’attenta pianificazione territoriale, sia sulla terraferma che in ambiente marino, e la rigorosa applicazione delle valutazioni ambientali possono garantire che la biodiversità, già pesantemente provata dagli effetti dei cambiamenti climatici, non sia ulteriormente danneggiata.

10. Come testimoniato, fra gli altri, dal Presidente della Commissione VIA, i ritardi nelle autorizzazioni rilasciate sono sostanzialmente dovuti alla cattiva qualità dei progetti presentati. Così come la drastica riduzione (76%) delle autorizzazioni alle installazioni eoliche, passate dai 2.463 MW del triennio 2012-2014 ai 589 MW del triennio 2018-2020, è stata determinata non certo dalla burocrazia o dai veti delle Soprintendenze quanto dalla crescente opposizione e contrarietà delle popolazioni locali.

Infine, occorre non illudersi che i problemi possano essere risolti in modo autoritario con la frettolosa approvazione di un decreto che si limita ad azzerare le possibilità di opporsi e ad esautorare le autorità di garanzia e di tutela. Occorre una nuova vera regolamentazione normativa che al termine di un debat pubblique con i vari stakeholders interessati possa almeno definire le norme per (a) l’individuazione degli ambiti territoriali in cui installare gli impianti tenendo conto delle criticità ambientali, paesaggistiche e culturali (b) i criteri di dismissione degli impianti al termine del loro ciclo di vita, facendone ricadere i costi sugli installatori e non sulla collettività o sui consumatori.

Coalizione Articolo 9

Altura, presidente Stefano Allavena

Amici della Terra, presidente Monica Tommasi

Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, presidente Rita Paris

Assotuscania, presidente Donata Pacces

CNP, presidente Gianluigi Ciamarra

Comitato per la Bellezza, presidente Vittorio Emiliani

ENPA, presidente Carla Rocchi

Federazione nazionale Pro Natura, presidente Mauro Furlani

Forum Naz. Salviamo Il Paesaggio, portavoce Cristiana Mancinelli Scotti

Italia Nostra, presidente Ebe Giacometti

Lipu, presidente Aldo Verner

Mountain Wilderness Italia, presidente Franco Tessadri

Movimento Azzurro, presidente Rocco Chiriaco

Movimento naz. Stop al Consumo di Territorio, portavoce Alessandro Mortarino

Rete della Resistenza sui Crinali, coordinatore Alberto Cuppini

Wilderness Italia, presidente Giorgio Aldo Salvatori

Due dossier fotografici curati da Italia Nostra consultabili online ai link:

·         Quaderno Fotografico sull'Eolico

·         Quaderno Fotografico sul Fotovoltaico

Sabato a Faenza: se l'eolico distrugge l'ambiente non è un'energia pulita

No eolico industriale sui crinali appenninici! Sabato 29 si terrà un presidio informativo anche a Faenza, in Piazza del Popolo, in parallelo alla manifestazione degli amici di Vicchio nel Mugello contro l’impianto eolico "Giogo di Villore e Corella". L'impianto della AGSM (Azienda Generale Servizi Municipalizzati) di Verona (dove esistono crinali ben più ventosi di questo, ma dove non vogliono deturpare con aerogeneratori alti 170 metri il paesaggio e l'ambiente di casa propria) è previsto lungo 5 chilometri del crinale appenninico spartiacque. Si comincia a diffondere la consapevolezza che è a rischio il futuro (prossimo, molto prossimo) di tutto l'Appennino tosco-romagnolo. L'evento è organizzato dalla sezione CAI e dalle Guardie Ecologiche Volontarie di Faenza. Non chiederti per chi suona la campana dell'eolico industriale sull'Appennino: essa suona per te.

Nel Mugello diciamo NO all’impianto eolico "Giogo di Villore e Corella" sul crinale appenninico spartiacque del Mugello, proposto dalla società AGSM (società partecipata veronese). Il via libera all’opera da parte della Regione Toscana avrebbe ripercussioni non solo sull’area del Giogo di Villore, ma anche sul futuro stesso dell’intero crinale tosco-romagnolo. E’ infatti chiaro che si tratta di un progetto che aprirebbe irreversibilmente la strada ad altri interventi simili su tutto l'Alto Appennino. Ribadiamolo a gran voce in piazza Giotto a Vicchio il 29 maggio alle ore 16,30.

