Una concezione distorta di transizione ecologica ed energetica. Da Sentierivivi 4P - il forum per l'escursionismo lento e consapevole in Oltrepò e nelle valli tortonesi delle Quattro Province (Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza) - la presentazione del documento sulla "sregolata proliferazione sui territori più fragili di opere di enorme impatto ambientale" (nel caso specifico tre progetti di grandi impianti eolici) redatto da alcune associazioni territoriali.

 

 

Un numeroso e vario gruppo di associazioni radicate nel territorio ha elaborato un documento (qui il testo integrale) intitolato “Una concezione distorta di transizione ecologica ed energetica: i grandi impianti eolici e l’appennino nord-occidentale”, per esprimere forti critiche e preoccupazioni su tre progetti che interessano la porzione della catena appenninica compresa nelle quattro province di Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza, traendone riflessioni e esprimendo la propria posizione sul rapporto tra sviluppo e ambiente.

 

Hanno sottoscritto il documento:

- le seguenti realtà che partecipano al coordinamento “Forum Sentieri Vivi 4P”: Club Alpino Italiano sezione di Novi Ligure – Club Alpino Italiano sezione di Tortona – Club Alpino Italiano sezione di Voghera – Club Alpino Italiano commissione TAM di Tortona- Federazione nazionale Pro Natura – Mountain Wilderness Italia – Comitato per il territorio delle Quattro Province – Gruppo Micologico Vogherese

- l’associazione “Il cammino dei ribelli”

- l’associazione “Pro loco di Caldirola”

 

Nello specifico, le critiche riguardano non solo gli impatti ambientali dei progetti ma anche, oltre alla scarsa trasparenza delle procedure, le evidenti forzature compiute profittando dei diversi regimi normativi e dell’assenza di coordinamento e di uniformità di giudizio tra regioni confinanti.

 

I tre progetti:

Italia Nostra Firenze: "L’eolico in Toscana, potere delle lobby ed eversione dell’art. 9 della Costituzione e delle normative di tutela del patrimonio territoriale".

 

 

La Corte Costituzionale, fino almeno dal 2007 (Sentenza n. 367), ha sancito con estrema chiarezza il “valore primario e assoluto” del paesaggio. Lo ha opportunamente ed esemplarmente ricordato, il 19 settembre 2023, la Presidente dell’Alta Corte Silvana Sciarra, in occasione del suo intervento rivolto ai giovani, intitolato Cultura ambiente democrazia. L’impegno delle generazioni future, nella sede istituzionale della Camera dei Deputati.

“Il paesaggio ‘nel suo aspetto visivo’ assomma ‘contenuti ambientali e culturali’ e dunque è di per sé un valore costituzionale. Non si tutela un concetto astratto di ‘bellezze naturali’ ma ‘un bene complesso ed unitario’ che la giurisprudenza costituzionale considera valore primario e assoluto” (come da sentenza n. 367 del 2007, punto 7.1 del Considerato in diritto).

“La compatibilità tra tutela ambientale e attività dell’uomo si propone nel dibattito contemporaneo in termini prorompenti, in ragione dell’urgenza di favorire la così detta ‘transizione verde’ […] facendo in modo, per esempio, che gli impianti di energia rinnovabile non disturbino il contesto paesaggistico e siano dunque installati in modo idoneo” (cortecostituzionale.it/documento).

Ancora una volta sotto il cappello dell'auspicata “transizione energetica” si vogliono far passare progetti meramente speculativi, che devastano il territorio appenninico senza tenere minimamente conto di quanto sia invece fondamentale preservare e tutelare la risorsa del suolo, della biodiversità e delle foreste sia per l’equilibrio degli ecosistemi che per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

 

 

 

Il 10 ottobre si è tenuta la prima riunione della Conferenza dei Servizi che dovrà deliberare in merito all’impianto eolico industriale denominato Badia del Vento. È uno dei ben otto (!) progetti presentati nei mesi scorsi che ricadrebbero in una porzione molto ridotta di territorio, ovvero sui crinali fra Alta Valmarecchia e Valtiberina.

Trattasi cumulativamente di una prevista colonia di circa 50 pale di grande taglia (dai 180 ai 200 m).

“Badia del vento” è il primo progetto presentato ed è di logica il primo in corso di autorizzazione da parte della Regione Toscana.

Abbiamo letto con attenzione il verbale della riunione, pubblicato pochi giorni dopo.

La società proponente - nonostante le evidenze presentate, riguardanti gli impatti ambientali, sociali e culturali, non mitigabili né compensabili che ne deriverebbero - sostiene senza se e senza ma che l’area sia idonea all’installazione di un impianto eolico di proporzioni enormi.