 

 

Il progetto di impianto eolico Giogo di Villore e Corella sul crinale appenninico del Mugello, proposto dalla società AGSM (società partecipata veronese), concluderà il suo iter procedurale fra pochi giorni  con la prossima seduta della conferenza dei servizi convocata dalla Regione Toscana - Direzione Ambiente ed Energia settore VIA (Valutazione Impatto Ambientale) -, finalizzata ad autorizzare o negare la realizzazione dell’impianto. Sul crinale del Giogo, che raggiunge un’altezza di circa 1.000 metri, si prevede l’installazione di 8 torri eoliche che saranno connesse con 7,5 km di linee interrate per il collegamento alla cabina di impianto da realizzare e 21 km di linee interrate per raggiungere la sottostazione. Ogni aero-generatore avrà una altezza di 99 metri, il diametro delle pale è di 138 metri, per un’altezza totale di 169 metri. Le torri saranno sostenute da plinti di fondazioni con un diametro di circa 20 metri, alti 3 metri e con micro-pali in profondità che potrebbero interferire con le sorgenti presenti nell’Appennino. Per riuscire a montare le pale sarà inoltre necessario realizzare grandi piazzole e piste di stoccaggio. Saranno complessivamente interessati dai lavori svariati ettari di territorio. La strada di accesso al sito per essere adeguata al trasporto dei vari componenti subirà un vero e proprio stravolgimento, in particolare il tratto San Bavello – Corella – Villore. Le strade tra il casello di Barberino di Mugello e San Bavello  saranno interessate da ben 21 interventi. L’Ufficio Regionale preposto all’iter istruttorio ha palesemente appoggiato il  progetto di AGSM,  assieme ai sindaci di Dicomano, Vicchio, oltre l’Unione dei Comuni, che fin dall’inizio hanno promosso l’opera. Il progetto invece avrebbe dovuto essere rigettato sin dalla sua presentazione in quanto non conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni del  Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) attualmente in vigore. La normativa toscana vieta infatti di manomettere la morfologia dei crinali e colloca il sito del Giogo nel perimetro di una precisa Zona di Reperimento, cioè di tale pregio per la biodiversità e la conformazione geografica da essere candidata a ospitare future aree protette.

Non è un caso infatti che il limitrofo Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi abbia espresso un circostanziato e netto parere contrario, parere di cui incredibilmente la Regione Toscana non ha tenuto conto.

L’impianto eolico comporterà una profonda alterazione di una zona di elevato pregio da un punto di vista ambientale, di produzioni tipiche e a vocazione turistica.  Non solo ma l’effetto di un via libera all’opera da parte della Regione Toscana avrà ripercussioni non solo sull’area del Giogo, ma anche sul futuro stesso dell’intero crinale tosco-romagnolo. E’ infatti evidente che si tratta di un progetto che aprirà definitivamente la strada ad altri interventi simili sull’Appennino. Proprio questa aspettativa spiega lo sforzo eccezionale in termini lobbistici, propagandistici, e di investimenti accessori (sponsorizzazioni) che il soggetto privato sta producendo a sostegno del progetto.

Molte associazioni, comitati, soggetti politici istituzionali e liberi cittadini, pur consapevoli della necessità di decarbonizzare il Paese si sono dichiarati contrari al progetto, sottolineando che:

  • Lo sviluppo e l’investimento in energie alternative sono fondamentali, ma non devono creare impatti devastanti al territorio, che rappresenta una delle nostre maggiori ricchezze e che con questo impianto subirà danni in modo irreversibile;
  • Il progetto presentato da Agsm è sommario e in contrasto con la normativa vigente;
  • il Mugello ha già pagato un alto prezzo in termini ambientali per scelte sbagliate della Regione Toscana;
  • siamo convinti che il futuro del Mugello sia nell’agricoltura sostenibile, nelle produzioni di eccellenza, nella natura e nel turismo. Vogliamo che le nostre montagne restino presidiate e abitate.

Per questo chiediamo che siano applicate con rigore le norme esistenti e sia negata l’autorizzazione a questo impianto che ha tutte le caratteristiche solo di un grande affare a danno di ambiente e cittadini.