Nonostante i pareri negativi espressi dalle Soprintendenze Toscana e Romagnola, dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Forlì/Cesena, le integrazioni al progetto, presentate dalla stessa ditta proponente, mirano in modo palesemente subdolo a sovvertire l’attuale quadro normativo posto a tutela di un territorio - lo ribadiamo per l’ennesima volta - ad alto rischio di gravissimo dissesto idrogeologico.

Il paesaggio sarà deturpato, le aree naturali protette dalla Legge, le faggete e le cerrete secolari saranno rase al suolo, i crinali subiranno sbancamenti e cementificazioni, i flussi idrici superficiali e sotterranei saranno alterati, tutto l’ecosistema sarà messo a repentaglio.

 

Alberto Bagnai: "La narrazione greenista - diciamo gretina - essendo basata su un falso ideologico - direi proprio su un falso ontologico - non può che essere assistita da balle. Da balle di una controvertibilità lapalissiana".

 

 

Nel video su Youtube che vi proponiamo qui sopra (guardatelo tutto, anche se il meglio arriva al minuto 6,00), il professor Alberto Bagnai ci dà una grande lezione sul perchè l'economia "green" è ormai morta (anche se non sepolta), come peraltro poteva essere facilmente previsto fin dall'inizio da chiunque, anche se nessuno dei suoi colleghi economisti, che fin dall'inizio avrebbero avuto l'obbligo istituzionale di denunciare l'immane truffa in corso, ha mai osato farlo (pubblicamente).

Queste forti dichiarazioni del professor Bagnai assumono un particolare rilievo perchè Alberto Bagnai, oltre che docente universitario, è pure parlamentare e, soprattutto, è il responsabile del "dipartimento economia" della Lega.

Dopo aver guardato il video della lezione del professor Bagnai al volante e dopo qualche ricerca in rete, ci corre l'obbligo di due considerazioni (e di qualche domanda retorica).

Prima considerazione.

Nel web abbiamo ritrovato, tra i molti altri, un suo post sul blog Goofynomics di un paio di mesi fa di cui non eravamo a conoscenza (e se non ne eravamo a conoscenza noi, che pure cerchiamo minuziosamente su tutta la rete qualche posizione eterodossa che sostenga i nostri dubbi contro l'eolico salvifico dovunque e a tutti i costi...): "Le narrazioni catastrofistiche e i loro limiti":

"Mi sembra del tutto evidente che dietro la strategia comunicativa gretina ci sia un pensiero: la volontà di invocare uno stato d'eccezione perenne, ma soprattutto l'intenzione di arroccarsi su un registro emozionale, tale da non ammettere repliche... I danni che una simile comunicazione può fare sulle menti più fragili e su quelle in formazione sono oggetto di specifiche indagini, su cui non ci soffermeremo... Fatto si è che la comunicazione catastrofistica, soprattutto quando a farla sono degli sfigati, è a forte rischio di backfire".

Perchè non eravamo informati di queste forti posizioni dell'onorevole Bagnai, che pure è ospite frequente dei programmi televisivi, essendo egli l'unico esponente leghista in grado di dire qualcosa di originale al di fuori delle più trite banalità recitate davanti alle telecamere dai suoi colleghi di partito? In Tv è forse vietato mettere in dubbio i dogmi della religione green? Si vuole evitare di ferire la sensibilità degli adoratori della nuova religione? C'è un tabù? O i motivi del muro di gomma sono altri e meno nobili?

Per inciso: sempre scorrendo il web abbiamo anche trovato un altro post dove Bagnai definisce gli aerogeneratori che infestano le montagne del suo collegio elettorale in Abruzzo "le orripilanti pale, per crocifiggere il paesaggio".

Seconda considerazione e ultima domanda retorica.

I crinali dell’Appennino toscano – come anche le colline della Maremma – rischiano di essere disseminati di impianti eolici di proporzioni gigantesche. Da alcune dichiarazioni comparse sulla stampa, emerge come la transizione energetica sia considerata da parte di chi governa la Regione Toscana una urgenza da un punto di vista esclusivamente tecnico, che quindi esclude ogni considerazione degli aspetti territoriali, sociali e culturali e che sottende, di fatto, una fuorviante distinzione tra ambiente e paesaggio. Da mesi associazioni, liberi cittadini e comitati hanno inviato al presidente della Regione Toscana richieste di incontro senza mai avere nessun tipo di risposta.

 

 

Firenze, 25 settembre 2023

 

L’Italia è stato il primo paese al mondo a porre in Costituzione, fra i principi fondamentali dello Stato, un articolo che recita: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. (Articolo 9 della Costituzione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298, edizione straordinaria, come modificato dalla Legge Costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1)

 

Gentile Presidente Giani,

 

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Parchi eolici nell'Appenino

Mappa interattiva delle installazioni proposte ed esistenti