L’appuntamento è sabato 29 maggio alle ore 16,30 in piazza a Vicchio.

 

Hanno sottoscritto: Italia Nostra Firenze, Club Alpino Italiano – Regione Toscana, Associazione Dicomanocheverrà, Associazione MugelloinMovimento, Comitato per la tutela del crinale mugellano, Rete della Resistenza sui Crinali 

 

 

 

 

Poche settimane fa il sito dell'ANSA ha riportato la preoccupazione del Presidente di Legambiente Liguria per la concessione, rilasciata dalla Regione Liguria alla CET s.r.l. (Compagnia Europea per il Titanio - azienda estrattiva con sede a Cuneo), di un permesso triennale di ricercaper materiali solidi (titanio, granato e minerali associati) sulla terraferma per l'area del Monte Antenne finalizzato all'apertura di una miniera nel comprensorio del Beigua, in un'area ai margini dell'omonimo Parco Naturale Regionale.

 

Parco Naturale Regionale del Beigua (www.parcobeigua.it/)

 

Da decenni, nell'area specifica, è stato infatti identificato un giacimento di circa 400 milioni di tonnellate di titanio, il cui valore è stimato in 400-600 miliardi di Euro. Per dimensione si tratta del secondo giacimento in Europa.

Facciamo volentieri da cassa di risonanza al presidente di Legambiente Liguria, quando sostiene che si tratta di “un precedente pericoloso, preludio ad una attività insostenibile per impatto ambientale e lontana dai desideri di sviluppo delle comunità locali che da anni si oppongono a qualsiasi ipotesi di apertura di attività estrattive", e che l'iniziativa vanificherà un pluriennale “lavoro su un modello di sviluppo basato su agricoltura sostenibile, manutenzione dei boschi, turismo di qualità e consorzi sempre più attenti alla filiera corta”, a danno di “biodiversità e valori ecologici e paesaggistici oltre che mettere a repentaglio la salute di chi vive nel territorio”.

Ma chiediamoci intanto a che serve il titanio, e perché ne sia conveniente l'estrazione.

 

 

 

...ovvero “Lavori in corso”. Con la "elle" iniziale, come "Firenze"

 

Non è uno scherzo.

In merito al progetto di AGSM Verona Spa per una centrale eolica industriale sul crinale del Mugello ("Monte Giogo di Villore"), la Soprintendenza fiorentina, dopo un parere in cui non aveva analizzato l'intervisibilità dell'impianto da e per le aree incluse nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e a quote superiori ai 1.200 metri, che sono tutelate direttamente dal “Codice del Paesaggio”, ha proposto l'installazione di un impianto come quello da noi simulato in foto. Né più, né meno.

Dettagli, precedenti e considerazioni nel post che segue.

La vicenda

Da qualche mese, le Regioni Toscana ed Emilia-Romagna, una Soprintendenza, enti locali, autorità varie, qualche sindaco di provincia (grazie al cielo non tutti – qualcuno ha rispetto per la propria carica...) sembrano proprio arrampicarsi sugli specchi per consentire ad AGSM Verona Spa di sfregiare lo spartiacque appenninico di Giotto e del Beato Angelico, di Dante e Dino Campana, di fronte alla Barbiana di Don Milani, per produrre (quando c’è abbastanza vento, cioè senza continuità) l'energia elettrica appena sufficiente per qualche migliaio di utenze domestiche: cioè per una popolazione teorica, che vive di stenti, che non va mai in un negozio di alimentari dotato di frigo, in un ambulatorio fornito di corrente, su un treno, o che rinuncia ad andare in ospedale o in un ufficio pubblico. Gente che non usa mai un qualsiasi oggetto prodotto dall'industria, visto che le attività manifatturiere, e tutte le altre che abbiamo detto, hanno bisogno di molta ALTRA energia elettrica: molta di più di quella che necessita alle case di quelle famiglie. Ma AGSM pensa solo a loro quando mostra i muscoli della sua produzione eolicaRifornite le “famiglie”, al resto, da AGSM, sembra che non arrivi nulla.

Un affarone, quindi...

Eppure appaiono titanici gli sforzi per soccorrere AGSM da parte di molte amministrazioni, di qualsiasi colore. A Roma, Firenze, Bologna, Borgo San Lorenzo, Vicchio, Dicomano, si trovano amici della speculazione eolica in qualsiasi formazione politica parlamentare e nei rispettivi servitori.

Chissà mai a cosa si deve questa trasversalità di consenso. Mah...

Il prossimo 15 aprile gli Amici della Terra presenteranno il libro di Giovanni Brussato "Energia Verde? Prepariamoci a scavare".

La presentazione coordinata dalla Presidente degli Amici della Terra, Monica Tommasi, vede la partecipazione al dibattito, oltre che dell'Autore anche di Enrico Mariutti, ricercatore e pubblicista, di cui la Rete ha recensito il libro: "La decarbonizzazione felice", noto anche per i sui articoli critici pubblicati sul Econopoly del ilSole24ORE, Laura Cutaia del "Laboratorio Tecnologie per la gestione integrata rifiuti, reflui e materie prime/seconde" dell'ENEA ed il Professor Luigi De Paoli Ordinario di Economia dell'energia e Economia dell'Ambiente, dell'Università Bocconi.

Saranno presenti inoltre giornalisti delle principali testate specializzate nel settore dell'energia.

Sarà possibile seguire l'evento oltre che sulla pagina Facebook degli Amici della Terra anche su Youtube ed interagire ponendo domande.

 

 

 

 

 

 

Ospitiamo ancora il professor Furfari, autore del recente libro "Énergie, tout va changer demain?", ringraziandolo per la disponibilità. Questa volta presentiamo la traduzione del suo articolo "L’énergie, c’est la vie ! L’Union européenne peut-elle encore le comprendre?", pubblicato la settimana scorsa su Valeurs Actuelles e destinato a sollevare aspre polemiche. Furfari, che per il suo stile scabro e la mancanza di pregiudizi ideologici rappresenta una ventata di aria fresca nella mefitica palude del buonismo politicamente corretto delle élite europee, ci richiama ai principi fondanti dell'Unione e ad una realtà geopolitica, in materia di energia, nota a tutti ma sottaciuta dai mass media. In questo suo articolo ci conferma nelle nostre denunce della carente leadership europea, vittima indifesa dell'ideologia globalista di matrice americana, e dei danni arrecati all'economia continentale dalla politica a favore delle rinnovabili, che di tale ideologia, basata sulla assenza di limiti, consuetudini e senso comune, appare elemento costitutivo ed irrinunciabile. Non riteniamo tuttavia che un invito al ritorno al pragmatismo dei padri fondatori sarà sufficiente per sanare i danni arrecati negli ultimi anni all'idea dell'unità europea dalle inadeguate mosche cocchiere della politica e dell'economia mondiale che hanno preso il posto di Monnet, Schuman, Adenauer e De Gasperi.

 

L'energia è vita! L'Unione Europea può ancora capirlo?

Scegliendo le rinnovabili piuttosto che il nucleare, l'Europa non solo rinnega se stessa, ma accelera anche il declino dei suoi popoli, avverte Samuele Furfari, professore di geopolitica dell'energia alla Libera Università di Bruxelles.

Articolo di Samuele Furfari

pubblicato il 29 marzo 2021 da Valeurs Actuelles.

Jean Monnet non era un politico. Era un uomo d'affari. Mercante di cognac, pensava innanzitutto di costruire un'Unione di realizzazioni concrete e non di concetti politici. Convinse Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, che, a sua volta, persuase il cancelliere tedesco Konrad Adenauer. L'avventura cominciò con la creazione, nel 1952, della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), che creò un mercato comune di acciaio e carbone - l'energia di quell'epoca - accompagnato da misure sociali per i lavoratori di quei settori e da un programma comune di ricerca. Schuman spiegò che "era nell'interesse del produttore e del consumatore rendere accessibili alle migliori condizioni, su un mercato vastissimo, questi due prodotti indispensabili. L'allargamento di questo mercato era garanzia di sviluppo economico e di ripresa generalizzata del tenore di vita".

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Parchi eolici nell'Appenino

Mappa interattiva delle installazioni proposte ed esistenti